Viaggio nella valli dei Valdesi

INTERNATIONAL RIGHTS

L’eresia valdese 

di Giuliano Prandini

I valdesi, eretici medievali perseguitati per secoli, da sempre praticano, anche controcorrente, valori comunitari e interculturali. Oggi si adoperano anche per i migranti. 

Ecco il racconto di un viaggio di conoscenza nelle loro valli, in Piemonte.

 

In Piemonte, ai margini delle Alpi Cozie, Bobbio Val Pellice è immerso in un ambiente poco antropizzato con folti boschi di castagni e antichi faggi, animali all’aperto, un mondo ancora contadino.

Saliamo lungo il sentiero degli Invincibili alla borgata Bessè, 1200 metri; ci accoglie la signora Wanda di 75 anni, l’unica abitante, è valdese, parla il francese (qui la popolazione è trilingue: italiano, francese, occitano)  e vive delle sue sette vacche.

Quando Luigi XIV nel 1685 revocò l’Editto di Nantes (1598) di Enrico IV, le violenze che  seguirono furono atroci; in Val Pellice resistettero gli Invincibili, 200-300 in tutto, molte  famiglie ripararono in Svizzera.

Qualche anno dopo, nel 1689, il Glorioso Rimpatrio di un migliaio di valdesi dal Lago di Ginevra, la difficile marcia in montagna, con il cattivo tempo e gli scontri con le truppe franco sabaude. Furono sostenuti da Guglielmo III d’Inghilterra e dai Paesi Bassi, uno dei momenti della lotta delle potenze europee contro l’assolutismo di Luigi XIV, affiancati dal Duca di Savoia Vittorio Amedeo II.

Sopra Bobbio la stele Sibaud nella radura dove i valdesi ritornati dall’esilio giurarono, i soldati verso gli ufficiali e per la prima volta gli ufficiali verso i soldati, di “serbare tra noi l’unione e l’ordine, di non disunirci” nella difesa della Terra e della Fede.

In Val d’Angrogna, nella tradizionale scuola Odin – Bertot (1887), il signor Adriano ci racconta delle 170 scuole che l’inglese Charles Beckwith aiutò ad aprire nelle valli, Ti as compris l’histoire? ripete (diventerà il nostro mantra) e che protestante vuol dire per il testo, la Bibbia, che la Chiesa impediva al popolo di leggere.

Vicino, la grotta della Ghieisa d’ la Tana simbolo della clandestinità del culto, dove i Valdesi si rifugiavano con i Barba (pastori) per pregare e la stele di Chanforan quando nel 1532 i Barba e i capifamiglia valdesi decisero di aderire alla Riforma protestante. Vicino a Serre, visitiamo l’antico tempio, spoglio come nella tradizione Valdese, e il Museo delle donne valdesi con le testimonianze delle donne che fin dagli inizi  frequentavano la scuola e predicavano.

All’inizio del vallone di Rorà, il Vallone dei Banditi; su un bellissimo balcone che lo sovrasta si affaccia la Gianavella, la casa di Giosuè Gianavello che nel 1655 si rifiutò di abiurare e organizzò  la resistenza contro le truppe sabaude. È il periodo della repressione contro gli eretici valdesi, la  Primavera di Sangue o delle Pasque Piemontesi. In loro difesa intervenne anche Oliver Cromwell, ritratto nel Museo di Torre Pellice mentre detta al poeta John Milton una lettera di protesta al Duca.

Saliamo al Colle della Vaccera, 1461 metri, un balcone stupendo: a sud il Monviso e le Alpi Marittime, verso nord le Valli Chisone e Germanasca e più a nord il ghiacciaio del Gran Paradiso.

Partendo da Villar Pellice raggiungiamo il Rifugio Barbara in una valletta attraversata da un ruscello, è di una bellezza quasi irreale. E successivamente attraverso fitti boschi seguiremo il Percorso Naturalistico della Ghiandaia e il Sentiero del Castagno.

Ci fermiamo a Torre Pellice, il centro della Chiesa Valdese Italiana, con il Tempio, la Casa dei Professori, l’Aula Sinodale. Il Centro Culturale Valdese con il Museo che illustra la travagliata storia della dissidenza religiosa e civile dei valdesi da quando Valdo, un mercante di Lione, nel 1170 circa vendette i suoi averi e si mise a predicare come farà poi Francesco d’Assisi. Fu scomunicato, i suoi discepoli, i Poveri, proseguirono la sua predicazione in clandestinità. Uno dei centri più importanti fu nelle valli delle Alpi Cozie, dove solo nel 1848 con le Regie Patenti di Carlo Alberto, verranno riconosciuti ai valdesi i diritti civili e politici.

Da sempre attivi nel sociale i valdesi, con la Federazione delle Chiese Evangeliche e la Comunità di Sant’Egidio, sono ora impegnati nel far arrivare in Italia migranti, richiedenti asilo e rifugiati attraverso corridoi umanitari evitando i viaggi della morte nel Mediterraneo.

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