Versatile canapa

NATURA VIVA

Versatile canapa

Dalla fibra alla depurazione del suolo

di Gaia Dorigo

canapa 1

Le varietà di canapa “da fibra” sono state selezionate per sviluppare uno stelo caratterizzato da una porzione maggiore di fibra, rispetto alle popolazioni selvatiche e alle cultivar scelte per la produzione di cannabinoidi e oli essenziali.

Queste varietà sono impiegate industrialmente per la produzione di fibra e canapulo, estratti attraverso il processo di decorticazione dello stelo.

Fino alla fine dell’Ottocento, la quasi totalità della fibra prodotta era sfruttata nella realizzazione di attrezzature navali (cime, sartie, vele…). Oggi viene impiegata nella fabbricazione di carta e polpa di cellulosa.

Va ricordato che la carta fu prodotta, per la prima volta, in Cina attorno al 2400 a.C. proprio utilizzando la canapa. 

Un quarto della produzione della fibra viene impiegato nel settore edile per la realizzazione di pannelli isolanti termoacustici, mentre il resto è sfruttato per la produzione di bio-compositi, materiali plastici destinati soprattutto all’industria automobilistica.

La canapa serve per la produzione di carrozzerie più leggere, resistenti e riciclabili, ricalcando il vecchio progetto della “Hemp Body Car” di Henry Ford.

In passato il canapulo, la parte più interna e legnosa del fusto estratta insieme alla fibra, veniva considerato uno scarto, mentre oggi è largamente impiegato come lettiera negli allevamenti (da cui poi si ottiene compost di elevata qualità), materiale pacciamante per il giardinaggio e, di recente, mescolato alla calce, ha trovato applicazione anche nel settore della bio-edilizia.

La canapa, per la sua alta resa in massa vegetale, è considerata una pianta ideale per la produzione di combustibili da biomassa che potrebbero essere usati in sostituzione dei prodotti petroliferi per contribuire alla riduzione dell’effetto serra e dell’inquinamento. Il biogas viene ottenuto attraverso la digestione anaerobica della biomassa raccolta, il bioetanolo può essere prodotto grazie alla fermentazione degli zuccheri contenuti nei tessuti vegetali, mentre il biodiesel viene prodotto dalla transesterificazione dell’olio estratto dai semi.

Quando la canapa viene inserita all’interno delle rotazioni colturali, le colture seminate successivamente ne traggono beneficio in virtù della sua capacità di limitare la crescita di piante infestanti, dell’elevato quantitativo di sostanza organica residua nel terreno e della sua capacità di migliorare la struttura del suolo, grazie al profondo apparato radicale.

È una pianta bio-accumulatrice: è in grado di acquisire a livello radicale metalli pesanti e alcuni idrocarburi inquinanti (come crisene e benzo(a)pirene, presenti in molti siti industriali), renderli stabili, traslocarli verso la parte aerea della pianta e stoccarli all’interno delle cellule senza compromettere l’accrescimento del vegetale.

Tale peculiarità rende questa coltura impiegabile anche nel campo della fitodepurazione dei terreni inquinati.

Oltre a fornire materie prime versatili che da millenni continuano a soddisfare le necessità dell’uomo e che oggi sono necessarie per tentare di alleggerire il nostro l’impatto sulla Terra, è una pianta che può beneficiare direttamente il terreno su cui viene coltivata e addirittura alleviare danni altrimenti irreparabili.

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Dopo gli studi filosofici ha rivolto il proprio interesse alla cultura materiale. Ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia dei cibi, è stata tra gli ideatori del progetto t/Terra e libertà/critical wine. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è il direttore.

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