Variazioni sulle Intelligenze Artificiali : Ex Machina ed Automata

EX MACHINA – 2014

Non c’è niente da fare: i film di fantascienza prodotti in Europa saranno anche meno spettacolari, ma sono spesso molto più intelligenti e coinvolgenti dei prodotti americani.

ex machina

 

Ne è un chiaro esempio il britannico Ex Machina opera prima di Alex Garland, nato a Londra nel 1970, scrittore e sceneggiatore di successo che ha al suo attivo un lungo sodalizio con il regista Danny Boyle. Sue le sceneggiature dei film 28 giorni dopo (2001), Sunshine (2007), 28 settimane dopo (2007) e Non lasciarmi (2010). Questi ultimi due non sono stati diretti da Danny Boyle, ma sono tuttavia degli ottimi esempi di cinema fantastico adulto e appassionante. Con queste premesse Ex Machina, una produzione inglese del 2014 uscita in Italia appena alla fine di luglio 2015 non poteva che essere un’opera pienamente riuscita. Questa la trama. Tra tutti gli impiegati del grande motore di ricerca per cui lavora, Caleb (Domnhall Neeson) è stato scelto per il prestigioso invito nella residenza del mitico fondatore della società e inventore dell’algoritmo di ricerca.  La casa di Nathan( Oscar Isaac), il grande capo, e una via di mezzo fra un laboratorio iper tecnologico ed un rifugio zen. Arrivarci non è facile, perchè la magione si trova in un luogo lontano dal mondo in mezzo alle montagne della Scozia, e l’elicottero privato scarica Caleb in una zona distante diversi chilometri, il resto della strada deve farselo a piedi. Caleb comprende di essere stato scelto da Nathan per un importante esperimento. Da decenni infatti Nathan è al lavoro sulla costruzione di un’intelligenza artificiale e Caleb deve testarla per capire se abbia raggiunto o meno il suo obiettivo. Il modello attuale con cui Caleb si confronta si chiama Ava (interpretata splendidamente dall’attrice svedese Alicia Vikander), ha forma umanoide, pelle e circuiti, ragiona ed è conscia del suo status. Dopo i primi giorni Caleb comprende però che c’è qualcosa che non va, le frequenti ubriacature del capo, i moltissimi luoghi in cui non può entrare e alcune strani avvertimenti di Ava durante i frequenti e misteriosi black out,  compongono un mosaico più inquietante di quel che non sembrasse all’inizio. Il film si svolge quasi tutto in un ambiente claustrofobico e labirintico dove nulla è quello che sembra ed i protagonisti sembrano perdersi in un gioco di specchi. A questo si contrappongono saltuariamente delle visioni panoramiche del selvaggio paesaggio circostante, dove la Natura incontaminata sembra assistere indifferente ed impassibile alla follia umana.  Con il passare del tempo Nathan diventa sempre più simile allo scienziato pazzoide dei classici romanzi dell’orrore, mentre Caleb si accorgerà con stupore che Ava è molto più umana ed intelligente di quello che parrebbe, e che il suo unico scopo è quello di riuscire a scappare da quella casa mostruosa. Nel finale il dramma psicologico  e la science fiction tecnologica si fondono ed esplodono in una serie di colpi di scena che spiazzano lo spettatore e lo lasciano con l’amaro in bocca. Rimane il dubbio finale se sia possibile la convivenza pacifica fra l’uomo e le creature artificiali, dilemma che il regista-sceneggiatore si guarda bene di chiarire, firmando un’opera che è tra le migliori storie di fantascienza “seria” che io abbia visto negli ultimi anni.

AUTOMATA – 2014

automata

Molto meno riuscito è Automata di Gabe Ibáñez, una produzione spagnola realizzata con il soldi degli americani e girata in Bulgaria. Anche in questo caso si tratta di un’opera prima, autore un ex esperto di effetti speciali collaboratore del famoso regista Alex de La Iglesia, noto per la sua passione per il grottesco ed il sovrannaturale. Con un budget di soli 15 milioni di dollari, Automata non sfigura affatto di fronte ai più famosi film Usa post catastrofici. Le premesse ci sono tutte. Anno 2044: una serie di eruzioni solari hanno portato a compimento la desertificazione del pianeta iniziata dall’Uomo. La popolazione si è ridotta del 99,7 % ed ora in tutto il mondo ci sono solo 21 milioni di abitanti, che vivono in città fortificate dove si è sviluppata grandemente la tecnologia cibernetica. In queste condizioni la società Roc Robotics Corporation ha creato i robot della serie Pilgrim 7000 con lo scopo di tentare di recuperare le zone desertiche ed infine, fallito l’obiettivo, usati per supportare la condizione della società in declino. A dire il vero questi robot sono molto simili a quelli immaginati a suo tempo dallo scrittore Isaac Asimov, hanno anche loro dei protocolli inseriti nella programmazione che li condizionano, solo che invece delle tradizionali “Tre Leggi della Robotica” nel film di Ibáñez per semplificare ce ne sono solo due. Il primo impedisce ai robot di nuocere a qualsiasi forma di vita. Il secondo vieta ai robot di modificare sé stessi ed altri loro simili. Questi protocolli sono inseriti indissolubilmente nel loro nucleo pensante chiamato bio-kernel (chiaro riferimento ai cervelli positronici immaginati da Asimov). Un giorno un poliziotto di pattuglia, sotto l’effetto di droghe e alcol, scopre nel quartiere “ghetto” della città di New York un robot intento ad auto-riparare una delle sue gambe, danneggiata. Si tratta di una violazione diretta di uno dei codici della robotica e, sospettando che l’automa abbia intenzione di aggredirlo, l’uomo gli spara a bruciapelo, distruggendolo. L’agente assicurativo Jacq Vaucan ( un Antonio Banderas brutto, sporco, trasandato e con la testa rapata a zero ) lavora per la Roc Robotics Corporation, ed indaga su androidi difettosi. Durante una delle sue indagini, viene a sapere dell’aggressione commessa dall’agente di polizia e decide di approfondire l’argomento. Mediante una vera e propria autopsia assieme ad una collega, Vaucan si rende presto conto che l’androide sembra essere stato modificato in un laboratorio clandestino, e presto scopre l’esistenza dell’androide Cleo, un automa con sembianze fisiche femminili e dotata persino di un volto interattivo, il quale mostra di conoscere alla perfezione le emozioni umane e di saperle riprodurre. Fin qui niente di speciale, ma il film mette una marcia in più nel momento in cui Vaucan è costretto a fuggire dalla città assieme a Cleo, perché braccato dagli uomini della Roc Robotics i quali hanno distrutto il laboratorio clandestino e temono che i robot Pilgrim 7000 siano capaci di auto evolversi verso destini inimmaginabili, soppiantando l’Umanità e prendendo possesso del pianeta Terra. Tutta la seconda parte è ambientata in un assolato deserto radioattivo dove Vaucan viene trascinato da Cleo fino ad un insediamento dove si è stabilita una colonia di robot in possesso della piena auto-coscienza i quali costruiscono degli organismi bio-meccanici simili a scarafaggi giganti i quali potranno sopravvivere in un mondo desertificato anche senza l’aiuto dell’Uomo. È questa la parte migliore del film che vede la volontà dei robot di sopravvivere a tutti i costi creando nuove forme di vita che possano adattarsi alle nuove condizioni climatiche. Nella battaglia finale soccombono quasi tutti i robot ed anche i sicari del Roc Robotics, e sarà proprio Vaucan ad aiutare Cleo e l’esemplare della nuova specie a raggiungere la salvezza indirizzandoli verso una zona ancora più radioattiva impraticabile agli esseri umani. Film discontinuo, a tratti abbastanza convenzionale, nella prima parte sa un pò di minestra riscaldata, ma si riscatta nella seconda in mezzo a paesaggi allucinanti innalzando un inno alla forza della vita intelligente che vuole continuare ad esistere a tutti i costi.

Scritto da gianni ursini

gianni ursini

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