Ucraina. Un conflitto congelato

Ucraina. Un conflitto congelato

di Giuliano Prandini

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Di ritorno da Slovyansk, in territorio ucraino, e diretto alla sua città, Donetsk, la capitale dell’ autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk (DNR), il 9 aprile 2015, “Vadim”, un uomo di 39 anni, viene fermato a un posto di blocco dell’esercito Ucraino, arrestato per presunti contatti con i ribelli filorussi, picchiato, torturato e infine rilasciato dopo aver passato sei settimane in prigione. Ritornato a Donetsk viene nuovamente arrestato e torturato, questa volta dai separatisti, perchè sospettato di essere stato arruolato durante la prigionia dai Servizi di Sicurezza Ucraina (SBU). “Vadim” trascorrerà oltre due mesi in un centro di detenzione segreto.

La sorte di “Vadim” è stata tragica. Detenuto illegalmente e torturato da entrambi i contendenti si è ora appellato alla Corte Europea dei Diritti Umani chiedendo giustizia.

Casi di persone scomparse forzatamente, torturate, detenute in centri di detenzione segreti sono frequenti da entrambi i lati del conflitto. E c’è il sospetto che gli scambi di prigionieri avvengano dopo gli arresti illegali di civili: si tratterebbe allora di cattura di ostaggi, un crimine di guerra.

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“Nell’Ucraina orientale, i civili catturati e nascosti dalle forze in conflitto sono alla mercé dei loro rapitori” – ha dichiarato Human Rights Watch

A fine gennaio 2017 sono ripresi per alcuni giorni i combattimenti, anche con l’uso di armi pesanti, nella zona di Avdiivka, la più grande fabbrica di carbone del paese. Gli accordi previsti dal Protocollo Minsk II sono violati da entrambe le parti, il processo di pace sta fallendo.

La guerra si sta trasformando in un conflitto a bassa intensità, di ostilità congelate come alla periferia della Russia in Transnistria, Abkhazia e Nagorno Karabakh.

In Crimea, in seguito all’occupazione da parte della Federazione Russa nel marzo 2014, la minoranza tatara è stata ridotta al silenzio. Il Mejlis, il più importante organo rappresentativo della comunità, è stato sciolto, i suoi ultimi presidenti Mustafa Dzhemiliev e Refat Chubarov sono stati espulsi dalla penisola, il vicepresidente Ilmi Umerov è stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico, altri esponenti risultano scomparsi o sono stati arrestati e gli avvocati che li difendono subiscono  minacce e molestie.

“A prescindere da quanto l’annessione russa sia popolare in Crimea – ha denunciato Amnesty International – chi vi si oppone sta pagando un prezzo molto alto. Chiediamo l’abrogazione dei provvedimenti contro il Mejlis, l’annullamento dei procedimenti giudiziari contro i suoi membri e la fine delle persecuzioni nei confronti di chi si esprime in modo pacifico contro l’occupazione e l’annessione”.

Nelle aree controllate dai separatisti i giornalisti indipendenti o percepiti come filoucraini non possono operare liberamente. In Ucraina i mezzi d’informazione ritenuti filorussi subiscono intimidazioni e minacce e  le indagini sull’assassinio nel 2015 di Oles Buzina, giornalista noto per la sua opposizione al governo, non hanno portato ad alcun risultato.

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Il lavoro degli avvocati che difendono gli oppositori è a rischio. Il 25 marzo dello scorso anno, in un bosco della regione di Cherkasy, nell’Ucraina centrale, a circa 100 chilometri da Kyiv, fu scoperto il corpo crivellato di pallottole dell’avvocato ucraino Yuri Grabovski. Assieme alla sua collega Oksana Sokolovskaya stava seguendo il caso di due cittadini russi feriti e catturati dalle forze ucraine nel maggio 2015 nella regione di Lugansk, nell’Ucraina orientale, dopo scontri fra l’esercito Ucraino e le forze separatiste filorusse. Yuri Grabovski aveva ripetutamente denunciato i maltrattamenti e le intimidazioni subiti dalle autorità ucraine. Dopo la scomparsa del collega il 6 marzo, Oksana Sokolovskaya, che pure aveva denunciato di aver subito intimidazioni e minacce, ha chiesto di essere messa sotto uno schema di protezione ufficiale.
I Principi di Base sul Ruolo degli Avvocati delle NU continuano a essere ignorati.

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