Tra commedia e teatro civile

Tra commedia e teatro civile

“Social Comedy – Intrigo a via Doganelli”: il tema dei rifugiati spogliato da ogni retorica

a cura della redazione

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Possono la vicinanza e la conoscenza del migrante aiutare a combattere i pregiudizi razziali e favorire l’integrazione?

La domanda rimane in testa dopo aver assistito a “Social Comedy – Intrigo a via Doganelli”, la prima commedia italiana che racconta il lavoro quotidiano di una onlus impegnata nell’accoglienza dei richiedenti asilo.

Il nuovo spettacolo di Maurizio Zacchigna, andato in scena al Teatro Miela all’interno del festival “S/paesati” il 27 e il 28 ottobre scorsi, ha fatto registrare il tutto esaurito: il pubblico ha dimostrato di apprezzarlo molto anche durante l’esecuzione, interrompendo più volte gli attori con applausi che intendevano marcare i passaggi politicamente più “caldi”.

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Cosa racconta la commedia? I protagonisti sono cinque operatori sociali, che in scena mostrano la complessità e gli imprevisti del loro lavoro: la comprensione delle esperienze traumatiche vissute dai richiedenti asilo, i difficili rapporti con i vicini di casa spesso ostili – in un primo momento – all’accoglienza, le “bufale” sui rifugiati spesso diffuse ad arte (una su tutte: quella sugli smartphone). Il tutto unito da una buona dose di ironia, che alleggerisce senza banalizzare un tema ormai centrale e fondamentale per comprendere l’attualità.

La realizzazione dello spettacolo, resa possibile grazie all’appoggio del Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati Onlus e della Regione Friuli Venezia Giulia, è seguita a un lavoro di ricerca all’interno dello stesso ICS, che ha portato la compagnia teatrale a confrontarsi con le testimonianze degli operatori per rendere quanto più realistico e completo un lavoro che rientra nel genere del teatro civile.

La regia di Marco Sosič, semplice ma efficace, unita alla bravura degli attori – Manuel Buttus, Roberta Colacino, Daniele Fior, Adriano Giraldi, Marcela Serli e lo stesso Maurizio Zacchigna – ha dato vita a uno spettacolo capace di lasciare il segno.

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A dimostrarlo è stata anche la reazione del pubblico, che ha apprezzato e condiviso il taglio dello spettacolo, in grado di spiegare un aspetto lasciato spesso ai margini delle narrazioni mediatiche riguardanti le migrazioni.

Lo spettacolo teatrale non era l’unica cosa da vedere al Teatro Miela: ad accompagnarlo, la mostra “Nice city Trieste – storie di rifugiati e di accoglienza diffusa” del fotografo Massimo Tommasini, che ha voluto raccontare la quotidianità dei percorsi di accoglienza e integrazione nel capoluogo regionale.

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