Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu

Il Maestro Otake Nobutoshi figlio dello shihan che sarà a Trieste il prossimo mese di aprile. Per informazioni consultare il sito citato nell'articolo.

Il Maestro Otake Nobutoshi figlio dello shihan che sarà a Trieste il prossimo mese di aprile. Per informazioni consultare il sito citato nell’articolo.

Dopo le arti marziali che raccolgono diverse migliaia di praticanti andiamo a vedere quelle che ne raccolgono poche centinaia, iniziando dalla più antica.

Nel periodo muromachi, dopo la disfatta del clan Chiba, un anziano samurai, fece sosta presso il tempio shintoista di Katori; egli vide il suo cavallo (accudito da un allievo) morire improvvisamente per il sacrilego lavaggio di uno zoccolo alla fonte sacra ed egli lo considerò un segno del kami chiamato Futsu-nushi no Mikoto (divinità guardiana della sicurezza e del valore marziale) venerata proprio a Katori; decise quindi di fermarsi al tempio per trascorrere mille giorni dedicandosi alla meditazione durante i quali sognò lo stesso kami, nei panni di un giovane seduto su di un albero, che gli consegnava un rotolo (il libro di allora) ed alla fine di quel periodo Iizasa Ienao Choisai fondò, nel 1447, la scuola che ancora oggi viene chiamata Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu.

Questa scuola è depositaria delle antichissime tecniche di combattimento dell’epoca, di quando si battagliava con addosso l’armatura antica (yoroi); l’insegnamento si basa sui kumigata (combattimenti preordinati in coppia); spada contro spada (tachi), spada contro daga (kodachi), contro bastone (bo), contro alabarda (naginata) ed altre; unica eccezione “a solo” è lo iaijitsu, aggiunto successivamente in quanto, nel XV secolo, la katana (indispensabile per quel genere di tecniche) non esisteva ancora, ma vi si studiano anche le armi da lancio, la strategia di combattimento e di fortificazione, la chimica, la medicina orientale, le pratiche mistiche (seppur di origine buddhista) del kujikiri e diverse altre arti.

Non è facile spiegare il legame tra questa scuola e la religione Shinto, ma questo è chiaramente riconoscibile in tutta la ritualità e dai nomi delle tecniche; per esempio, il primo esercizio di iaijitsu è chiamato Kusanagi no Ken: secondo il Kojiki (antica cronistoria dello shintoismo) questo fu il nome della mitica spada che protesse l’imperatore da un vasto incendio appiccato dai suoi nemici, falciando “autonomamente” l’erba tutto attorno ad esso.

Per tutto il tempo della sua esistenza, questa scuola ha voluto rimanere autonoma ed indipendente da qualsiasi clan familiare o signore feudale e nel 1960, Risuke Otake, erede in linea diretta del titolo di Shihan, è stato insignito dell’alta onorificenza di “Tesoro Nazionale Vivente” dalla autorità giapponesi, riservata ad un massimo di due esponenti per ogni tipo di arte tradizionale.

Anche alcuni maestri di altre arti marziali propongono ai loro allievi lo studio delle tecniche di Katori Shinto: per un’arte marziale basata sulle tecniche di spada (come ad esempio l’aikido) è molto sensato che si studino anche le più antiche tecniche da cui proviene.

Nei secoli essa ha avuto diversi rami collaterali, i più recenti noti in Italia sono quelle dei maestri Mochizuki (chiamato Katori Yoseikan), Sugino ed Hatakeyama, ma il riferimento per tutti è ancora il Maestro Otake, che regge questa scuola da oltre cinquant’anni.

Pochissimi maestri non giapponesi hanno ricevuto direttamente dallo Shihan l’incarico di tramandare questa scuola altrove e l’unica donna di questo esiguo gruppo vive e pratica proprio nel capoluogo giuliano; come in Giappone, anche in Italia ci sono più gruppi che fanno riferimento a diversi maestri ma uno solo fa riferimento a Luisa Raini Shidosha, raggiungibile dal sito internet del suo gruppo http://www.tenshinshodenkatorishintoryu.it, uno di quei rari e sconosciuti pezzetti di Giappone presenti sul nostro territorio.

Scritto da muzio bobbio

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