Tallin, Estonia. Oltre lo sguardo turistico

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Tallin, Estonia. Oltre lo sguardo turistico

di Giuliano Prandini

Nella capitale dell’Estonia masse di turisti percorrono la Città Vecchia, si affollano sulla collina Toompea, lungo il giro delle mura medievali, nella piazza del Municipio, nelle chiese.

Della  Statua di Bronzo non sanno, è un monumento al quale solo gli abitanti, quelli di origine russa, danno grande valore. Era stato eretto nel centro di Tallin dopo la seconda guerra mondiale per commemorare i soldati russi che liberarono il paese dall’occupazione nazista. Nel 2007 viene deciso il suo trasferimento in periferia: era il simbolo dei cinquant’anni della russificazione imposta al paese.

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La minoranza russa, quasi un terzo della popolazione, ferita per l’”oltraggio” all’Armata Rossa si ribella. Ci sono episodi di guerriglia urbana, le tensioni tra i due paesi si acuiscono, l’ambasciata estone a Mosca è assediata per una settimana.

Ogni 9 maggio di fronte al Soldato di Bronzo, nel Cimitero Militare di Tallin dove è stato spostato, gli estoni russofoni commemorano la Giornata della Vittoria sulla Germania nazista.

Arriviamo al Cimitero, il luogo è deserto, alla base del Soldato di Bronzo, imponente, dal volto  austero, leggermente piegato in avanti sono state deposte  corone di fiori con i colori della bandiera russa e dediche in cirillico.

Qualche famiglia passa frettolosa per entrare nel vicino stadio già traboccante di migliaia di giovani in costume nazionale che si esibiranno in stupefacenti coreografie. Li ammiriamo, non troviamo nessuno con tratti non europei, il paese sembra aver chiuso le porte alla “diversità”.

In centro i turisti salgono in fila la strada per Toompea, li aspetta la vista sulla città e il Mar Baltico, i palazzi del governo e del parlamento, la cattedrale.

Pochi si fermano al Museo delle Occupazioni alla base della collina. L’esposizione copre gli anni 1940 – 1991 quando l’Estonia subì la dominazione sovietica, nazista e ancora sovietica.

Indipendente dal 1920, in seguito al Patto Molotov – Ribbentrop del 1939 l’Estonia entrò a far parte dell’Urss. Iniziarono le deportazioni. Nel giugno del 1941 diecimila persone furono spedite in Siberia.

Quando la Germania nazista attaccò la Russia, in molti salutarono i tedeschi come liberatori. Le illusioni svanirono presto. Libri venivano bruciati, gli ebrei perseguitati e uccisi.

Ciononostante, il ricordo dell’occupazione sovietica spinse molti estoni a unirsi all’esercito tedesco nel gennaio 1944 quando l’Armata Rossa, rotto l’assedio di Leningrado, raggiunse i confini dell’Estonia.

Con l’occupazione sovietica, per dar seguito alla collettivizzazione forzata dell’agricoltura, nel marzo 1949, 20.000 persone furono deportate in Siberia e rimpiazzate da coloni russi; negli anni Ottanta la popolazione estone era scesa al 60% dell’intera popolazione. L’opposizione si ridusse a cercare di preservare la lingua, la cultura, le tradizioni estoni. Poi nel 1991 la ritrovata indipendenza.

Il museo presenta oggetti del tempo di guerra, della vita di ogni giorno durante il periodo sovietico, documenti, articoli, uniformi, medaglie, valige di deportati, una barca usata da rifugiati, ricordi delle Olimpiadi del 1980, a Tallin furono disputate le competizioni di vela, vecchie radio, due automobili di quel periodo.

La funzionaria  all’ingresso sembra dimenticare le memorie che l’istituzione in cui opera vuol preservare: l’Estonia è un paese piccolo, povero, non può accogliere i nuovi rifugiati.

DIDASCALIE FOTO

Foto 1: Il “Soldato di Bronzo” al Cimitero Militare di Tallin

Foto 2: Museo delle Occupazioni: imbarcazione di rifugiati estoni

Foto 3: Bambine si avviano alla manifestazione folkloristica

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