Tai chi chuan

Fra tutte le arti marziali cinesi, la più nota (al pari del judo giapponese o il karate di Okinawa) è sicuramente il taichi chuan (taijiquan, termine di difficile traduzione) tanto che non basterebbe un intero numero di Konrad per citare ogni realtà inerente, presente nella nostra regione.

Participants practice Taichi on a square during a Guinness World Record attempt of the largest martial arts display, on a hazy day in Jiaozuo, Henan province, China, October 18, 2015. The city successfully set the record by organizing over 50,000 residents to practise shadow boxing simultaneously at 15 different locations on Sunday morning, local media reported. Picture taken October 18, 2015. REUTERS/Stringer CHINA OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN CHINA

Come sempre, il mito delle sue origini si perde nella notte di tempi; il più antico è attribuito a Han Gongyue e Chen Lingxi durante la dinastia Liang (502-577) mentre un secondo a Xu Xuanping e Li Daozi durante quella Tang (618-907) ma è nella Yuan (1279-1368) che compare un primo nome importante.

Zang Sanfeng fu un famoso monaco considerato uno degli “immortali taoisti” (esperto di alchimia interiore, agopuntore e marzialista) a cui viene attribuita la creazione di diversi stili marziali interni (similmente a Bodhidharma, alias Damo, per quelli esterni) fra i quali anche il taiji; il fatto che un monaco taoista abbia fondato uno stile che racchiuda nel prorio nome il simbolo stesso del taoismo (il taiji, appunto) potrebbe non essere un caso, ma, forse, siamo ancora nel mito.

Più recentemente, gli studi di Tang Hao (1896-1959) famoso ed importante storico delle arti marziali cinesi, attribuiscono la creazione del taichi chuan a Chen Wang Ting (1597-1664) e quindi lo stile Chen sarebbe il primo ad essere accreditato storicamente, e, sino agli inizi del XIX secolo, ad esclusivo appannaggio di tale famiglia.

Yang Luchan (1799-1872) fattosi assumere nel 1820 come servo presso la casa di Chen Chengxing (1771-1853) venne accettato, per dedizione ed abilità personale, quale persona degna di apprendere i “segreti di famiglia”; egli trasmetterà la conoscenza acquisita ai propri eredi sino al nipote Yang Chengfu (1884-1936) che codificherà questa nuova scuola in modo molto simile a come noi la conosciamo oggi, facendola diventare lo stile di taiji chuan più seguito al mondo.

La differenza principale fra i due stili consiste nel fatto che quello Chen risente maggiormente dell’origine marziale, i movimenti partono fondamentalmente dallo xia dan tian (il secondo chakra, baricentro del corpo) propagandosi verso gli arti seguendo la sequenza delle catene cinetiche, una specie di onda molto simile a quella proposta dal più recente Yoseikan Budo giapponese; diversamente lo stile Yang propone movimenti più naturali e meno “intensi” puntando maggiormente al benessere del praticante ed allo studio del “se”.

Per entrambi, la caratteristica di allenarsi seguendo movimenti lenti porta notevoli benefici quali lo studio della stabilità e del radicamento, la completa consapevolezza del corpo (posizione, respirazione, movimento) e, contemporaneamente, quella del gesto marziale.

taichi

Semplificando molto, quest’arte si basa sullo studio delle forme “a solo” (taolu), delle forme in coppia (duilian) e quello delle armi, ed in particolare lo studio della spada “nobile” chiamata chien.

Altre scuole importanti sono Wu, Sun e Fu, ma Chen e Yang rimangono le piu antiche, accreditate e praticate nel mondo.

Nel capoluogo giuliano la scuola meihua del maestro Zhao (medico laureato in Cina) si dedica esclusivamente allo stile Chen mentre la palestra Makoto propone corsi di entrambi gli stili; i corsi dei maestri Giaccone e Sossi, allievi diretti dalla maestra Li Rong Mei (tanto nota che ha collaborato persino con Franco Battiato a San Remo 1999 e con la RAI per L’spettore Coliandro 2006) propongono un percorso che parte da Yang ed arriva a Chen; la scuola ma tsun kuen del maestro spagnolo de la Torre, presente in quattro palestre cittadine, propone una variazione dello stile Yang dove, spostando l’attenzione dagli esercizi taolu a quelli duilian si vuole ricercare il valore marziale originale.

Non me ne vogliano tutte le decine di maestri (persone della massima serietà, sia in regione che in provincia) che non riesco a citare ma si tratta veramente un numero impossibile da raggiungere tanto che il taichi si insegna persino in alcune parrocchie.

Scritto da muzio bobbio

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