TACT: CARMINA BURANA ALL’UNGHERESE

di Stefano Crisafulli

Carmina Burana - Tact 2018 - Teatro Sloveno di Trieste © Fabrizio Caperchi Photography / La Nouvelle Vague Magazine 2018

Carmina Burana – Tact 2018 – Teatro Sloveno di Trieste © Fabrizio Caperchi Photography / La Nouvelle Vague Magazine 2018

‘O Fortuna, come la luna mutevole, sempre cresci o decresci’. Avevano mille volte ragione i poeti medievali che hanno scritto i Carmina Burana, corpus di testi poetici in latino del secolo XI e XII, poi trasposti in un grumo di musica possente da Carl Orff, nel 1937, con la sua opera omonima. Il prologo sulla fortuna, qui tradotto, è applicabile ancora oggi e tiene conto della fragilità dei  desideri umani, che non sempre si realizzano. Ripresa da Cserhalmi Gyorgy, attore cinematografico (ha collaborato con registi del calibro di Jancso e Szabo) e da Borbala Blaskò, danzatrice e coreografa della scuola di Pina Bausch, per il TACT, quinta edizione del festival internazionale di teatro organizzato dal CUT (Centro Universitario Teatrale), l’opera di Orff è divenuta l’occasione per dodici giovani attori-danzatori ungheresi della classe di Gyorgy di mostrare le loro qualità canore e tersicoree. E in effetti la Sala Grande del Teatro Sloveno, sede del TACT 2018, è stato il luogo ideale per poterle esprimere, davanti a un pubblico curioso e partecipe, la sera di giovedì 25 maggio.

Sostenuto da un trio d’archi e da una batteria, il gruppo di dodici danzatori e danzatrici ha utilizzato con grande creatività cinque grandi catini rotondi in plastica come unico elemento scenico, trasformandoli via via in strumenti a percussione, piccoli palchi aggiunti, culle e persino alcove. Particolarmente apprezzata l’illuminazione dall’interno, che ha fornito un suggestivo gioco di ombre in trasparenza. I temi affrontati dalla regista e coreografa Blaskò, ovvero il risveglio del desiderio, la fedeltà e l’infedeltà e lo sviluppo della femminilità, si sono trasfigurati in altrettanti quadri danzanti densi di rimandi fortemente simbolici, come nel caso della danzatrice letteralmente vestita da filoncini di pane che vengono presi a morsi dai colleghi o nella pioggia di rosso che tre protagonisti si riversano sul corpo. Pur essendo uno spettacolo dinamico ed energico, però, non sempre è emerso il substrato emozionale.

(ringraziamo La Nuovelle Vague per la foto)

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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