Sopra e sotto un territorio da valorizzare

GEOCRONACHE

Sopra e sotto un territorio da valorizzare

Che futuro per la miniera di Raibl a Cave del Predil?

di Riccardo Ravalli

In un settembre monsonico, l’uscita didattica su malghe, formaggi ed economia montana del Corso di aggiornamento per Operatori Naturalistici e culturali del Club Alpino Italiano è stata rivista. Per sfuggire all’inclemenza meteo, siamo andati sottoterra, nella miniera di Raibl a Cave del Predil. Ma anche là sotto, al buio, tra acque e fango, ci siamo occupati di economia, di vita in montagna. E del rapporto ancestrale dell’uomo con i metalli che permea anche le favole moderne di Primo Levi, nell’intreccio di vite ed elementi chimici in “Il sistema periodico”.

La vicenda mineraria e umana del Predil è cruda e complessa. Ciò che ancora si conserva, lo racconta chiaramente.

Sotto 

Dal 1991 la situazione è fossilizzata dalla chiusura della miniera, nonostante la resistenza dei minatori, asserragliatisi al suo interno per 17 giorni. Non solo per esaurimento di blenda e galena ma per le ferree leggi dell’economia che ne condizionano il valore, sceso progressivamente a livelli minimi poco remunerativi, anche per la concorrenza di miniere asiatiche. Da noi, forse già allora, si temevano conseguenze sanitarie e ambientali legate al piombo, elemento velenosissimo.

Dentro

Macchinari austriaci e varie strutture, nonostante umidità e i 150 anni d‘età, potrebbero quasi riprendere a funzionare, grazie all’accortezza nella scelta dei materiali. Come il legno secolare delle scale d’emergenza che proviene da ambienti palustri: impregnato d’acqua, si conserva integro, all’aperto in breve si ridurrebbe in polvere. C’è ancora qualcosa di vivo: l’acqua di fondo, inarrestabile, viene drenata con apposite canalizzazioni per mantenere “asciutta” la parte profonda della miniera. La pendenza e le portate rendono ancora conveniente il suo utilizzo per produrre energia elettrica. Vi arrivò dentro anche la guerra: durante la prima, la galleria “Bretto” fu impiegata, come collegamento sicuro per uomini e mezzi austriaci, interrotta dopo la seconda da un posto di frontiera sotterranea per l’accesso dei minatori sloveni.

Sopra 

Il mondo legato a questa attività si è fermato. Molti edifici languono abbandonati, pochi in fase recupero: la  sede dei vecchi uffici con mobili, apparecchiature e progetti dell’epoca. Rimane la cosiddetta “sala degli impiccati”, dove i minatori si cambiavano prima di entrare, con le loro tute ancora appese al soffitto Sembrano le quinte di un surreale teatro inanimato, ora trasformato in museo e mostra fotografica, gestiti dall’Associazione dei Minatori di Raibl.

Futuro

È grigio plumbeo, nonostante le promesse fatte ai minatori, la creazione del Parco geominarario e l’attivazione del Commissariato per il recupero del comprensorio. Si è perso il senso di comunità, alcune scelte hanno alimentato divisioni e dissidi. Gli ultimi ex minatori animano l’Associazione. Ma i giovani sono emigrati, una cooperativa esterna gestisce il resto. Mali comuni? Molti siti minerari sono luoghi fantasma, nonostante preziosità geologiche e antropiche. Altri sono rinati grazie all’stituzione di geoparchi minerari, come è successo per la vicina miniera slovena di Idrija. Per ora la miniera di Raibl è inserita tra i geositi della regione.

Aspettiamo che scompaiano gli ultimi testimoni umani di quel mondo per accorgerci di quanto stiamo perdendo ?

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