Social market. Quando la spesa diventa solidale.

– di Francesca Versienti –

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La crisi ha portato sulla soglia della povertà quasi 4 milioni di italiani. Gli ultimi dati ISTAT a riguardo sono alquanto sconfortanti. Milioni di famiglie non riescono ad arrivare nemmeno a metà mese e tagliano i costi non solo sul superfluo ma anche sull’indispensabile come le cure mediche e la spesa.

È per far fronte a questa vera e propria emergenza alimentare che nascono i Social Market, supermercati in cui si vendono prodotti di prima necessità a prezzi ribassati per tutti e gratuiti per singoli o famiglie in gravissima indigenza economica. Questo nuovo strumento denominato di “secondo welfare” è di solito da enti e associazioni di volontariato o caritatevoli.

Il funzionamento può variare da ente a ente ma in linea di massima la linea seguita da questi supermercati solidali è affidarsi alle segnalazioni dei Servizi Sociali dei comuni in cui si trovano per far accedere ai prodotti gratuiti solo chi ne ha realmente bisogno. Alcuni enti hanno anche adottato la modalità del “do to des”: i generi alimentari vengono dati gratis o quasi in cambio della disponibilità di qualche ora di volontariato in negozio.

In Friuli Venezia Giulia ad esempio, il social market di Gorizia è gestito dalla Caritas che prima di altri ha aperto in tutta Italia numerosi “Empori della Solidarietà” nei quali alle persone in possesso dei requisiti richiesti (di solito basati sull’ISEE) viene data una specie di carta di credito a scalare.

Altro metodo utilizzato in alcuni di questi social supermercati è recuperare dalla grande distribuzione prodotti non vendibili per difetti della confezione o perché particolarmente vicini alla data di scadenza e donarli a famiglie in difficoltà, mense, cooperative sociali e associazioni di volontariato sul territorio.

Diverse tipologie di aiuto ma un unico comune denominatore, l’aiuto a chi in questo momento di difficoltà diffusa ha più problemi di altri.

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