Sirene queer. L’ibrido per eccellenza. Una mostra oltre la frontiera del genere

– di Fabiana Salvador –

Nika Furlani, Genus Fluens, 2016

Una collettiva al Double Room, curata da Massimo Premuda, è dedicata alle recenti ricerche visive di cinque artisti che focalizzano il proprio interesse sulle sirene, figure mitologiche capaci di incarnare l’ibrido per eccellenza fra l’uomo e l’animale, fra il maschile e il femminile. Questioni di genere. Una mostra che è un altro interessante capitolo del progetto multimediale “Varcare la frontiera #4 flussi di marea”, articolato festival organizzato dall’Associazione Cizerouno, curato da Mila Lazić e Massimiliano Schiozzi, col sostegno della Regione e la collaborazione dell’Associazione Alpe Adria Cinema.

Il mito della Sirena è di per sé sconfinato. Dalla mitologia approda alla musica, all’arte, all’opera lirica e al cinema. Dee pre-olimpiche che seducevano tramite il canto sublime, donne pesce demonizzate dal cristianesimo, sono simbolo femminile potente, in continua metamorfosi.

La classica iconografia della sirena ammaliatrice, seduttrice e incantatrice di omerica memoria. Le moderne donne fatali, dive e vamp. L’immaginario di vigorosi tritoni e sirenetti. Ripercorrendo la storia dell’arte dalle sirene a doppia coda delle chiese romaniche fino a quelle inglesi dei Preraffaelliti al culmine della loro bellezza. Queste le tematiche della mostra che si apre con una serie di grafiche ed acquerelli degli anni Settanta della scultrice triestina Fiore de Henriquez, bozzetti preparatori per la scultura Sireno/Mermale, raccontata attraverso fotografie e il testo di Jan Marsh tratto dalla sua biografia Art &Androgyny. Sirene insolite sono anche quelle a disegno di Zima Stanco, immerse in un immaginario popolato da dee steatopigie ermafrodite e presenze plurisessuate capaci di autofecondarsi. Acquerelli preparatori e un video di animazione di Daria Tommasi presentano creature marine come anemoni vulviformi e meduse falliche che incontrano sinuose sirene e prestanti tritoni. Chiude l’esposizione il ciclo fotografico Gino fluens di Nika Furlani, in cui l’intramontabile mito delle sirene, misterioso e seducente, è strettamente connesso alla relazione ancestrale fra uomo e natura. Le sirene mutano, si sovrappongono nel tempo. Rappresentano l’illusione del corpo perfetto. Sono simbolo della pienezza dell’essere data dalla compresenza di elementi contrari, maschili e femminili e dall’armonia che nasce dal loro reciproco equilibrio. Uomo/natura con la proiezione di pesci e molluschi sui corpi nudi. Un richiamo all’immaginario delle sirene ma anche un ritorno alle nostre origini. La fauna marina si fonde con i due corpi, femminile e maschile, generando una nuova creatura artificiale, paradigma di un corpo con un’identità di genere fluida e pansessuale. Suggestioni elaborate dalla performer greca Nina Alexopoulou che su nudi contemporanei proietta, in presa diretta con l’ausilio dell’episcopio, elementi animali e vegetali, risvegliando sulla pelle nuda percorsi esistenziali e ricordi primordiali legati a un inconscio ormai sopito. Per varcare la frontiera. Il trionfo dell’ibridazione totale fra umano e animale, maschio e femmina, fluttuando in una dimensione onirica e mitologica fuori dal tempo.

Sirene queer

12 gennaio > 30 marzo 2017

DoubleRoom arti visive

Via Canova 9, Trieste

lunedì > giovedì 17-19

doubleroomtrieste@gmail.com

 

Scritto da fabiana salvador

fabiana salvador

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