Sàgona: la vigna di oggi e quella che verrà

– di Simonetta Lorigliola- 

Sagona_Daniele_in_vigna

Siamo tra Arezzo e Firenze, nel cuore dell’Appennino antico. Loro Ciuffenna è un piccolo comune medievale dal doppio toponimo, che racconta le origini di questi luoghi. Loro viene da laurus, l’alloro prezioso per i latini, mentre Ciuffenna ha sicura etimologia etrusca ed è il nome del torrente che scorre a fondovalle. E non è il solo: siamo in montagna ma in terra di abbondanza d’acque. Una montagna povera che sconta ancora l’abbandono operato a favore dell’urbanità promettente magnifiche sorti e progressive dagli anni Settanta in poi.

Qui incontriamo Daniele Corrotti, e la sua azienda Sàgona che è nata nel 2012. Azienda giovane, condotta con grande lucidità e passione. Come a volte può fare in modo perfetto chi si porta dietro bagagli compositi e vivificanti. E a Daniele non mancano.

Come nasce Sàgona?
La campagna mi appassiona da molti anni. Mi interessa come luogo sociale, oltre che geografico. Perché l’agricoltura può essere molte cose diverse e può trasformare i luoghi che la ospitano, in meglio o in peggio. Ho lavorato a lungo con Paterna, azienda storica qui vicino, con grande partecipazione. Mi sono laureato in letteratura portoghese nel 2007 e intervallavo i viaggi in Messico, presso le comunità zapatiste, al lavoro presso Paterna. Ho visto molte agricolture e molti modi di concepire e gestire la terra. Poi ho deciso che volevo provarci io.

Un progetto solitario?
Io dico sempre che mi sono messo a fare il contadino solitario, ma non è vero. Quest’azienda vive soprattutto grazie alla rete di persone che mi hanno sostenuto e mi sostengono, amici cari che mi danno una mano con costanza e professionalità in tutto: dalla campagna alla comunicazione. Sono fortunato ad averli vicini. Questa comunanza fa parte del mio modo di lavorare e di concepire anche l’agricoltura. Un approccio rivolto ad un interesse comune, a partire da quello per la salvaguardia del territorio.

Parliamo del territorio che ospita Sàgona
Una montagna martoriata dall’abbandono. Ad oggi quasi spopolata, con frazioni che hanno poche decine di abitanti. I contadini l’hanno lavorata per secoli. Si praticava agricoltura di sussistenza, accanto alla pastorizia, alla raccolta delle castagne, attività, questa, molto importante.
Poi sono arrivati i rappresentanti delle ditte agrarie, dagli anni Sessanta. E hanno convinto i contadini che con l’ausilio dei prodotti industriali di sintesi avrebbero faticato meno. Sono arrivati i fertilizzanti al posto del letame. E i pesticidi sistemici. La terra messa sotto torchio si impoveriva e si facevano sbancamenti…

Una pratica ambientalmente scellerata…
Assolutamente sì. Avvenuta non solo qui, ma in tutta Italia. E poi dalla fine degli anni Settanta in poi c’è stato un progressivo abbandono. Prima la terra sfruttata e depauperata e poi lasciata…

E sempre in meno la curavano e curavano il contesto…
Sì, per esempio i fossi, i piccoli corsi d’acqua, le siepi… tutto a lasciato all’incuria. E oggi, ogni volta che piove molto vien giù il finimondo dalla montagna. Il dissesto idrogeologico italiano e le sue origini, insomma..

E tu hai voluto avviare un’attività in questo quadro complesso… perchè?
Ero determinato a sperimentarmi in un progetto mio. Cercavo dei terreni e qui ho avuto l’opportunità di trovarli. Terreni che mi piacevano, di montagna. Le mie vigne sono le ultime, tra i 500 ed i 700 metri di altitudine. Poi c’è solo qualche terrazzamento di olivi ed il bosco. Una zona marginale, quasi dimenticata, ma di grande bellezza. Siamo alle pendici del Pratomagno che raggiunge i 1600 metri di altitudine. Ora mentre ti parlo, si può vedere la neve sul crinale della montagna.

sagona_neve

La bellezza dunque come motore dell’azione e anche della ricerca di qualcosa che non esisteva più o forse qui non era nemmeno mai esistito…
Si. E’ partita una sfida. Quella di riportare un’agricoltura viva in questi luoghi. E non sono solo. Abbiamo fondato un gruppo, ora associazione, che riunisce una decina di piccoli produttori del Pratomagno. Ragioniamo insieme sulle opportunità della montagna agricola, su come dare vita ad un futuro che non sia solo una scommessa, per ognuno, solitaria…

E intanto tu hai cominciato con il vino. Com’è andata la prima vendemmia?
Tutti mi dicevano Sei pazzo a voler fare un buon sangiovese a queste altitudini! E’ impossibile, non avrai mai buoni risultati! Ma erano convinzioni preconcette. La prima vendemmia l’abbiamo fatta nel 2012…

E com’è andata?
Molto bene, primo perché abbiamo portato a casa delle belle uve, sane e a giusta maturazione. E poi perché il lavoro in cantina è stato meticoloso e rispettoso. Questo sangiovese è un vino fresco, con un’acidità importante. Un vino di montagna. Come lo volevo. Equilibrato e piacevole. Io ne sono contento. Anche se la ricerca ed il perfezionamento, naturalmente, continuano…

sagona_gattorosso 2012

A partire dalla vigna
Ho quattro ettari di vigneto. I terreni li ho presi tutti in affitto. Me li hanno dati facilmente, in un caso mi sono stati addirittura offerti. Siamo ancora in una logica di abbandono. A parte questo, il lavoro è stato ed è immane. Ho trovato terreni semincolti. Un vigneto era completamente abbandonato da tre anni. Ma soprattutto ho trovato un suolo massimamente impoverito. E così alterno inerbimenti e sovesci per ricostituire la sostanza organica. Io non voglio essere invasivo, cerco anche di passare meno possibile con il trattorie in vigna. Voglio riportare la vita nel terreno! E per fortuna la terra è più forte dell’uomo e ce la fa.

Raccontaci come nascono i tuoi vini
Ho trovato dei poderi contadini toscani classici, con vigneti impiantati tra il 1973 ed il 1976 che rappresentavano l’uvaggio chianti: sangiovese in maggioranza e poi malvasia nera, ciliegiolo, canaiolo, colorino e infine malvasia bianca e trebbiano. La resa per ettaro  non supera i 30 quintali. Produciamo mediamente 4000 bottiglie, che provengono quasi interamente da Sàgona e La Badia, i nostri vigneti di “montagna”. Le maturazioni sono lente e tardive, le escursioni termiche importanti.
Le diverse cultivar vengono vinificate separatamente e poi facciamo l’assemblaggio.

I vini sono tre. Un bianco, il Primi passi, con 70% di malvasia e 30% di trebbiano 30%. Il  Gattorosso, rosso d’annata, è sangiovese con un 25% di malvasia nera, fa macerazione e fermentazione in acciaio e affinamento in acciaio e, solo la malvasia nera, in barrique usate di terzo passaggio. Infine c’è il Sàagona, sangiovesie in purezza, a cui vengono destinate le uve migliori, da raccolta tardiva che, dalla prima vendemmia 2012, è ancora in affinamento e uscirà probabilmente nel 2015.

La tua azienda non ha solo vigneti
E’ strutturata come un vecchio podere. Ci sono le vigne. C’è quasi un ettaro di seminativi, in altitudine, dove ho piantato patate e fagioli. E poi ci sono circa 1500 piante di olivo Facciamo 15 quintali di olio.

Quale filosofia per la produzione di olio?
Filosofia veronelliana: due monocultivar frante separatamente, leccino e moraiolo.
E il poi il blend classico toscano con moraiolo leccino e frantoio. Massima attenzione alla qualità delle olive, raccolta all’invaiatura e pronta frangitura. Dal prossimo anno spero di avere un piccolo frantoio mio.

Obiettivi a breve ed a lungo termine?
A breve termine è fare nel miglior modo possibile la prossima vendemmia a partire dalla vigna. Massima cura per un massimo risultato.
Più a lungo termine è di preservare il territorio dove mi trovo, che mi ospita. Non è solo la mia storia, è la storia di questo luogo che non appartiene a nessuno in particolare, ma a tutta la collettività. In qualche modo a me è stato passato un testimone dai vecchi contadini e ne sono in qualche modo responsabile. E quel testimone anche io lo passerò, un giorno.

Come si diceva in atri tempi, la terra ci è data in prestito dai nostri figli…
Esattamente. Ma oltre alla responsabilità c’è una gran contentezza nel vedere che un sogno diviene ogni giorno più reale.

Dalla bellezza siamo partiti e alla bellezza siamo tornati. Perché la ricerca della bellezza crea concatenamenti e può, giorno dopo giorno, trasformare il reale.

Azienda Agricola Sàgona
tel.  370 322 2170
E mail info@sagona.it
www.sagona.it

 NdR Questo articolo è uscito su www.seminarioveronelli.com che ringraziamo per averne concesso qui la pubblicazione.

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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