Rumore e suono

– di Valentina Pieri –

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“La musica è l’arte dei suoni!”. Questa fu la risposta ricevuta durante la mia prima lezione di teoria e solfeggio, quando chiesi alla maestra cosa fosse esattamente la musica. Avevo otto anni e non capii il senso di quella frase. La scrissi sul quaderno e la imparai a memoria, per poi usarla non appena volessi apparire colta. Lo faccio ancora adesso e mi ostino a ripeterla ai miei allievi i quali mi guardano con un’espressione poco convinta, dandomi la magra soddisfazione di un assenso perplesso. Esattamente, cos’è la musica? Possiamo dire che è qualcosa che può piacere o meno. Produce in noi sensazioni soggettive, contrastanti e stimola l’emozionalità. La musica è quindi il suono organizzato in modo tale, da poter stimolare chi la ascolta e chi la scrive. Come definizione è aleatoria, perché forse è molto difficile definire il concetto musica.

Risulta però molto più facile delinearne le singole componenti: note, ritmo, melodia, armonia e via discorrendo.

Alla base di tutto, troviamo le note musicali che hanno un’intensità, una durata, un timbro e un’altezza. La caratteristica in assoluto più facile da delineare è l’altezza, che distingue una nota da un rumore.

Le note sono costituite da vibrazioni che si propagano regolarmente nell’aria. Se ci mettiamo a cantare, la fonte vibrante sono le nostre corde vocali. Se suonassimo una chitarra le corde sarebbero il punto di partenza della nostra vibrazione che propagandosi nell’aria giungerebbe alle nostre orecchie. Questa vibrazione si ripete molte volte al secondo in base all’altezza del suono; più la nota sarà acuta più vibrazioni avremo, andando verso il grave diminuiranno di frequenza. Ogni melodia è composta da una successione di note di diversa altezza. Nei paesi latini le note si chiamano DO, RE, MI, FA, SOL, LA.

Nei paesi anglosassoni prendono il nome delle prime lettere dell’alfabeto A, B, C, D, E, F, G, H. Se avessimo la possibilità di premere il tasto DO di un pianoforte a Oslo e poi di uno a Berlino e di uno a Roma, noteremmo che l’altezza del suono ottenuto sarà identica su tutti e tre gli strumenti. Anche le note emesse da un clarinetto o un flauto, risulteranno uguali in tutto il mondo.

Fino a non molto tempo fa le altezze delle note musicali variavano di paese in paese, persino da una città all’altra.

Le note che utilizzate ora sono il risultato di una complessa operazione di codifica. Ne parlemo la prossima volta.

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