La recensione: “Storia di una ladra di libri” di Brian Percival

– di Gianni Ursini –

Storia di una ladra di libri di Brian Percival

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Può uno scrittore australiano nato a Sydney nel 1975 scrivere un appassionante romanzo ambientato nella Germania nazista che descrive credibilmente le vicissitudini di una ragazzina che si oppone alla dittatura hitleriana con la forza della ragione e della cultura, salvando i libri che i fanatici vorrebbero bruciare? Può. Si chiama Markus Zusak, madre tedesca e padre austriaco, scappati dall’Europa negli anni Cinquanta. Le memorie dei genitori hanno influenzato pesantemente le genesi del romanzo intitolato “La bambina che salvava i libri” scritto nel 2005 (pubblicato in Italia nel 2007 da Frassinelli). Dopo dieci anni, il libro è diventato un film (prodotto da Germania e Usa) uscito in Italia qualche mese fa con il titolo Storia di una ladra di libri.

Brian Percival

Brian Percival

Il regista non è una stella del cinema, si chiama Brian Percival ed è noto solamente per aver diretto alcuni episodi delle serie TV inglese Dowton Abbey. Tuttavia ha fatto un ottimo lavoro. Narrato dalla Morte in persona, il film racconta la storia di Liesel Meminger  una ragazzina che ha perduto un fratellino e ruba in un cimitero un libro che non può leggere perché a nove anni è ancora analfabeta. Ma conserva il libro lo stesso, perché lo considera un oggetto prezioso che le dà conforto. Abbandonata dalla madre, costretta a lasciare la Germania per le sue idee politiche, Liesel viene adottata da Rosa e Hans Hubermann, e apprende molto presto a leggere e ad amare la sua nuova famiglia.

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Generosi e profondamente umani gli Hubermann decidono di nascondere in casa Max Vandenburg, un giovane ebreo sfuggito ai rastrellamenti tedeschi. Colto e sensibile, Max completa la formazione di Liesel, invitandola a trovare le parole per dire il mondo e le sue manifestazioni. Perché le parole sono vita, alimentano la coscienza, aprono lo spazio all’immaginazione, rendono sopportabile la reclusione. Fuori dalla loro casa intanto la guerra incombe ed i tempi si preannunciano sempre più difficili. Percival ha scelto la strada di una spettacolare ricostruzione storica, senza eccessivo scavo psicologico nei personaggi, e il risultato è eccellente. Al fuoco della  follia nazista, la piccola Liesel risponde sottraendo i libri, unendo l’attenzione per gli altri alla forza di un sorriso. La speranza risiede nei suoi gesti e in quelli dei suoi genitori, nella loro voglia di libertà, nel loro amore per il prossimo.

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Se Hitler ordina di bruciare i libri, i genitori adottivi proteggono la loro figlia dall’orrore grazie alle parole di quei libri. Perché l’arte è una sorta di coscienza salutare, provvidenziale in quegli anni bui. Gli attori principali sono anglosassoni: australiano è Geoffrey Rush e inglese Emily Watson interpretano ottimamente i coniugi Hubermann, mentre la giovanissima attrice canadese Sophie Nélisse è una credibilissima Liesel. Tutti gli altri attori non protagonisti sono invece di lingua tedesca. E gli Usa? Si sono limitati a mettere a disposizione il notissimo compositore John Williams, un vero “ pezzo da novanta” che come al solito ha fatto un ottimo lavoro. Insomma, un’opera interessante e coinvolgente, educativa dal punto di vista culturale e politico, da vedere e condividere.

 

Scritto da gianni ursini

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