Prigionieri baschi sui monti friulani

Prigionieri baschi sui monti friulani

di Luca Meneghesso

ETA, il gruppo rivoluzionario, indipendentista e socialista basco, ha consegnato a rappresentanti della società civile dei Paesi Baschi le sue armi sabato 8 aprile, diventando di fatto “una organizzazione disarmata”. Ma qual è la situazione nei Paesi Baschi (Euskal Herria)? Ne parliamo con Guido del Comitato Friûl–Euskal Herria.

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Il disarmo di ETA è solo l’ultimo passo di un processo iniziato il 10 gennaio 2011 con la dichiarazione unilaterale di tregua permanente, concretizzatasi pochi mesi dopo nella conferenza internazionale di pace di Aiete. A Donostia diverse personalità, tra cui l’ex segretario dell’ONU Kofi Annan, produssero un documento che spronava i governi a porre in atto delle conversazioni per la risoluzione del conflitto. Da allora si sono susseguiti incontri, manifestazioni, appelli di personalità come Mandela o Gerry Adams che hanno rimbalzato contro il muro di gomma degli stati spagnolo e francese. Anche ogni volontà di dialogo s’è rivelata unilaterale. La risposta, ancora una volta, è stata la repressione.

È fondamentale comprendere come la lotta del popolo basco non sia solo quella di ETA, una piccolissima minoranza armata, ma coinvolga una moltitudine pacifica che attraverso rivendicazioni democratiche e non violente continua a chiedere il rispetto dei propri diritti.

I prigionieri politici però sono ancora numerosi.

I prigionieri politici baschi non appartengono esclusivamente a ETA ma sono espressione di un movimento democratico, plurale e popolare.

Dal 1998 si aprirono diversi procedimenti legali. Con il motto “Tutto è ETA” vengono chiusi quotidiani, radio, riviste, messi fuori legge una decina di partiti, oltre 250 liste civiche, organizzazioni politiche giovanili e di solidarietà ai detenuti. Le prigioni si riempiono di centinaia di persone accusate di fiancheggiamento o appartenenza a banda armata. L’apposizione di un volantino può costare 15 anni di carcere. Giornalisti, militanti e avvocati sono imprigionati e torturati. In 30 anni, in una delle regioni più militarizzate d’Europa, grande solo il doppio del Friuli, sono state arrestate 30.000 persone, oltre 7.000 le denunce di torture, 2.500 gli esiliati.

Quali sono le loro condizioni di detenzione?

La situazione dei prigionieri politici è drammatica: si mette in atto una strategia di annichilimento allontanandoli dalla loro terra, trasferendoli continuamente, cambiandoli incessantemente di moduli e celle, perpetuando un controllo totale su visite e comunicazioni. La dispersione rende impossibile una difesa per la mancanza di un dialogo costante con il proprio legale e mina la già precaria assistenza sanitaria.

Gli stessi familiari vengono colpiti dalla rappresaglia governativa. Lo Stato colpisce la dignità dei familiari con umiliazioni continue e perquisizioni. Si attacca la solidarietà di chi denuncia la barbarie del carcere. Da qualche anno è vietata l’esposizione delle foto di prigionieri sotto la minaccia di multe e processi per fiancheggiamento.

Quali sono le attività del Comitato Friûl-Euskal Herria?

Come comitato di solidarietà con i familiari dei prigionieri politici baschi denunciamo da anni questa situazione attraverso conferenze, proiezioni e controinformazione. A ciò si aggiunge un’iniziativa che ha unito l’impegno militante alla passione per la montagna. Nelle mie salite m’accompagna una fotografia di un prigioniero che porto sulle vette per testimoniare l’unione fra il mio popolo e quello basco, la solidarietà e la vicinanza umana e politica, in un abbraccio fra montagne. Quasi 600 le foto sono state inviate alle organizzazioni dei familiari.

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Solidarizzare con la resistenza del popolo basco è necessario. Non solo per denunciare le violenze che fanno di Euskal Herria il laboratorio europeo di una repressione esportabile ovunque, ma perché ci affratellano le lotte che ogni giorno e a caro prezzo, i compagni e le compagne basche portano avanti con determinazione e coraggio per cambiare radicalmente l’esistente ed abbattere ogni oppressione.

Contatti:

comitato_friul.euskalherria@yahoo.it

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