Piazza Goldoni, isola di cemento?

– di Fabiana Salvador –

Nel cuore di Trieste il triste destino di uno spazio perduto

Piazza Goldoni com'era prima degli anni Venti

Piazza Goldoni com’era prima degli anni Venti

Piazza Goldoni, nel centro quasi geometrico della città, è uno snodo importante per il trasporto pubblico triestino, trasformatasi negli anni in uno spazio sempre più sacrificato al traffico automobilistico.

Panorama ancora bucolico a metà Settecento, era una radura circondata da orti, olivi e altri alberi da frutto. Un torrente scoperto, che scendeva dal castello di S. Giusto, l’attraversava; una fontana al suo centro, sopravvissuta a un antico ospedale per lebbrosi, aveva suggerito la sua intitolazione a S. Lazzaro.

Dal 1820 mutò in Piazza della legna (e successivamente delle legna): vi si svolgeva il mercato omonimo, fondamentale per la fornitura di legname destinata all’uso domestico e alle prime fabbriche della città. Ospitava anche venditrici di fiori e frutta che nel tempo avrebbero caratterizzato il luogo.

Nel 1902 prese la denominazione attuale, in relazione al Teatro Goldoni, già Teatro dell’Armonia, che si affacciava sulla piazza, costruito nel 1855-56 e demolito nel 1912. Durante il periodo 1915-1918 fu eccezionalmente ripristinato il toponimo ottocentesco.

I palazzi che la costituiscono, palcoscenico nel tempo delle attività sociali più svariate, raccontano in modo emblematico momenti e componenti importanti della storia triestina.

Palazzo Tonello, fra gli edifici locali più antichi, progettato da Sebastiano Zanon in stile neoclassico, risale al 1801. Dal 1897 (al 1987) fu la sede del principale quotidiano cittadino di lingua italiana, “Il Piccolo”. Il 23 maggio 1915, all’atto della dichiarazione di guerra da parte dell’Italia, i suoi uffici furono incendiati dai triestini fedeli all’Impero austro-ungarico. Oggi ospita l’Unione degli Istriani. A partire dagli anni Venti gli ampi locali commerciali al piano strada ospitarono la nota ditta di tessuti Galtrucco, che chiuse alla fine degli anni Settanta. Fra i suoi clienti affezionati c’era anche Jovanka Broz, moglie di Tito.

Il Palazzo del Civico Monte di Pietà, fu eretto tra il 1902-1905, su disegno di Giorgio Polli. La sua costruzione comportò la distruzione della casa e del giardino detti del “Monte verde”, trattoria e luogo di riunioni politiche. Nei suoi spazi si allenava la slovena Sokol-Trieste, ma frequentavano il luogo pure irredentisti italiani e soci della Ginnastica Triestina. Negli stessi anni la costruzione della Scala dei giganti (1905) e l’apertura della Galleria Sandrinelli (1907), opera di Ruggero e Arduino Berlam, cambiarono completamente la viabilità della zona e la fisionomia della piazza.

Imponente e monumentale, Palazzo Caccia: realizzato da Giovanni Berlam nel 1875 per lo svizzero Antonio Caccia mercante, collezionista e benefattore. Fra le attività commerciali qui ospitate, va menzionata l’azienda di Antonio Bosco, commercio alimentare, fondata nel 1880 con il suo primo negozio, tuttora esistente. E la storica torrefazione Cremcaffè a partire dagli anni Cinquanta che è stato punto di riferimento per generazioni di triestini.

Sull’altro lato della piazza, Casa Piller (1815), progetto di Giovanni Righetti, con un fregio scultoreo che raffigura il trofeo della fede cristiana su riti pagani, attribuito ad Antonio Bosa, allievo del Canova.

E ancora, Casa Parisi (1913, progetto di Giorgio Polli) con un bel porticato e decorata da bassorilievi di Giovanni Mayer con scene campestri: putti con polli, grappoli d’uva, pecore, capre, oche e alberi da frutto.

La prima amministrazione fascista deliberò l’allargamento del passaggio che conduceva alla via Carducci. Sull’area di due “vecchie” case, di fronte a Casa Parisi, sorse l’elegante Palazzo Teodoro Georgiadis, progettato da Mario Pagliaro nel 1918, pure decorato da un porticato.

Le baracche delle venditrici di frutta e fiori nel novembre 1936 furono spostate nel vicino nuovo mercato coperto in via Carducci.

Negli anni Cinquanta vennero abbattuti altri tre palazzi, situati fra il passo Carlo Goldoni e la casa Parisi.

L’ultima “riqualificazione” della piazza risale al 2004. L’intervento ha visto una scansione geometrica della pavimentazione; l’erezione di un monumento e la costruzione di una fontana che ne contorna l’area e di un muro con panchine che nasconde la zona riservata alla raccolta dei rifiuti; il palco porta stendardi.

L’intento di separare la zona trafficata da quella pedonale, ha sottolineato ulteriormente la formazione di un’isola di cemento, snaturata e non più socialmente vivibile. Un luogo che rappresenta il cuore della città, destinato tuttavia a essere soltanto un passaggio frenetico, anche per i pedoni, assordati dal traffico e impossibilitati a riconoscere in questo luogo la fisionomia di una piazza storica. Si invertirà la tendenza?

Scritto da fabiana salvador

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