Per una pianificazione territoriale alpicolturale del Carso 

di Andrea Pincin*

L’alpicoltura rappresenta l’insieme di attività di gestione di prati, pascoli e allevamento. A causa delle caratteristiche peculiari dell’area carsica l’allevamento si configura come strumento principe nella definizione del paesaggio, in particolare per il mantenimento delle aree aperte. La zootecnia è anche un’opportunità per garantire prospettive di sviluppo economico equilibrato e sostenibile di un territorio e valorizzare i servizi eco-sistemici: mitigazione del rischio di incendi boschivi, mantenimento della biodiversità e del paesaggio tradizionale, miglioramento della fruizione turistica e ricreativa e della didattica ambientale. L’attività alpicolturale sta affrontando nuove sfide che interessano molti aspetti del ciclo produttivo, quali il mercato, la tracciabilità dei prodotti, la qualità, la sicurezza alimentare e la concorrenza internazionale. Anche a livello locale nuove  specie quali l’Ailanto ed il Senecio – aliene ed invasive – aumentano le difficoltà gestionali.

 

Foto L. Monasta

Foto L. Monasta

Vorrei presentare una proposta di pianificazione a scala territoriale delle attività alpicolturali del Carso: cartografare i prati e le lande dell’intero territorio carsico, suggerendo agli allevatori l’utilizzo pascolivo di nuove zone, associate a strategie di pascolo sostenibile.

Tale analisi permetterebbe di valorizzare la “massa critica”, ossia il peso politico degli allevatori: l’unione tra più attori può facilitare il convogliamento di aiuti, le ricerche e avviare strategie di vendita.
Si tratterebbe di una pianificazione che vada ad evidenziare le aree più frequentate da turisti e residenti, per concentrare il recupero del paesaggio tradizionale, evitando le forme di abbandono. Tale Piano potrebbe essere un perno per la creazione di sinergie tra gli attori del territorio: enti pubblici, imprese, residenti e turisti. Risulta necessario provvedere a favorire l’accesso facilitato alla terreni: esistono infatti strumenti normativi che ne permettono l’uso senza alterare l’assetto di proprietà. Ciò permette di ovviare al fenomeno della frammentazione fondiaria, spesso concausa dell’abbandono. Sarebbero così pianificabili i servizi offerti alle aziende zootecniche: si pensi alla possibile formazione di pastori professionali che gestiscano animali e pascoli di differenti aziende.

Il beneficio sarebbe triplice: le aziende migliorerebbero gli standard produttivi con costi relativamente moderati; si offrirebbero posizioni lavorative ai giovani del territorio e la società intera beneficerebbe dei servizi offerti dai pascoli ben gestiti.

*Andrea Pincin – classe 1991- si è laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Udine. Ha poi conseguito il Master Conoscenza e Gestione dei Beni Naturali UNESCO alla Trentino School of Management e la Laurea Magistrale in Forest Science presso l’Università di Padova. Attualmente è impegnato nella preparazione dell’Esame di Stato per accedere alla professione di Dottore Forestale.

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