Pepe Mujica, il presidente più ricco del mondo

Dall’Uruguay un grande esempio per tutti noi

– di Eleonora Molea –

“La pace si porta dentro. Il premio ce l’ho già, è nelle strade del mio Paese, nell’abbraccio della mia gente, nelle fattorie umili, nelle botteghe, nella gente comune.” (Pepe Mujica, in risposta alla sua candidatura al Premio Nobel per la Pace, in “La felicità al Potere” [2014, ed. EIR] a cura di C. Guarnieri e M. Sgroi)

In uno dei più piccoli stati dell’America Latina c’è un grande esempio di come la resistenza alla dittatura, la lotta per il futuro (e non per la vendetta sul passato), per l’uguaglianza e la ricerca della libertà negli interessi della maggioranza dei cittadini possa diventare realtà nelle mani di un leader dalla profonda umiltà, José Mujica.

José Mujica

José Mujica

I mass media spesso parlano in termini negativi della semplicità o della decrescita: come se fossero sinonimi di austerità, povertà e miseria. Invece dietro alla semplicità si cela una grande ricchezza: il fatto di non essere schiavi di niente, di saper vivere liberi. Proprio chi impara a fare a meno di tutto sperimenta la vera forza, come Mujica con la prigionia e l’isolamento. Il Presidente dell’Uruguay fa sua la definizione di Seneca: povero è chi necessita di tanto. Perché chi vuole troppo non è mai soddisfatto. Mujica si considera sobrio, non povero, perché vive solo di quel che è necessario. Perché? Per avere più tempo per fare ciò che gli piace. Questa è la libertà. La povertà non è legata a quanto denaro si possiede, anche perché non si compra realmente con il denaro, ma con il tempo che si spende per ottenere quei soldi. Aver rinunciato al 90 % del suo stipendio da Presidente per donarlo a cause di solidarietà non è un sacrificio, ma un dovere. Mujica è contro lo spreco, perché lo spreco delle risorse del pianeta è un danno per l’umanità intera.

Il primo marzo termina il mandato presidenziale uruguayano di José Mujica, detto Pepe, 79 anni, sei fori di proiettile conficcati nel corpo e 12 anni di prigionia alle spalle. Sposato con la senatrice e compagna di guerriglia Lucía Topolansky, Mujica si considera un semplice funzionario della Repubblica che desidera vivere come la maggioranza delle persone, in modo coerente con il proprio pensiero e con le sue scelte. Non vive nella residenza presidenziale ma a 20 minuti da Montevideo, nella casa di sempre a Rincón del Cerro, a contatto con la terra che tanto ama e con cui ha un rapporto simbiotico da cui trae la forza. Circondato da cani e galline e curando fiori.

Anarchico da giovane, ha da sempre avuto una propensione libertaria e un senso di comunanza con le varie anime del paese. Ha preso parte alla lotta rivoluzionaria, ben diversa da quella cinese e russa, ma più vicina a Cuba e a Che Guevara. Nel 1959 divenne il segretario generale della gioventù dei Blancos, in tempi in cui la corruzione avvelenava il governo. Mujica ha sempre lottato per la autodeterminazione del popolo uruguaiano e per dare condizioni di vita più giuste ed equanimi agli strati più popolari. Negli anni sessanta aderì al Movimento di Liberazione Nazionale – Tupamaros e durante la dittatura militare venne incarcerato in condizioni estreme. Finalmente liberato, fondò il Movimento di Partecipazione Popolare che entrò nel Frente Amplio nell’89 per arrivare al governo nel 2005. Venne eletto Presidente della Repubblica il 1 marzo 2010.

Mujica si inserisce nel quadro della politica socialista che in America Latina ha dilagato negli ultimi decenni, sugli strascichi della rivoluzione cubana, anche grazie alle figure di Chavez in Venezuela e Morales in Bolivia. Ma rispetto ad altri paesi, in cui il socialismo anti-imperialista risiede più nelle parole che nei fatti, a volte incoerenti, in Uruguay la popolazione ha avuto vantaggi eccezionali, nell’ottica di una vera ricostruzione di un paese e valorizzazione dei valori della tradizione. Mujica è il primo esempio concreto, senza fronzoli e superficialità, che ha colpito al cuore il mondo intero non per l’esaltazione della sua persona ma per l’intera comunità. Durante il suo mandato ha introdotto i matrimoni tra omosessuali, legalizzato l’aborto, regolamentato la vendita di marijuana per reprimere il traffico illegale della droga. Ha lanciato l’iniziativa Armas para la vida, per disarmare la popolazione in cambio di “armi” della conoscenza quali bici e computer. Sta promuovendo una politica energetica per cui le fonti rinnovabili entro il 2016 copriranno oltre il 30% del fabbisogno energetico del paese. Ha diminuito la disoccupazione e abbassato notevolmente la soglia di povertà. E non è nient’altro che un uomo con la sua dignità che rivendica il proprio diritto alla felicità.

Scritto da eleonora molea

Archeo-antropologa con la passione per il Carso quanto per le Ande, cittadina del mondo, attenta e consapevole alle piccole azioni quotidiane. Ha a cuore il rispetto della Natura e delle tradizioni locali in un’ottica di decrescita felice, chiavi di volta per un "buen vivir" sociale.
Si occupa di comunicazione, della valorizzazione del patrimonio culturale, della salvaguardia dell’ambiente e di tutte le buone pratiche che aiutano a coltivare un'ecologia anche mentale e un benessere psicosomatico.

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