Chi ha paura del lupo?

– di Federica Fonda, WWF Università Trieste –

Intervista immaginaria e scientifica al lupo

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Tutti sanno chi è il lupo. Da sempre protagonista di libri, leggende e tradizioni di molte culture nel mondo. Ora però cerchiamo di vederlo da un’altra prospettiva: la sua.

È stato davvero difficile trovarla, signor Lupo. L’abbiamo cercata di giorno e di notte, su e giù per le montagne, col freddo, con o senza neve, in tutte le stagioni… Solo qualche traccia, ogni tanto! La ringrazio pertanto di aver accettato questa intervista.

So che è da un po’ che mi cercate. Vi osservo quando entrate nel mio territorio a controllarmi, quando studiate i miei movimenti o quando ipotizzate le mie mosse. Tutto questo, ai miei occhi, è davvero molto divertente.

In che senso divertente? Noi fatichiamo perché i suoi movimenti sono importanti e lei lo trova divertente…

Vedere delle persone che ispezionano ed esaminano, con molta cura, i miei escrementi per vedere cosa mangio o che mettono delle fototrappole nascoste tra gli alberi per riprendermi mi fa sbellicare! Per non parlare di quando vi mettete a seguire le mie impronte, anche su sentieri tortuosi, cercando di ripetere i miei movimenti.

Quello che preferisco, tuttavia, è la notte dedicata allo wolf howling: sentire le vostre pessime registrazioni di ululati oppure, ancora peggio, sentire il vostro ululato mi fa proprio scoppiare dal ridere!

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Ma queste sono tutte tecniche per il monitoraggio, per la ricerca insomma, e sono validissime! Forse viste da lei posso sembrare bizzarre, ma sono fondamentali, anche per la sua sopravvivenza, caro signor Lupo. 

Stiamo divagando. Ci parli di lei. Com’è arrivato fino alle Prealpi Carniche?

Smentiamo le voci che girano: nessuno mi ci ha portato. Pensate per caso che noi lupi siamo pigri? Che non ce la facciamo a muoverci da un paese all’altro? I confini sono limiti inventati da voi umani: noi non li vediamo, non ci facciamo caso. Ci sono lupi che hanno percorso migliaia di chilometri prima di stabilirsi.

Dovete sapere che in un branco alcuni giovani vanno in dispersione, questo significa che abbandonano la loro famiglia originaria per cercare un’area idonea dove creare un proprio branco. Ed è quello che ho fatto io. Ora aspetto l’arrivo di una femmina della mia specie e questo è un luogo adatto, perché qui le prede non mancano.

Molti allevatori sono in allerta per il suo arrivo; si preoccupano per il loro gregge. Hanno sentito che ha già mangiato alcune pecore…

Un gregge di pecore rappresenta per noi un invito a nozze. Non potete darci colpe se facciamo il nostro mestiere: quello di predatori. Ma credetemi, appena ci accorgiamo che il gregge è protetto dai cani maremmani ci passa tutta la voglia di attaccare: mai sprecare energie e rischiare di farsi del male o anche peggio! Anche i recinti ci impediscono di avvicinarci. Da sempre le pecore sono state nostre prede, ma devo dire che gli allevatori di un tempo erano più preparati a difendersi di quelli di oggi.

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Purtroppo si sente ancora parlare di bracconaggio nei confronti del lupo. Lei si sente in pericolo?

Di continuo! So che molti mi vorrebbero morto. La mia presenza per alcuni è scomoda e quindi preferirebbero eliminarmi. Quello che non sanno è che se non fossi io, ci saranno altri giovani in dispersione che verranno a colonizzare le “loro” terre. Quindi o tutti i lupi vengono eliminati o è meglio cercare di creare un equilibrio, già presente in passato, di pacifica convivenza. Tra noi lupi il terrore di “rimanere in quattro gatti” è ancora presente. Oltre al bracconaggio ci sono altre preoccupazioni che mi intimoriscono…

Da cos’altro è intimorito?

La minaccia più grave è la riduzione degli habitat e, di conseguenza, delle prede. Senza il nostro habitat siamo perduti. É fondamentale quindi la protezione delle aree naturali ma anche la creazione di corridoi ecologici, ovvero tratti di boschi attraverso cui spostarci al riparo di pericoli, evitando ad esempio il rischio di investimenti stradali.

Siamo d’accordo. Le assicuriamo che le nostre attività di monitoraggio, nonostante siano per lei un po’ ridicole, continueranno. La 

  

 

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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