Partita la campagna per i referendum abrogativi sulla legge elettorale renziana

di Dario Predonzan

La nuova legge elettorale: “Italicum” o “Porcellinum?

 

legge-elettorale1

È stata battezzata “Italicum” la nuova legge elettorale (la n. 52 del 2015), fortemente voluta da Matteo Renzi, dal PD e dai loro alleati (NCD, “verdiniani”, ecc.).

Si perpetua così un vezzo che risale alla legge elettorale del 1993, redatta dall’allora deputato DC Sergio Mattarella e ribattezzata “Mattarellum”. La sostituì nel 2005 la legge scritta dall’allora ministro – oggi senatore – leghista Roberto Calderoli, che lo stesso autore definì “una porcata” e perciò subito chiamata “Porcellum”.

Per fortuna la Corte Costituzionale ne dichiarò  incostituzionali le norme fondamentali (liste bloccate, candidature plurime, premio di maggioranza esagerato e differente tra Camera e Senato).

Lo fece però soltanto nel gennaio 2014 e nel frattempo con quella legge erano stati eletti per tre volte – nel 2006, nel 2008 e nel 2013 – deputati e senatori. Perché il “Porcellum” in fondo faceva comodo a tutti o quasi i partiti e non soltanto a LN e FI! A rigore, le leggi approvate in quegli anni dovrebbero ritenersi nulle. Così non fu ed anzi è stato proprio il Parlamento eletto nel 2013 a votare l’”Italicum”. Il quale – guarda un po’ il caso – riprende i contenuti peggiori del “Porcellum”.

È previsto infatti un assurdo premio di maggioranza: con solo il 25 per cento dei voti un partito avrebbe – arrivando al ballottaggio con il secondo classificato magari per pochi voti in meno – il 55 per cento dei deputati.

Inoltre, i capilista in ogni collegio sono bloccati, cosicché i capipartito nominerebbero di fatto la grande maggioranza dei deputati.

Più che ”Italicum” questa legge meriterebbe quindi il nome di “Porcellinum”.

Insieme alla riforma costituzionale di recente approvata in via definitiva, quindi, l’”Italicum” riduce il voto dei cittadini alla mera ratifica delle decisioni della “casta” politicante.

Consegna inoltre al capo di un partito fortemente minoritario un potere spropositato e perfino il controllo degli organi di garanzia (Corte Costituzionale, Presidente della Repubblica, ecc.). Sostituendo cioè un autentico sistema democratico con una semi-dittatura plebiscitaria.

Ecco perché dai primi di aprile e fino alla fine di giugno si raccolgono le firme per indire due referendum con cui abrogare le norme peggiori della legge 52/2015. 

Un’iniziativa del Coordinamento Democrazia Costituzionale, promosso dai migliori costituzionalisti italiani con il supporto dell’ANPI e di un vasto schieramento di forze politiche e sociali.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *