Palmanova & Lepanto

La storia nascosta nelle esplorazioni di speleologia urbana. Proposta di un itinerario da scoprire a Palmanova

palmanova

Ecco i protagonisti: la Serenissima, i Turchi e gli Asburgo, per non parlare di Napoleone e dei Francesi. È arrivata, fin qui, pur quasi impercettibilmente, l’onda, causata dallo scontro tra civiltà, che ha coinvolto l’ampia terra di mezzo posta tra l’est asiatico e l’ovest europeo.

Qui ora tutto appare appannato, placati i rancori, elaborati i lutti. Dopo qualche secolo, ferite solo superficiali.

A Palma è stata riscoperta un’antica e complessa traccia di queste situazioni di conflitto. Una lunga storia, cominciata sull’Egeo a Lepanto, vicino a Patrasso nel 1571 dove si rinnovò, sotto altri vessilli, il conflitto tra Oriente ed Occidente. Come a Maratona l’esito della battaglia fu favorevole ai nostri antenati, così a Lepanto la vittoria arrise alla Serenissima e ai suoi alleati.

Battaglia di Lepanto. Anonimo

Battaglia di Lepanto. Anonimo

Sul mare l’abilità di quarneroti e dalmatini travolse la flotta ottomana. L’evento non mutò però radicalmente l’andamento della storia. Rallentò solamente il lento, splendido declino della Repubblica marinara.

Le rotte commerciali verso il Medio Oriente stavano diventando sempre più insicure e gli ormai stanchi e ricchi mercanti veneziani non avevano più voglia di rischiare. Così le loro immani ricchezze, accumulate nei secoli, vennero investite non più in navi e mercanzie ma in palazzi e ville, spesso in quei territori dove allora si stava espandendo un altro nemico: gli Asburgo. Non molti anni dopo, la meteora Napoleone rischiarò e travolse tutto e abbassò definitivamente la spada del leone marciano.

Il Bacio di Perasto al Gonfalone di San Marco in un dipinto di G. Lallich

Il Bacio di Perasto al Gonfalone di San Marco in un dipinto di G. Lallich

Veramente, proprio nella lontana Dalmazia e in acque adriatiche, a Perasto, cittadina vicino a Cattaro, gli ultimi fedelissimi si opposero, ancora per qualche mese, al crollo di quel mondo, giurandogli eterna fedeltà. Ne è rimasta traccia nella famosa orazione di cui si ricordano le parole: “ti con nu, nu con ti e sempre con ti sul mar”, pronunciate da Giuseppe Viscovich, Capitano della Guardia, mentre il gonfalone veneto veniva definitivamente ammainato, dopo 377 anni, nell’anno domini 1797.

Cosa c’entra tutto questo con Palmanova? È presto detto: la cittadina venne fondata per celebrare il ventiduesimo anniversario della vittoria di Lepanto.

Le mura di Palmanova

Le mura di Palmanova

Vi erano, in realtà, motivi ben più concreti: la difesa di questo scampolo di territorio veneto dalle ultime scorrerie degli Ottomani e la quella dagli eserciti degli Asburgo che avevano sottratto la fortezza di Gradisca alla Repubblica, alcuni anni prima.

Tanta ingegneria militare e sapienza costruttiva rendono la fortezza e città un capolavoro che l’Unesco dovrebbe riconoscere come Patrimonio dell’Umanità. La sua forma geometrica complessa e perfetta, è ora apprezzabile in tutto il suo splendore dopo i lavori di pulizia della vegetazione delle mura.

Altre sorprese ha riservato la loro esplorazione, condotta dal ”Palmanova Team” della C.G.E. Boegan di Trieste. Il bottino è costituito da circa 5 km di percorsi sotterranei veneziani e napoleonici. In alcuni punti, un leggero velo di concrezioni calcitiche, formatesi in 500 anni, impreziosisce le volte di pietra o di mattoni e le rende ancora più solide.

Anche noi abbiamo visitato queste gallerie e vi abbiamo trovato rifugio in una fredda giornata primaverile, sferzata da bora e pioggia, guidati con sicurezza dai rilevatori della squadra che nel giro di due soli anni ne hanno esplorato e rilevato ogni pertugio.

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Le nostre lampadine hanno illuminato antiche tracce dei costruttori e più recenti indizi del tempo trascorso. Purtroppo, dove l’accesso è libero ed agevole e l’ambiente più maestoso, come nella “Sortita Foscarini”, vicino alla monumentale Porta Aquileia, l’ambiente è adornato da moderni vandali.

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Ben di peggio, per la verità, fu fatto durante la Prima Guerra, in occasione della ritirata di Caporetto, quando l’esercito italiano incendiò edifici e magazzini militari. Anche durante la successivo II conflitto mondiale, la città rischiò nuovamente di essere distrutta dai tedeschi. La salvarono le provvidenziali parole del parroco.

Questa fortezza, quasi inespugnabile ed invisibile, nascosta dietro a un fossato e a colline artificiali non fu mai seriamente assediata. Come altre famose città storiche, anche questa venne conquistata con l’inganno. Qui l’artefice fu un maggiore austriaco nel 1797. Poi, come una multiproprietà, passò più volte di mano tra francesi e austriaci ma, per fortuna, è giunta fino a noi con tutto il suo fascino e i suoi misteri.

 

Scritto da riccardo ravalli

riccardo ravalli

Iscritto fin quasi dalla nascita ad una Sezione di Trieste del CAI, secondo una tipica usanza triestina, ho coltivato la passione per l’esplorazione e la conoscenza di tutti gli ambienti naturali: dalle grotte del Carso all’ambito montano nella sua complessità, come geologo ed anche in veste di Operatore Naturalistico e Culturale dell’Associazione.
Ho trovato così nuovi stimoli, proponendo escursioni in siti d’interesse geologico ed ambientale, correlate a varie attività divulgative.
Amante anche della fotografia, ne ho tratto ulteriori spunti per analizzare ancor più profondamente la storia dei nostro territorio e i criteri di tutela e di gestione sostenibile.

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