Occhio al vaccino!

Sappiamo veramente tutto sulle vaccinazioni? O semplicemente ci fidiamo di una prassi diffusa senza porci domande? Incontriamo il Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà di Vaccinazione.

Cominciamo da un fatto. Nel 1991 il presidente del Consiglio è Giulio Andreotti. Ministro della sanità, Francesco De Lorenzo, medico e politico del Partito Liberale Italiano. È lui a promuovere la legge 165 del 27 maggio 1991 in cui viene istituito l’obbligo vaccinale infantile per l’epatite B.

I casi registrati di epatite B in Italia tra il 1989 e il 1990 per la fascia di età 0-14 anni erano 2 su 100.000. 8 per la fascia 14-24. 5 per la fascia di età superiore ai 24 anni. Inoltre la malattia si trasmette per contagio sanguigno, un rischio a cui un neonato non è sottoposto, se non in casi eccezionali. Non è un quadro epidemiologico che giustifichi l’istituzione di un vaccino obbligatorio. Invece scatta l’obbligo. Perché? La vera ragione la scopriamo solo molti anni più tardi quando De Lorenzo viene condannato dalla Magistratura per avere ricevuto una tangente di 300.000 euro dalla SmithKline Beecham, casa farmaceutica produttrice del vaccino contro l’epatite B. Condanna effettiva. Ma l’obbligo vaccinale rimase e permane tuttora. Il potere delle lobby legate alle multinazionali farmaceutiche è più potente della Magistratura, evidentemente. Potente e generatore di rischi. Tutte le vaccinazioni obbligatorie (sono 4 al momento) vengono effettuate entro il primo anno di vita del bambino, quando il sistema immunitario del piccolo non è ancora completamente formato e quindi i rischi di recrudescenze e danni sono effettivi, come dimostrano diversi casi di denunce e sentenze che hanno riconosciuto tali danni. Ne parliamo con Daniela Fiorini del Comilva di Trieste, il Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà di Vaccinazione.

Perché questa imposizione nel primo anno di vita? 

I genitori vengono contattati via lettera o via telefono dall’ASL nei primi 3 mesi di vita del bambino, quando psicologicamente sono più vulnerabili e più predisposti alla protezione del piccolo. La vaccinazione viene presentata come una tutela alla salute del neonato.  Nessuno informa  i genitori del fatto che tali vaccinazioni, in un bambino tanto piccolo, possono presentare rischi. Inoltre in genere in quel periodo intenso mamme e papà non hanno tempo da dedicare alla ricerca autonoma di informazioni. Le loro priorità sono altre e quindi si fidano e si adeguano alla presunta sicurezza derivata da una diffusa consuetudine.

Quali sono i rischi documentati legati alle vaccinazioni?

Il quadro è complesso. Diciamo la cosa più importante: bombardare il sistema immunitario di un piccolo di pochi mesi con dosi massicce di farmaci è di per sé un alto rischio. Oltre alle 4 vaccinazioni obbligatorie vengono effettuate le cosiddette vaccinazioni consigliate. In questo modo il bambino riceverà 18 dosi di vaccini entro il quindicesimo mese di vita. Un vero bombardamento farmacologico di  un sistema immunitario incompleto. Inoltre in ogni vaccino, oltre al principio attivo, sono contenuti altri elementi dai metalli pesanti alla formaldeide. Anche questi possono causare gravi recrudescenze. Negli adulti e tanto più nei neonati.

Il genitore può chiedere che vengano effettuate solo le vaccinazioni obbligatorie?

Si, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Esistono i pacchetti preconfezionati e viene sempre presentata come molto difficile l’estrapolazione di solo alcuni vaccini. Il sistema è programmato per conferire l’intero pacchetto.

Una domanda diretta. Il Comilva è contro le vaccinazioni?

Non siamo contro. Noi agiamo “per”. Noi siamo per l’informazione corretta e completa. Per la libertà di scelta. Per il riconoscimento di un diritto civile, quello di scegliere liberamente.

Qual è il vostro obiettivo a lungo termine? L’abolizione delle vaccinazioni?

Noi operiamo per ottenere la sospensione dell’obbligo vaccinale ovvero per rendere possibile la scelta consapevole. 

In parole povere voi chiedete che si possa scegliere se vaccinarsi o meno. Al momento questo non è possibile in Friuli Venezia Giulia?

Nella nostra regione esiste l’obbligo per 4 vaccinazioni, da effettuarsi entro il primo anno di vita.

Non è possibile scegliere.

Cosa succede se un genitore, una volta presa coscienza dei rischi, decide di non sottoporre suo figlio alla vaccinazione?

Dipende dalla provincia in cui si risiede. Per Gorizia, Pordenone ed Udine il genitore riceve un modulo da compilare, un “consenso informato” in  cui il genitore dichiara di farsi carico della scelta e delle sue conseguenze. A Trieste invece riceve una lettera di richiamo, se decide di non vaccinare comunque, riceve poi una sanzione di circa 200 euro da pagare all’ASL. Dopodiché il procedimento si chiude.

In poche parole, se si paga tutto va a posto. E dov’era tutta questa necessità della vaccinazione per la salute individuale e pubblica? Pagando una multa scompare la necessità? Non ci sono alternative per manifestare il proprio dissenso?

Infatti la prassi è alquanto sconnessa. Come Comilva noi forniamo ai genitori sia informazioni documentate sia un supporto legale per chii decide di non pagare la sanzione, chiedendone l’annullamento, in nome della libertà di scelta e in base a sentenze precedenti che l’hanno riconosciuto.

Un genitore può rivolgersi al Comilva anche solo per avere informazioni?

Certamente. Le principali attività del Comilva sono informare, condividere e sostenere. Ogni persona verrà accolta. Per noi è molto importante l’incontro e l’ascolto. Inoltre siamo in grado di fornire sia una seria informazione documentata che un reale sostegno legale, se ce ne fosse necessità. Tengo infine a specificare che tutti gli operatori del Comilva offrono il loro contributo di tempo su base volontaria. E il Comilva cerca sempre nuovi volontari che possano aiutarci nella diffusione del diritto di scelta nelle vaccinazioni.

 

 Simonetta Lorigliola

www.comilva.org

informazioni@comilva.org

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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