I murales al Park San Giusto. Un benvenuto e un arrivederci a colori, a Trieste

– di Fabiana Salvador –

Sara Comelli al lavoro sui murales. Foto Luca Petrinka

Sara Comelli al lavoro sui murales. Foto Luca Petrinka

Il Park San Giusto non è solamente il parcheggio tanto atteso, di cui da qualche anno a Trieste seguiamo l’esegesi. 740 posti macchina circa. Cinque piani. Box. Posti auto privati e altri a rotazione. Quattro grosse ditte coinvolte. Un ascensore che collega il colle di San Giusto al Teatro romano. Un’impresa gigantesca. La più avveniristica, la più importante degli ultimi tempi. Un piano colore definisce lo spazio e ravviva l’ambiente. La segnaletica è accurata, decorativa. Le pareti offrono dei murales che sono delle vere chicche, opera artistica progettata da Davide Comelli e realizzata assieme alla sorella Sara. Chromosomestudio al completo. Colori caldi, gusto e tecnica impeccabili. Quattro le tematiche scelte, lungo i corridoi percorsi perlopiù da turisti.

San Giusto e dintorni. Per collocarsi nello spazio e nella storia. Uno sguardo dall’Erta di Montuzza. Un puzzle di frammenti di vie, gradini sconnessi e affollamenti di edifici. La città romana: l’Arco di Riccardo, il Teatro. La città medievale: via del Crocifisso, via dell’Ospitale, via della Cattedrale, Piazzetta Barbacan. Le mura di cinta trecentesche. Il monastero di clausura di San Cipriano delle Benedettine, la Chiesetta valdese di S. Silvestro e l’ex Convento dei Gesuiti. Ma anche la Chiesa barocca di Santa Maria Maggiore e il palazzo dell’Inail, costruito dopo la demolizione degli anni Trenta. Dal Colle verso Piazza dell’Unità d’Italia, verso il mare.

Sara Comelli al lavoro sui murales. Foto Luca Petrinka

Sara Comelli al lavoro sui murales. Foto Luca Petrinka

La città mercantile. L’essenza nel suo legame con il mare. Il magazzino 26, il più grande di tutti i magazzini costruiti nell’area del Porto Vecchio e da poco restaurato. Testimonianza della Trieste asburgica. Emblema del porto franco che permise al piccolo centro medievale di diventare la città dell’importante emporio, modello esemplare di convivenza civile e di multiculturalità. Navi da carico e rimorchiatori. Boe di segnalazione. Sollevatori. Gru a cavaliere per i container. Un treno merci. L’ingresso all’Arsenale triestino, nato a fine Ottocento come Arsenale del Lloyd Austriaco, con la caratteristica torre merlata. Il neoclassico palazzo della Borsa vecchia, oggi sede della camera di commercio e la piazza antistante, con la fontana di Nettuno. La Borsa nuova accolta negli anni Venti dal baroccheggiante palazzo Dreher che s’affaccia in curva. Entrambi legati al complesso di transazioni mercantili che hanno fatto grande Trieste. Il mondo del lavoro e degli affari.

I cantieri navali. L’attività armatoriale e cantieristica, molto vicina a quella marinara e commerciale, e in stretto contatto con lo sviluppo del porto e della città. Una tradizione di circa tre secoli, che nell’Ottocento assunse carattere industriale. Navi mercantili, militari, passeggere e natanti minori. La loro costruzione. La loro manutenzione. Dalle case dei cantierini si elevano strutture lignee come palafitte, travi di puntellamento che sostengono le imbarcazioni durante la lavorazione. Una volta ultimate, prendono il volo. E vagano nei cieli come nei mari, e nei ricordi di chi le ha realizzate. Transitano nella memoria della città, non solo operaia.

Il piroscafo Habsburg varato nel 1895. Il rimorchiatore Nettuno del 1921 e il rimorchiatore Bravo I del 1923. Il Conte di Savoia, grandioso piroscafo transatlantico consegnato nel 1932. La motonave Pola del 1941. La nave passeggeri di lusso Victoria varata nel 1931. Tutti provenienti dal Cantiere San Marco. Un pezzo fondamentale di storia locale in una composizione poetica, forse la più riuscita, la più libera.

E nel corridoio più frequentato, il tema che maggiormente richiama la destinazione dello spazio. La Trieste-Opicina, la celebre competizione automobilistica in salita, disputata tra il 1911 e 1971 e ripresa dal 1982 come rievocazione storica. L’atmosfera delle corse. Il rombare dei motori, cronometri, asfalti, segnaletiche di altri tempi. Dal mare al Carso. Dal centro cittadino, a pochi metri dal Golfo, fino a Opicina sull’Altopiano, attraverso la tortuosa strada che dal Foro Ulpiano si arrampica per via Fabio Severo giungendo all’Obelisco, eretto nel 1830 in onore dell’Imperatore Francesco I e del nuovo collegamento fra la città e la sua frazione, verso Vienna. Nei decenni è diventata una vera e propria classica dell’automobilismo italiano. Nel 1930 il mitico Tazio Nuvolari vinse la sua prima gara a bordo di una vettura della scuderia Ferrari. Lungo il tragitto incrocia in più occasioni il celebre tram, linea interurbana panoramica dalla forte pendenza, attrazione turistica, fra le poche europee, dapprima a cremagliera e poi funicolare, in funzione dal 1902. Stessa destinazione. Percorso più breve. Suggestioni del passato.

E ancora divertenti automobili costeggiano l’uscita delle autovetture dal parcheggio.

Cartoline di Trieste. Curiose. Scherzose. Popolari. Suggestive. Un intervento pittorico che rende piacevole uno spazio di norma grigio e triste. Un benvenuto e un arrivederci a colori.

 

Scritto da fabiana salvador

fabiana salvador

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