Muggia-Portorose-Muggia: una regata storica

– di Simonetta Lorigliola –

Sabato 13 giugno si è svolta la 39a edizione della storica regata Muggia-Portorose-Muggia. Abbiamo incontrato Dario Motz, presidente del Circolo della Vela di Muggia, realtà storica che ha creato e organizza ancora oggi la Regata. Il Circolo quest’anno festeggia il settantesimo dalla fondazione.

Sembra impossibile pensare che nel 1945, a guerra appena conclusa, un gruppo di persone abbia pensato di fondare un Circolo della Vela…

Pochi mesi fa mi proposero di diventare presidente: ero molto combattuto. É un ruolo di responsabilità, che richiede tempo ed energia. Io ho una professione impegnativa e conciliare le due cose mi sembrava complicato. Poi ho pensato a quel gruppo di persone che nel 1945 si sono ritrovate, in un momento tragico, e hanno trovato la forza e la gioia di fondare questo Circolo. Se ce l’avevano fatta loro, tutto era possibile, e ho accettato. Hanno avuto un grande ottimismo e una grande volontà comune…

Lo stesso spirito che portò alla nascita della Regata, oggi storica, Muggia-Portorose-Muggia.

La regata nacque nel segno della condivisione. Regata e dopo-regata erano tutt’uno. Le barche si fermavano a San Bernardino, si ormeggiavano e si scendeva a terra a far festa nei vecchi Magazzini del sale. Si mangiava insieme, si beveva e si ballava. Era un momento di incontro tra chi abitava nella ex Jugoslavia e chi in Italia. La chiamavano anche la Regata dell’amicizia.

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Regata Muggia-Portorose-Muggia 2015 ©Gianpiero Pelos

Qualcuno dice che fosse soprannominata anche la Regata del caffè…

Questo è legato al fatto che durante quelle regate i controlli delle barche che gareggiavano erano relativi… si passava di qua e di là dal confine (la regata durava e dura ancora oggi due giorni ndr) facilmente e così gli amici jugoslavi approfittavano di trovarsi per fare incetta in Italia di quei beni di consumo che non reperivano facilmente. Oggi può far sorridere pensare a chi si faceva una scorta di caffè ma allora era una benedizione quella regata, l’occasione per comprasi, magari, anche la lavatrice. Col tempo la Regata si è strutturata, ha avuto successo, è cresciuto il numero dei partecipanti. É ancora molto sentita. Anche il Circolo è cresciuto. Ha espresso anche dei campioni. Cito solo gli ultimissimi: nel 2016 ci saranno a Rio de Janeiro le Olimpiadi e due nostri ex atleti, del Circolo della vela di Muggia, gareggeranno: Giovanni Coccoluto e Alessio Spadoni.

Non sono più nel Circolo?

Oggi non sono più nostri tesserati perché il Circolo velico di Muggia non poteva sopportare il costo di una campagna olimpica. Hanno dovuto tesserarsi presso altri Circoli che avevano a disposizione maggiori risorse. Purtroppo noi siamo piccoli e non ce lo possiamo permettere.

Cos’è per lei la vela oggi?

La vela è uno sport difficile da far capire. Non è uno sport televisivo. Per chi lo guarda può essere complicato capire chi sta vincendo, chi è il primo e chi è l’ultimo. Forse è un po’ per addetti ai lavori. Difficile da comunicare. Per me è uno sport bellissimo che ha un grande valore, anche a livello educativo. Portare una barca a vela e averne la responsabilità significa essere attenti alle condizioni ambientali, imparare a prendere decisioni, gestire un piccolo equipaggio. Tutto questo è la vela. Ed è difficile raccontarlo solo attraverso una regata.

Infatti oggi le regate in generale hanno perso il loro focus sulla vela e si sono circondate di spazi espositivi, occasioni di vendita di patatine fritte o aspirapolveri. Cosa ne pensa?

In effetti è così. Forse non c’è nulla di male in questo, ma di certo si perde di vista l’identità della regata. Bisognerebbe studiare delle formule che riportino il focus sugli aspetti sportivi, sul mare e su quello che accade in mare. Che lo rendano centrale. A Muggia ci stiamo pensando. Non è facile, ma si può immaginare una regata con un’altra dimensione. Stiamo ragionando su un progetto che possa rinforzare l’identità della regata, e stiamo ragionando anche sul contorno, su quello che può accompagnare la regata a terra…

Anche noi di Konrad facciamo il tifo per un modello di regata che metta al centro la vela, sport con grande valore ecologico.

E ci piace immaginare, per esempio, una Barcolana che permetta di vedere le barche dalla riva, senza dover sorpassare un complicato intrico di gazebo plasticati che oscurano la vista del mare e propongono dalle «strazze» ai prodotti «tipici» fino alle patatine surgelate, in una specie di pseudo centro commerciale senza un’anima né una solida e comunicabile idea di fondo. L’affitto dei gazebo di plastica è irrinunciabile? La plastica è brutta, inquina e stona davanti al mare. Esistono materiali più naturali. E poi gli spazi vendita possono essere costruiti su un’idea: il mare, l’ambiente, il valore di un territorio…

Si sa che a noi di Konrad piace sognare…

Regata Muggia - Portorose - Muggia ©Diana Marsi

Regata Muggia – Portorose – Muggia 2015  ©Diana Marsi

 

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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