Memorabili(a) installazioni

 

– di Laura Paris-

Appena conclusasi negli spazi espositivi del Museo Revoltella di Trieste, la mostra di Franko Vecchiet (Trieste 1941) “Memorabilia”, a cura dello stesso artista e della storica dell’arte Giulia Giorgi, ha costituito un suggestivo momento di riflessione per  coloro che hanno avuto modo di visitarla.

Tramite molteplici tecniche esecutive l’artista triestino ha proposto cinque cicli tematici dedicati a viaggi, esperienze, ricordi e sensazioni.

Vecchiet (3)

La prima sezione Si-mi-la-re accostava al penetrante suono di un violoncello alcune riflessioni intorno a difficili momenti storici vissuti dalla comunità slovena di Trieste di cui l’artista fa parte (la chiusura dell’Agenzia televisiva Alpe Adria nel 1989, la cessata attività della Galleria artistica TK diretta dallo stesso Vecchiet nel 1991, il fallimento della Banca di Credito Triestina nel 1996…) evocati attraverso esili strutture metalliche (che paiono pronte a crollare come le certezze cui si riferiscono) e scure tele scarnificate.

In quest’ultime la materia ridotta a brandelli sembrava alludere ad un impoverimento culturale e materiale e formava superfici dai tasselli mancanti, i medesimi tasselli che, ortogonalmente disposti nell’opera Auspicio per il futuro, dedicato ai miei nipoti suggerivano una finestra aperta su uno speranzoso domani..

La sezione MPA (Museum of paper airplanes) esorcizzava con sapiente ironia e naïveté l’esperienza vissuta da molti di noi quando, durante la guerra in ex-Jugoslavia, molteplici aerei da guerra sorvolarono ripetutamente la città di Trieste.

Proprio in questi angoscianti momenti Vecchiet concepì l’idea di una “scultura collettiva e diffusa” che contrapponesse al rombo dei cacciabombardieri d’acciaio, lo sfregamento dell’innocua carta. Molti artisti la hanno interpretata ed accresciuta costituendo un corposo nucleo già oggetto di diverse esposizioni; tra le realizzazioni del 2014 si segnala Lunch di Giò Alberti uno stencil dal linguaggio futurista, prodotto coi materiali tipici di una società consumista: tovagliette da fast-food.

Vecchiet (1)

La grande sala dedicata a La stampa riuniva caleidoscopici collages di pseudo-pixel cartacei, apparentemente eterni libri e pergamene di piombo (scripta manent!) e totem composti da caratteri mobili di gusto “dada-pop”.

Ad essi si accostavano alcune tele rese scintillanti dal sale grosso, che punteggiando una superficie blu evocava un sereno cielo estivo in cui le stelle potevano essere pescate per mezzo di un enorme “mestolo per stelle” posto a fianco al quadro.

Vecchiet (2)

Completavano la visita due salette di opere palesemente debitrici dell’esperienza di incisore e grafico che Vecchiet, allievo di Augusto Cernigoj e Lojze Spacal, ha fatto tra Urbino, Lubiana, Venezia e Parigi.

Coal (in inglese carbone) era il ricordo di un viaggio in treno che condusse Vecchiet prossimo ad alcune miniere di carbone dove non poté che impressionarlo il persistente e totalizzante colore nero; Pavimenti infine raccontava silenziose storie degli istituti d’arte di Trieste, Venezia e Parigi (dove Vecchiet ha insegnato e lavorato) trasponendone calcograficamente le superfici calpestabili sfregate dalle sedie, macchiate dagli alunni o imbarcate dalla acqua alta.

L’esposizione, costantemente sospesa tra una dimensione onirico-mnemonica e una descrizione del reale, riusciva nel complesso, pur sacrificata in spazi talora infelici a comunicare ed evocare immagini, suoni, storie e ricordi, un’insieme -appunto- di memorabilia che Vecchiet, condividendoli, ha reso un po’ anche nostri.

Foto Laura Paris

Scritto da laura paris

laura paris

Nata a Trieste nel 1985, storica dell'arte e coordinatrice del Gruppo FAIGiovani di Trieste Viaggiatrice, lettrice, esploratrice, amante dei romanzi avvincenti e del buon vino.

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