Lorenzo Mattotti. La foresta e il suo labirinto

Intervista al protagonista della mostra Sconfini, a Villa Manin fino al 19 marzo

di Riccardo Redivo

Mattotti è un grande illustratore, fumettista, disegnatore: un artista insomma. La sua poetica la si riconosce subito, dai colori, dai soggetti, dalle intenzioni. Le sue collaborazioni con gente leggendaria (Lou Reed, Antonioni, Soderbergh, etc.) lo testimoniano. Anche per questo Sconfini, la mostra a Villa Manin (visitabile fino al 19 marzo), come i suoi libri, è imperdibile.Al telefono Mattotti è un po’ schivo, si sente che non è il suo, che quasi non ci bada, che lui è pittura, immagini, sensazioni, colori…

Salto gli elogi, anche se li merita, per una domanda che le sarà stata rivolta molte volte: perché sta in Francia e non in Italia?

È stato un avvicinamento lento: hanno incominciato a pubblicare i miei libri, poi ho avuto altri lavori, altre commissioni. In certi momenti andavo a Parigi a lavorare poi tornavo in Italia. E tra l’altro era il periodo in cui vivevo a Udine con la famiglia e con i bambini: a un certo punto abbiamo provato a viverci e ci siamo ritrovati con i bambini a scuola in Francia. Però è stato un avvicinamento estremamente lento.

Un avvicinamento che non è una rinuncia all’Italia.

No, assolutamente, anzi, passo sempre l’estate in Toscana; quando posso ci vengo il più possibile. Il mio grande legame con l’Italia non s’è mai perso, non è che me son scappato.

012 Matotti_11_Hansel e Gretel_©LorenzoMattotti

Nelle sue opere spesso vedo una specie di ombra, che non è tristezza ma malinconia, orrore, quasi incubo (ci sono mostri, sangue, etc…), che trapela anche a Villa Manin: quelle sequenze meravigliose sulla foresta richiamano il bosco dove potrebbe vivere il lupo di Cappuccetto Rosso. È una scelta spontanea o cerca lei queste sceneggiature, queste ambientazioni?

No, sono loro che cercano me. Mi sembra che la realtà sia un’insieme di cose oscure e di cose luminose. Credo che nel mio lavoro ci sia un po’ questo bilanciamento. Ci sono periodi più oscuri, dove non si riesce a trovare molta luce intorno a noi, e altri invece più sereni, dove c’è una ricerca, proprio per bilanciare quei momenti oscuri, di luminosità, di positività. Si alternano anche da un momento all’altro: in un mio block notes può esserci una pagina molto oscura e accanto una pagina d’amore. Fanno parte, tutti questi lati, della vita, non è che sono andato io a cercarli. Probabilmente come natura mi viene più facile lavorare nell’oscuro. È molto più difficile lavorare con la serenità, con la luminosità, che è più una conquista, mentre la dimensione oscura fa parte forse più della nostra realtà.

È un insieme di cose; non è una cosa che programmo. Le foreste fanno parte senz’altro di un mio periodo, anche dettato da quello che stavo vivendo. La foresta può essere benissimo il labirinto attorno a noi, la perdita di punti di riferimento. C’è sempre il rapporto con la realtà, la realtà che ci influenza.

012 Matotti_04_Freud Racconti analitici Einaudi_2011_©LorenzoMattotti

Nonostante questa inquietudine riesce a descrivere anche la bellezza e il meraviglioso.

Sì, perché poi bisogna sublimarla, la realtà, con l’immaginifico, con la visione, sennò è insopportabile, invivibile.

Sconfini è stata curata da David Rosenberg in collaborazione con Giovanna Durì. Le chiedo: è soddisfatto della mostra?

All’inizio era curata da Rosenberg, coadiuvato da Lucas Hureau, un’altra persona che ha seguito il mio studio. Poi a Villa Manin s’è aggiunta Giovanni Durì, che ha seguito più la parte italiana. Io, al fare una mia grande mostra che avesse una sua coerenza eccetera, ho detto no, mi sarei perso completamente. Chiaramente ho collaborato, però ho preferito staccarmi perché rischiavo di non trovare un filo rosso che potesse dare ordine, essendo estremamente complicato.

Ha premiato?

Sì, credo sia molto, molto soddisfacente. Poi, sa, si lasciano sempre un sacco di altre opere che si sarebbero potute esporre ma, visto anche come l’apprezza il pubblico, mi sembra che sia stata un’ottima scelta. C’è sempre la possibilità di farne altre, forse più strane, più laterali, più d’avanguardia, meno classiche.

Questa è più riepilogativa…

Sì.

Lei ha avuto moltissime collaborazioni con personaggi piuttosto noti. Come nascono queste collaborazioni?

Per caso! Non sono senz’altro io che vado a cercarle. Sono molto timido con le persone; anche se son persone di cui apprezzo il lavoro, non sono proprio capace di contattarle, sono venute loro a cercarmi, o per coincidenza o per progetti di altri o grazie a delle mediazioni… Oddio, il caso non si può dire, per coincidenze sì, per incroci e interessi evidentemente comuni.

Che cosa ne pensa della rinascita, per alcuni nascita, dei fumetti, una volta piuttosto screditati, ora finalmente diventati materia artistica?

Non so che cosa dire, sinceramente. Io ho un po’ lottato, cioè ho cercato di navigare in mezzo a questi, appunto, sconfini, a queste terre di nessuno, proprio perché a un certo punto anche il mondo del fumetto diventava un po’ claustrofobico, un po’ accademico, un po’ chiuso. Adesso sta venendo apprezzato. Ma è una lotta che stiamo facendo ormai da quarant’anni, per cui mi sento anche abbastanza stanco di ripetere sempre le stesse cose. Alla fine decido di fare quello che mi piace. La qualità degli argomenti toccati dal fumetto è molto più avanzata, ha fatto passi da gigante, quello sì, però non so quanto sia cresciuto il pubblico. In Italia non c’è una grande industria del fumetto: a parte Bonelli, il resto è dato da questi libri. E poi dipende molto dagli autori; talenti ci sono, in Francia, in Italia, in America…

012 Matotti_10_Bestie e cani di razza_©LorenzoMattotti

Lei legge poesia?

No. Devo ammettere che la poesia è un linguaggio talmente diretto che quando la leggo mi sconvolge. Mi affascina, ma non sono uno specialista di poesia.

Però le sue opere hanno molti tratti lirici.

Sì, probabilmente preferisco metterli dentro che leggere gli altri, perché mi sconvolge troppo, è un linguaggio talmente diretto che mi mette in subbuglio completamente.

012 Mattotti_foto di Nicolas Guérin

A quali progetti sta lavorando?

Sto lavorando a un lungometraggio d’animazione, da ormai tre anni. È l’adattamento della Famosa invasione degli orsi in Sicilia di Dino Buzzati, e ne avrò per ancora tre anni, se tutto va bene. Nello stesso tempo finalmente uscirà una lunga storia a fumetti, spero esca ad aprile (in Italia ndr): era da tanto tempo che la stavo portando avanti. S’intitola Ghirlanda. E poi c’è in ballo una piccola mostra a Casa Cavazzini, a Udine, dove espongono i miei primi lavori degli anni Settanta, i miei lavori giovanili.

Info: www.mattotti.com

Didascalie immagini

1) Hansel e Gretel

2007

Illustrato per The New Yorker

Inchiostro di china su carta

©Lorenzo Mattotti

[Titolo foto: 11_Hansel e Gretel_©LorenzoMattotti.jpg]

 

2) Freud, racconti analitici

2011

Einaudi

Matita colorata e pastello su carta

©Lorenzo Mattotti

[Titolo foto: 04_Freud Racconti analitici Einaudi_2011_©LorenzoMattotti.jpg]

3) Bestie e cani di razza

1997

Libro, matita colorata e pastello su carta

©Lorenzo Mattotti

[Titolo foto: 10_Bestie e cani di razza_©LorenzoMattotti.jpg]

4) Lorenzo Mattotti

foto di Nicolas Guérin

[Titolo foto: Foto_Lorenzo Mattotti_foto di Nicolas Guérin.jpeg]

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