LES VEILLEURS. DE PROFUNDIS. Sculture che sgocciolano il tempo del disordine

– di Fabiana Salvador –

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Un’installazione di Brigitte Terziev, alla Fondation de Coubertin a Saint-Rémy-les-Chevreuse, alle porte di Parigi. Scultura contemporanea di incredibile impatto emotivo. Molto evocativa. Suscita nostalgia attiva che esplora le strade del possibile, e non solo del probabile. E invita all’ascolto, dello spazio e del tempo che vi è fluito. Lo spazio intriso di tempo. Lo spazio e il tempo di ogni luogo.

Misteriose. Monumentali. Potenti e fragili, Les Veilleurs (in italiano Vigilanti) sono dieci statue alte più di due metri, scelte fra le venticinque realizzate dall’artista francese, membro dell’Academie des Beax Arts, figlia di uno scultore allievo di Bourdelle e Zadkine. In argilla con inserti di ferro. Sembrano contemporaneamente spettri, guerrieri, sentinelle… Statue nel senso più arcaico. Totem. Caotiche, come ombre emerse dal buio. Hanno trovato in segreto una forma, una superficie fortuita ma possibile. Sarcofaghi? Soldati la cui corazza protegge il vuoto? O scafandri che contengono una vita oscura? Cosa li anima? Distillati da fiumi sotterranei, come stalagmiti e stallatiti sgocciolano il tempo del disordine. Sono muti o silenziosi? Innocui o vendicativi? Chi saprà sopportare i segreti in fondo alle loro gole, chi cancellerà le loro impronte?

Piace immaginarseli come calamite che hanno attirato a sé, casualmente, frammenti di ricordi abbandonati sul terreno, per distrazione, per volontà. Testimoni del passato, non conoscono ostacoli. Ma sono in attesa. Teatrali, occupano uno spazio che è il loro territorio, su cui la memoria si interroga.
Comparsi a Parigi, Les Veilleurs potrebbero emergere in ogni sito. A Trieste pure. E qui sarebbero giganteschi, potenti e ancora una volta molto fragili. Una sovrapposizione di memorie complesse, contrastanti e irrisolte, alle porte di questo inverno che celebra ciò che è più semplice e conveniente celebrare, uniformando tutto in un unico ricordo felice e condiviso. Trieste italiana, il ritorno dell’Italia, la “seconda redenzione” (26 ottobre 1954) e il susseguirsi degli eventi a difesa di questo intoccabile e rigido concetto. Monumenti mai costruiti, distrutti o andati persi. Identità calpestate. Sogni decaduti. Speranze infrante. Aspettative disilluse. Partenze dimenticate. Sviluppo mancato. Chiusure. E tante storie di gente comune.
Ogni ricerca è una discesa: negli abissi, nei fossi, verso i limbi, a volte negli inferi, dove giacciono forme primarie, pietrificanti poiché pietrificate. Come ricordi difficili da collocare. Sculture come memorie. Spesso sculture per tramandare la memoria. Ma quale memoria? La memoria di cosa e di chi?

Un’installazione di Brigitte Terziev, alla Fondation de Coubertin a Saint-Rémy-les-Chevreuse, alle porte di Parigi. Scultura contemporanea di incredibile impatto emotivo. Molto evocativa. Suscita nostalgia attiva che esplora le strade del possibile, e non solo del probabile. E invita all’ascolto, dello spazio e del tempo che vi è fluito. Lo spazio intriso di tempo. Lo spazio e il tempo di ogni luogo.

Misteriose. Monumentali. Potenti e fragili, Les Veilleurs (in italiano Vigilanti) sono dieci statue alte più di due metri, scelte fra le venticinque realizzate dall’artista francese, membro dell’Academie des Beax Arts, figlia di uno scultore allievo di Bourdelle e Zadkine. In argilla con inserti di ferro. Sembrano contemporaneamente spettri, guerrieri, sentinelle… Statue nel senso più arcaico. Totem. Caotiche, come ombre emerse dal buio. Hanno trovato in segreto una forma, una superficie fortuita ma possibile. Sarcofaghi? Soldati la cui corazza protegge il vuoto? O scafandri che contengono una vita oscura? Cosa li anima? Distillati da fiumi sotterranei, come stalagmiti e stallatiti sgocciolano il tempo del disordine. Sono muti o silenziosi? Innocui o vendicativi? Chi saprà sopportare i segreti in fondo alle loro gole, chi cancellerà le loro impronte?

Piace immaginarseli come calamite che hanno attirato a sé, casualmente, frammenti di ricordi abbandonati sul terreno, per distrazione, per volontà. Testimoni del passato, non conoscono ostacoli. Ma sono in attesa. Teatrali, occupano uno spazio che è il loro territorio, su cui la memoria si interroga.

Comparsi a Parigi, Les Veilleurs potrebbero emergere in ogni sito. A Trieste pure. E qui sarebbero giganteschi, potenti e ancora una volta molto fragili. Una sovrapposizione di memorie complesse, contrastanti e irrisolte, alle porte di questo inverno che celebra ciò che è più semplice e conveniente celebrare, uniformando tutto in un unico ricordo felice e condiviso. Trieste italiana, il ritorno dell’Italia, la “seconda redenzione” (26 ottobre 1954) e il susseguirsi degli eventi a difesa di questo intoccabile e rigido concetto. Monumenti mai costruiti, distrutti o andati persi. Identità calpestate. Sogni decaduti. Speranze infrante. Aspettative disilluse. Partenze dimenticate. Sviluppo mancato. Chiusure. E tante storie di gente comune.

Ogni ricerca è una discesa: negli abissi, nei fossi, verso i limbi, a volte negli inferi, dove giacciono forme primarie, pietrificanti poiché pietrificate. Come ricordi difficili da collocare. Sculture come memorie. Spesso sculture per tramandare la memoria. Ma quale memoria? La memoria di cosa e di chi?

 

Les Veilleurs di Brigitte Terziev.
Fondation de Coubertin, Saint-Rémy –lès-Chevreuse.
La mostra si è chiusa il 9 novembre 2014.

 

 

Scritto da fabiana salvador

fabiana salvador

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