L’Editoriale di settembre

Felice vacanza

di Simonetta Lorigliola

Foto L. Monasta

Foto L. Monasta

Vacanza è assenza. Un momento in cui domina la sospensione. Un allontanamento dal quotidiano, rappresentato da un luogo o un’attività, spesso lavorativa.

Ma la vacanza, negli ultimi 40 anni, è divenuta una sorta di obbligo sociale.

Quando ero bambina, alla fine degli anni Settanta, nel paese in cui abitavo nessuno faceva “vacanza”. Al massimo si andava al mare a Lignano o in montagna in Carnia, ma rigorosamente in giornata. Poi nel 1982 mio padre compra un camper. Vuole andare in Spagna, per i Mondiali di calcio. È la prima vacanza per la famiglia, con mia madre assolutamente ritrosa ad abbandonare orto, piante e sbarrare casa solo per… una vacanza! Alla fine si va e si macinano chilometri. Si vedono stadi gremiti ma soprattutto paesi, persone, mercati, si ascolta una lingua nuova, si prova a farsi capire. Si viaggia, insomma. La vacanza dovrebbe essere un viaggio, in fondo. Invece è, per lo più, turismo. Il turismo è una voce importante nei bilanci pubblici. Ma quale turismo? “Il turismo è terrorismo” diceva lo scrittore più ribelle e visionario della beat generation, William Burroghs. Perché il terrorismo – ben lo sappiamo di questi tempi- è totalizzante, cerca e applica un’idea unica, appiattisce tutto su quella, rigetta il diverso e immobilizza tutti con la paura. Il turismo “di massa” (è già vecchia l’espressione) gli assomiglia un poco, forse. Le grandi città sono ormai divenute teatri commerciali. Bratislava, Roma, Madrid, Belfast, Boston… (continua) ospitano nei loro centri storici tirati a lucido le stesse banche, gli stessi franchising, le stesse vetrine. Col cibo non va molto meglio e anche quando si sfugge alle catene spesso i ristoranti sono “per turisti” e sceglierne uno che proponga qualche cosa di autentico e che non ti svuoti il portafoglio è una vera impresa. Chi predilige la vacanza naturale e di relax spesso si infila, potendo, nei grandi resort da pacchetto all inclusive con servizi e cucina internazionali, che dalle Maldive a Cancun sono identici. Veri e propri non luoghi che nulla dicono del territorio in cui sorgono. Oppure ci sono i campeggi da 5000 metri quadri da cui non si esce né per comprare né per mangiare né per null’altro.

Altro che vacanze. Altro che sospensioni e assenze. In queste ferie ci sono solo presenze ossessive e pressanti, finalizzate al dover spendere, a gratificarsi nel solo possedere e consumare.

Eppure esistono altre vacanze. Si praticano con facilità e grande beneficio mentale e psichico.

Sono le vacanze lente e poco pretenziose dell’incontro. Dice l’editore di Konrad: “Esci dal mega – campeggio, fatti un giro nelle campagna circostante, scopri le coltivazioni locali, gioca a riconoscerle, ferma il contadino per strada e fai due domande, in modo discreto”.

Alla fine ti dirà lui dove bere un buon bicchiere di vino o mangiare un piatto del territorio cucinato come si deve, pagando il giusto.

Seppellisci tripadvisor, ogni guida, ogni app. Porta te stesso dentro le cose, non viceversa. Cammina, respira, ascolta. E quando puoi, chiacchiera e condividi.

Buona vacanza. La prossima.

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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