Le radici della violenza di genere e l’educazione

Riceviamo dal Goap Gruppo Antiviolenza e Progetti di Trieste la seguente lettera che volentieri pubblichiamo e diffondiamo

ViolenzaDonne

E’ universalmente riconosciuto che la violenza di genere fonda le sue radici in una cultura patriarcale e nella storica differenza di potere e di opportunità tra uomini e donne (Organizzazione Mondiale della Sanità, 2002, 2010). Proprio questo principio sta alla base della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Istanbul, 2011), che prevede la necessità di “promuovere cambiamenti nei comportamenti socio-culturali…al fine di eliminare pregiudizi…e modelli stereotipati…” e l’inclusione “nei programmi scolastici di ogni ordine e grado di materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto…”.

Assume fondamentale importanza, quindi, intervenire a livello preventivo sugli aspetti culturali ed educativi che tendono a creare gli stereotipi di genere: solo modificando la cultura e, quindi, agendo precocemente sulle nuove generazioni, offrendo loro modelli più egualitari e liberi dagli stereotipi di genere, si pongono le basi per il superamento del problema della violenza.

Solo negli ultimi tre anni, al Centro Antiviolenza di Trieste sono state accolte 376 donne con figlie/i minori (59% del totale), bambine e bambini che fin dalla più tenera età erano stati esposti a situazioni di violenza in cui una donna ne era vittima.
Le storie delle donne e delle bambine e bambini seguiti presso il Centro Antiviolenza insegnano proprio quanto siano importanti i condizionamenti culturali nella genesi della violenza domestica e quanto siano radicati gli stereotipi che predispongono ed, in qualche misura, legittimano la “vittimizzazione” del genere femminile.

Nelle situazioni di violenza domestica, infatti, i ruoli sono spesso rigidamente codificati ed i bambini che crescono in questi contesti assorbono un’educazione “machista” che vede la donna vittima e l’uomo legittimato nell’esercizio della violenza.

Pertanto, programmi preventivi assumono un’importanza fondamentale sia per la popolazione generale, sia per la popolazione già esposta ad eventi traumatici.

Proprio per questo motivo l’associazione GOAP sostiene e promuove questo tipo di progetti.

Progetti come “Pari o dispari? Il gioco del rispetto”, andando ad agire su fasce d’età molto precoci durante le quali si formano le convinzioni culturali legate alle differenze di genere, appaiono particolarmente promettenti ai fini preventivi e rappresentano per le nuove generazioni un’opportunità di alfabetizzazione emotiva generatrice di libera espressione e di benessere sia a livello personale sia a livello relazionale.

Nulla a che vedere, dunque, con la non meglio specificata, ma più volte citata dai detrattori di questo tipo di progetti, “ideologia gender”: i progetti mirati alla prevenzione vogliono trasmettere ai bambini l’idea di reciproco rispetto e di valorizzazione delle differenze, principi utili non solo a prevenire la violenza di genere, ma ogni forma di sopraffazione, di bullismo…

Il tutto con la consapevolezza che si tratta di contributi che assumono valore e significato quando integrati in un contesto più ampio che prevede anche il coinvolgimento di tutti i soggetti educativi, famiglie in primis.

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