Le api e il futuro del mondo

Incontro con Livio Dorigo  – a cura di Simonetta Lorigliola

La grande poetessa inglese Emily Dickinson in una delle sue delicate e potenti poesie scrisse: “Per fare un prato occorrono un trifoglio ed un’ape, / un trifoglio ed un’ape / e il sogno. / Il sogno può bastare / se le api sono poche”. Purtroppo se le api si riducono a tanto poche, non ci sarà sogno o immaginazione che tengano. La loro salvaguardia interessa tutti noi. Ci spiega il perché Livio Dorigo, veterinario e intellettuale multicentrico nonché attuale presidente del Circolo Istria, fondato da Fulvio Tomizza.

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Universo api. Da dove partiamo?

Negli anni Ottanta la globalizzazione ci ha fatto uno dei tanti regali portandoci una  grave malattia delle api, ora endemica: la varrosi. Ho cominciato a studiare la cosa, recuperando vecchie nozioni universitarie e allestendo un piccolo apiario nella cascina dove vivevo con la mia famiglia, nel varesotto. L’apiario coinvolse tutti, tanto che mia moglie, mio figlio ed io cominciammo un po’ a litigare su chi dovesse gestirlo. Per fortuna le api stesse, con il loro esempio sociale, sconsigliavano il conflitto. Ce ne occupammo tutti insieme. Per esempio mia moglie curando orto, giardino e frutteto accudiva indirettamente le api, fornendo loro nutrimento. Avevamo raccolti di frutta eccezionali, grazie alla ben riuscita impollinazione. Io approfondivo l’argomento. E mi spinsi oltre lo studio nozionistico e l’aspetto puramente professionale. A un certo punto ho preso a chiedermi se le api avessero coscienza.

Se le api avessero coscienza? In base a quali assunti?

Le api lavorano in 50 o 60.000 elementi in modo coordinato, senza sbagliare mai, alla luce del sole o nell’arnia, ambiente quasi buio. E hanno un cervello che non arriva a un milione di neuroni. Si orientano nell’ambiente con calcoli trigonometrici e con i loro occhi fotografano il territorio mentre lo percorrono, utilizzando quelle immagini per tornare indietro. L’ape regina emette dei suoni per comunicare e anche le operaie e le guardiane li emettono. In alcuni casi le guardiane sembrano saper comunicare con l’apicoltore. Realizzano cellette esagonali perfette e nell’apiario utilizzano tutti gli spazi possibili, senza lasciare vuoti. Un apparato così complesso! Hanno coscienza del loro ruolo nell’ambiente? Sembra una domanda stupida ma uno che lavora con gli animali spesso si chiede queste cose. Gli animali hanno i neuroni specchio? Verrebbe da pensare di sì visto come, a volte, riescono a comunicare con noi.

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Cosa e come fare a Triste per cominciare a parlare di api? 

Come Circolo Istria, con l’appoggio di Konrad e con la collaborazione della Cooperativa agricola San Pantaleone nell’ambito della rassegna Primavera a Trieste presenteremo il mondo delle api alla città di Trieste, in uno spazio centralissimo, forse piazza Unità. Ci sarà una mostra e le attività si rivolgeranno soprattutto a bambini e ragazzi coinvolgendo le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie. E qui cerchiamo la collaborazione degli insegnanti che sono un tassello importante nella trasmissione della coscienza ambientale alle nuove generazioni.

Le api sono un patrimonio di tutti…

Certamente e non è solo la pubblica amministrazione che si deve far carico dei problemi ambientali, ma tutti noi!

Quando si svolgeranno le attività sulle api rivolte alle scuole e chi potrà partecipare?

In aprile dovrebbe esserci un’intera settimana dedicata alle api. Ci saranno anche conferenze di approfondimento, oltre ai percorsi didattici.

E come Konrad ne daremo notizia. Quali gli argomenti che verranno proposti ai bambini, ai ragazzi e al pubblico?

Primo focus: api e ambiente. E qui bisogna partire dalla storia, anzi dalla preistoria.

Autorevoli studi scientifici infatti attestano come lo sviluppo della società umana abbia alla base anche la presenza di api e miele e che lo sviluppo del nostro encefalo sia andato di pari passo con l’assunzione di prodotti dell’alveare. Esisteva la figura del cacciatore di miele come attestano numerosi graffiti ritrovati in diverse località del continente europeo. Nei prodotti apiari sono contenuti i neurotrasmettitori fondamentali per lo sviluppo dei neuroni umani, come la dopamina e la serotonina.

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Altro argomento? 

Api e salute. Parliamo ad esempio di apiterapia che oggi è riconosciuta come forma di medicina alternativa. In Slovenia esistono, ed esistevano da moltissimo tempo, alcuni alveari tradizionali particolari che consentono alle api di svolgere il loro lavoro ma hanno un prolungamento in una piccola casetta in legno che ne è divisa solo da una reticella. Sono costruzioni che l’apicoltore fabbricava da sé: tradizionalmente gli apicoltori erano anche falegnami. Qualche anno fa il vicepresidente degli apicoltori sloveni Franz Zivič, grande conoscitore delle api, osservava che nei pomeriggi di domenica alcuni vecchi apicoltori anziché andare all’osteria a giocare a carte si rintanavano in queste baracchette, si sedevano su una sdraio e rimanevano lì, fermi, in silenzio e solitudine, ad ascoltare. Non sapevano perché lo facevano, lo avevano sempre fatto e basta. Oggi sappiamo che quel ronzio è un mantra preziosissimo: onde elettromagnetiche raggiungono alcune zone del nostro cervello donando rilassamento e quasi massaggiando acusticamente chi ascolta.

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Le api oggi sono in pericolo. Per quali motivi?

Il quadro è complesso. Ma la mano dell’uomo è stata determinante per rompere un prezioso equilibrio intatto da millenni. Una ventina di anni fa alcuni apicoltori pensarono di introdurre in Italia alcune specie di api provenienti da alcune zone africane e dall’Europa del Nord. Erano dediti all’obiettivo miele e non all’obiettivo api/alveari. Si resero conto che quelle specie erano molto produttive nei loro paesi di origine e pensarono di sfruttarle a casa propria.

Bee collecting pollen

Pare impossibile non avere pensato che specie diverse provenienti da ambienti differenti potessero comportasi ugualmente in un paese con caratteristiche ambientali molto diverse…

Infatti oggi ci sono api che non sono di casa. Le api africane hanno risvegli precoci e molto lenti e quindi fanno fatica a sfruttare le fioriture primaverili, mentre quelle del nord hanno risvegli tardivi e rapidi e spesso si svegliano solo dopo la fioritura di certi fiori. O muoiono o si ammalano. Poi ci sono le malattie che colpiscono anche le api autoctone. Come la varrosi che si riesce a controllare con efficaci (e costosi) medicamenti biologici. Per tutte queste ragioni il mestiere di apicoltore è in via di sparizione. Le istituzioni dovrebbero sostenerli di più, non facendo elemosine ma offrendo appoggio, anche aumentando la conoscenza civile dell’argomento. Ma io sono fiducioso perché la coscienza negli apicoltori negli ultimi anni è aumentata molto e sono sempre meno coloro che pensano a produrre più miele possibile.

Cosa succede quando e dove restano poche api?

Faccio alcuni esempi. In alcune zone della Cina a causa dell’inquinamento ambientale le api sono state eliminate. E per impollinare gli alberi da frutto e altre essenze si mobilita l’esercito: i soldati salgono con scale sugli alberi e utilizzando delle piume per impollinare i fiori.

La fioritura in Cina

In India alcune multinazionali reclutano i bambini dai 6 ai 12 anni che lavorano anche 12 ore al giorno, sotto il sole, per impollinare ad una ad una le piante delle piantagioni intensive di cotone. Negli Stati Uniti le api vengono allevate e poi riversate sui campi a milioni, con droni o elicotteri, impollinano i fiori ma dato che non ci sono erba, acqua e alveari, muoiono dopo poche ore. Ne muoiono a miliardi. Vengono prodotte, utilizzate e poi gettate. È un sistema accettabile? Fino a che le parole economia ed ecologia non coincideranno non potremo pensare ad un futuro degno del suo significato.

 

Com’è la situazione apicoltura in Carso oggi?

Fino a qualche anno fa arrivavamo a oltre 100 apicoltori le cui api coprivano con l’impollinazione tutto il territorio: viti, olivi e fiori di molte essenze. Ora il momento è difficile, tra malattie ed equilibri ambientali sfilacciati. Non ci si guadagna quasi niente, è dura tirare avanti per loro. I medicamenti costano, soprattutto se sono bio, e poi c’è il ripristino di famiglie che muoiono. Ci vorrebbe un sostegno pubblico per la tutela della stabilità ambientale. La landa carsica è preziosa perché divide le parti boschive, permette il pascolo e di produrre foraggi sul territorio. Ma se non ci sono le api e lasciamo che si sviluppino solo le essenze impollinate dal vento o dalla pioggia non avremo più biodiversità e ribalteremo l’equilibrio ambientale. Se si guarda alla catena alimentare di questi piccoli territori, dalle piante foraggere, al formaggio, alla lana, alla carne, c’è sempre di mezzo l’ape.

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Paradossalmente potremmo dire che se mancasse l’uomo quasi non se accorgerebbe nessuno, e a volte sarebbe un bene non ci fosse, ma se mancasse l’ape, sarebbe un disastro. Per tutti.

Un altro dato importante per il Carso è agire in accordo con gli apicoltori sloveni. Non ha senso, per esempio, prevedere un Miele Dop Carso che vale per Basovizza e una diversa Dop Kras per Lipica. Il territorio è unico! Sono cose fuori dal mondo: siamo in Europa e dobbiamo pensare da europei, per valorizzare meglio il territorio e le sue produzioni. Serve una programmazione comune con la Slovenia. L’ambiente non ha e non contempla confini.

Il Progetto api è un’idea del Circolo Istria.

Konrad sostiene il progetto.

Per informazioni, commenti o suggerimenti e per segnalare le Scuole dell’infanzia, Scuole primarie o secondarie che sono interessate al percorso api scrivere una mail a konrad@konradnews.org

 

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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