Lampedusa: prove tecniche di Europa solidale

di Giuliano Prandini

Il Collettivo Askavusa e Giacomo Sferlazzo agiscono affinché integrazione, diritti e civiltà siano una cosa sola

Porta d'Europa, monumento alla memoria dei migranti deceduti in mare

Porta d’Europa, monumento alla memoria dei migranti deceduti in mare

È stato un soggiorno intenso: incontri con la popolazione locale, Legambiente, i Valdesi, il Parroco, l’Amministrazione Comunale, la sede dell’Archivio Storico, il Collettivo Askavusa (nel dialetto locale a piedi scalzi). E poi lo spugnificio, l’azienda ittica, il centro recupero tartarughe, uno degli ultimi maestri d’ascia e un antico pescatore. C’è stato tempo anche per un bagno alla bellissima Spiaggia dei Conigli e alla splendida baia dei Faraglioni a Linosa.

Lampedusa in Italia e all’estero è legata esclusivamente all’immigrazione. I media trasmettono l’immagine del rischio di infiltrazioni terroristiche, di malattie… L’invasione! Non è così. Adesso i salvataggi sono compiuti a 70/80 miglia da Lampedusa, quasi sotto le coste libiche.

Non abbiamo mai visto un “clandestino”, Lampedusa è l’unico posto in Italia dove non si  incontrano immigrati per strada. Sono richiusi nel CPSA (Centro di primo soccorso e accoglienza) di Imbriacola, vederli per strada potrebbe colpire il turismo.

Giacomo Sferlazzo, cantaurore e poeta, è il presidente di Askavusa, organizzazione che svolge attività di controinformazione “perchè da qui escono notizie distorte, vediamo in TV una realtà diversa da quella che viviamo quotidianamente”. L’isola è militarizzata, ci sono radar, antenne, caserme, metà del porto viene usata dalle forze militari. Giacomo è conosciuto a Trieste, alcuni anni fa, per S/paesati, al Teatro Miela aveva cantato la sua isola.

Denuncia che non si parli delle cause dell’immigrazione: le guerre, i lavoratori mal pagati, i cambiamenti climatici, lo sfruttamento del territorio da parte delle multinazionali: il Delta del Niger è devastato dallo sfruttamento del petrolio, i territori sono inquinati; in Congo i lavoratori che estraggono il coltan per cellulari e computer lavorano in condizioni disumane. A ciò si aggiunge il fenomeno dal land grabbing, l’accaparramento delle terre, contro il consenso delle popolazioni che ci abitano.

Propone che vengano regolarizzati i viaggi dei migranti: “Se la circolazione delle persone fosse normale come quella delle merci e dei capitali finanziari, se l’Europa fosse quella dei popoli, dei diritti dovrebbe concedere visti di lavoro temporaneo di due anni, permettendo alle persone di arrivare in Europa in modo regolare, circolando sul suo territorio in cerca di lavoro”.

Per i richiedenti asilo, protetti dalla Convenzione di Ginevra del 1951, le procedure in Italia possono durare più di un anno. “Per evitare le morti in mare, per evitare il business delle organizzazioni criminali, nelle ambasciate dei paesi di partenza o di transito si dovrebbero aprire uffici dove si possa chiedere direttamente la domanda di asilo”.

Il collettivo sta allestendo Porto M, un museo delle migrazioni, con esposizione di oggetti appartenuti ai migranti (borracce, pentole, biberon, spazzolini da denti, fotografie, testi sacri…), con pannelli sul passato coloniale, sulle cause che li inducono a fuggire, sull’uso mediatico di Lampedusa. Verranno organizzati concerti, incontri e sarà allestita una biblioteca sul colonialismo e gli studi postcoloniali. Nascerà un Gas (Gruppo di acquisto solidale) con un terreno in comune da lavorare.

Porto M, lo spazio espositivo con gli oggetti dei migranti

Porto M, lo spazio espositivo con gli oggetti dei migranti

Recentemente davanti a Porto M si stava girando una scena del film Lampedusa sui naufragi, l’immigrazione, il ruolo delle forze dell’ordine e militari. Il collettivo Askavusa ha innalzato una bandiera dell’Europa con al centro una svastica per denunciare le responsabilità europee sulla questione delle migrazioni, perchè si riaprano le indagini sul mancato soccorso per la strage del 3 ottobre 2013 quando vicino alle coste di Lampedusa, un’imbarcazione naufragò provocando la morte di 368 persone, la maggior parte eritrei. La bandiera è stata sequestrata e Giacomo Sferlazzo è stato denunciato per vilipendio alla bandiera.

La baia dei Faraglioni a Linosa

La baia dei Faraglioni a Linosa

 

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