La Rilke Promenade è aperta!

– di Giuliano Prandini –

No, non stiamo parlando del nostro Sentiero Rilke che rimane inspiegabilmente chiuso al pubblico.

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Ma degli itinerari che Rainer Maria Rilke percorse ad Arco, il piccolo centro di cura vicino al Lago di Garda, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Rilke andò spesso ad Arco, vi incontrava la madre Sophie. Il clima temperato giovava alla loro fragile salute. Le scriveva: “Goditi questa terra generosa, che non teme l’inverno, il quale ad entrambi reca sofferenza”.

Nella seconda metà dell’Ottocento Arco era diventata il Kurort, Luogo di Cura, per l’alta borghesia austriaca e tedesca, che qui praticava una salutare terapia di passeggiate, riposo, aria buona, sole mediterraneo, incontri di società.

I luoghi che Rilke visitò ispirarono le liriche giovanili, se ne trova traccia anche nelle sue lettere.

Gli itinerari sono diversi e ad ogni inizio il Comune di Arco ha posto tabelle che illustrano i luoghi con citazioni dalle opere rilkiane.

Attraversato il ponte sul fiume Sarca entriamo nella piazzetta San Giuseppe con la chiesetta del XVII secolo, il Palazzo dei Panni con la Galleria Civica intitolata al pittore Giovanni Segantini, che ad Arco nacque. La salita al castello (20 minuti) passa attraverso terrazzamenti di ordinati oliveti, cinti da muretti a secco con la vista che si apre sui rossi tetti dell’antico borgo. Nel 1897 il poeta praghese percorre questo itinerario ogni giorno:

La bianca cima dentata

avvampa: corona murale

ove il mattino, Nerone ridente,

ha scagliato la sua fiaccola.

Come il fuoco dilaga nell’azzurro,

verso stelle sfiorite,

si ridesta la valle in un gioioso

brivido, emerge da roridi sogni.

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Il percorso, a tratti gradinato, è ben curato. Dall’alto la vista si estende alla valle del basso Sarca. Del castello si visitano le torri, la magnifica sala degli affreschi trecenteschi con dame che giocano a scacchi. Albrecht Dürer nel 1495 lo dipinse in un celebre acquarello, il sito a quel tempo era un villaggio fortificato.

Scendendo procediamo verso ovest e in breve giungiamo alla chiesa di S. Maria di Laghel del XVIII secolo:

So una chiesuola piccola sul monte

dal pomolo tutto rugginoso.

Grigia teoria d’incappucciati monaci,

vanno i cipressi in cerca dell’altura.

Santi dimenticati

abitan soli lo scrigno dell’altare.

La sera offre loro corone

dalle finestre cave.

Percorsa in discesa la Via Crucis, entriamo nel Parco Arciducale. Istituito nel 1873 dall’Arciduca Alberto d’Austria, vincitore di Custoza e cugino dell’imperatore Francesco Giuseppe, il Giardino botanico ospita oltre 200 varietà di piante, limonaie e stagni. Purtroppo la bellezza del luogo risente della presenza di un recente, grande edificio che contrasta con l’architettura del luogo.

Dedichiamo il giorno seguente al vicino villaggio di Chiarano con l’antica chiesetta di S.Antonio, affrescata all’esterno con l’immagine di San Cristoforo e della Madonna con il Bambino. Una ripida salita porta alla località Mulini. Resta solo il torrente ma la pittoresca passeggiata attraverso gli oliveti e la vista sui villaggi sottostanti ricompensano la fatica.

Partendo dal ponte sul Sarca, in direzione di Ceniga, dopo due chilometri, saliamo al medievale eremo di S. Paolo, addossato alla parete del monte Colodri. Sulla parete esterna affreschi di cavalieri a caccia e la conversione di San Paolo.

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La porta accanto all’altare gettava un’ombra così incerta e tetra, che avevo ad ogni istante l’impressione di vedere nel suo lieve ritrarsi il profilo grinzoso di una figura di vecchio monaco che con un volto di pietra si preparasse a officiare un freddo ufficio funebre. E durante le sue preghiere le candele si sarebbero accese pian piano, si sarebbero sprigionate nuvole d’incenso e un canto profondo si sarebbe destato nell’entrata rupestre () E vidi, fuori, la luminosa terra di primavera, nella quale i mandorli con giubilo silenzioso levavano alta la loro giovane esuberanza floreale.

Lasciamo Arco per Punta San Vigilio, lo splendido, antico villaggio da sempre frequentato da ospiti illustri (Winston Churchill, Laurence Olivier, il Principe Carlo). Visitiamo il porticciolo con la chiesetta e la taverna storica, la limonaia, Villa Guarienti forse opera dell’architetto veronese Michele Sanmicheli, l’incantevole parco.

Ritorniamo ad Arco. Forse dopo una visita alla Rilke Promenade, i nostri esponenti, nobili e borghesi,  potrebbero trovare una soluzione per riaprire il Rilke di Duino.

 

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