La frontiera di Gorizia 2017

La frontiera di Gorizia 2017

“Gorizia tu sei maledetta per ogni cuore che sente coscienza”

(da un canto antimilitarista della Prima guerra mondiale)

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Giovedì 21 settembre. E il tempo non è dei migliori. A questo si aggiunge che sto lavorando e sono dovuto venire fino a Gorizia. È mattina e piove come quasi ogni giorno in questo settembre da lupi, e l’autunno arriverà appena dopo domani.

Nel pomeriggio comincia la rassegna “Gusti di frontiera”, “la kermesse enogastronomica più grande del Triveneto”. Si potrà credere di essere ovunque proprio perché, in fin dei conti, non si è da nessuna parte. Cibo standardizzato, socialità caotica, puzza di fritto e cessi chimici. Ma non è roba per tutti.

Devo andare in piazza Vittoria o Travnik, come dicono gli sloveni. Attraverso il tunnel, sotto il colle del castello, intitolato a Giorgio Bombig. La G cadde con l’italianizzazione del cognome durante il fascismo.

È umido e freddo. Nella galleria, sferzata dal vento, sono accampate una cinquantina di persone. Aumenteranno nelle settimane successive. Richiedenti asilo a cui non è garantita l’ospitalità, che si riparano con cartoni e coperte.

La frontiera accattivante della “kermesse enogastronomica” è evidente in tutta la sua cruda violenza di essere nient’altro che un confine. Quanto ai gusti, l’odore acre di urina mi fa passare la voglia del caffè che pensavo di bermi. Allontaneranno tutti da questa galleria, che pare una grotta, e la “sanificheranno”. Povericristi che bussano, e a cui nessuno apre. L’idea banale di tentare di rispondere a reali bisogni, umani, non viene presa in considerazione. Neanche un cesso per pisciare, infatti.

Gli unici a restare umani sono alcuni volontari, quelli di “Insieme con voi”. Ma ci sono anche semplici cittadini. Coperte, tè e qualcosa di caldo da mangiare. Qualche consiglio, un sorriso.

Nel resto della provincia le cose non vanno meglio: a Gradisca d’Isonzo il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo verrà chiuso. Al suo posto un Centro Permanente per il Rimpatrio. A Grado alcuni cittadini sobillati da agitatori irrompono con la forza in Consiglio comunale contro la decisione di ospitare 18 giovani in uno spazio privato in campagna, riuscendo a intimidire quel privato, che si è tirato indietro.

“Ospiti di gente unica” recitava uno slogan della Promoturismo regionale, l’ente pubblico che tra i suoi itinerari sulla Grane Guerra prevede anche quello “Sulle tracce di Erwin Rommel” il futuro spietato comandante nazista, pluridecorato per la vittoria di Caporetto.

A Gorizia una mostra d’arte che esprimeva dissenso nei confronti delle politiche europee in termini di diritti umani, respingimenti, guerre e chiusura delle frontiere è stata esclusa dalla città. Proposta dall’associazione Koinè, si sarebbe dovuta intitolare “Limes”. Secondo l’Assessore alla cultura comprendeva installazioni che avrebbero “intaccato la sensibilità dei cittadini”. Di fronte al tentativo di escludere le opere accusate di poco patriottismo, l’associazione Koiné ha cancellato l’intera esposizione. Brutta aria. Come quella in galleria Bombi.

L’Ufficio immigrazione della Questura è sul confine. Qui durante la guerra in Jugoslavia dei primi anni Novanta ci furono le uniche scene di guerra vicinissime al territorio dello stato italiano. Nello stesso posto ogni giorno decine di Alì, alcuni dei quali davvero con gli occhi azzurri come profetizzava Pasolini. La Commissione territoriale che valuta le richieste di asilo verrà spostata da Gorizia, nella speranza che pure i richiedenti se ne vadano. La guerra continua con altri mezzi e di Gorizia non resteranno che le macerie come cento anni fa. Questa volta in pezzi non sono i palazzi, ma il tessuto sociale e l’etica comunitaria.

E pensare che Gorizia, prima del 1916, ha vissuto per oltre mille anni senza che nessun confine, neanche naturale, dividesse italiani, slavi e tedeschi.

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