Ippocrate e i vaccini

a cura della redazione

“Non basta prevedere una malattia per guarirla, occorre insegnare la salute per conservarla”.
Così diceva Ippocrate, che della scienza medica è universalmente riconosciuto come padre fondatore.
Eppure non sembra che questa visione  che implica una relazione di vicinanza tra medico e paziente sia propria dei nostri giorni. Non c’è più spazio per il confronto tra il pediatra e il bambino, coi genitori.
Dominano invece i diktat generali, le verità assolute da diffondere e, forse, da imporre a tutte e tutti.

È notizia di oggi (Il Piccolo, Il Gazzettino) che anche a Trieste continua e cresce la crociata ideologica e fortemente impositiva sul tema delle vaccinazioni.

Sul tema l’opinione di Konrad è stata espressa chiaramente più volte nel corso degli anni, di cui l’ultima in un articolo pubblicato sul recente numero di aprile dal titolo “Vaccini e libertà “.

Si trattava di un’inchiesta della redazione che mirava a sottolineare come guardando alla situazione europea e mondiale nei paesi ove vige il concetto di obbligatorietà non esista alcun risultato migliore nelle vaccinazioni, dei paesi ove non esiste l’obbligo, ma la semplice raccomandazione.

Le due cose non sono semplici sottigliezze. L’obbligo è una pratica impositiva e coercitiva il cui valore educativo e civico è quantomeno dubbio.

Non è dato negare che i vaccini contro importanti malattie abbiano cambiato in meglio la situazione epidemiologica mondiale.

Ma non stiamo parlando di questo.

Qui si parla di “pacchetti vaccinali” contenenti anche 10 o 12 vaccini (di cui in Italia obbligatori sono solo 5) che vengono somministrati a bambini di pochissimi mesi, in una formula in cui è molto difficile richiedere la disgiunzione. O prendi il pacchetto o ti infili in lunghe trafile burocratiche.

Risultato: tutti prendono il pacchetto. E questo odora di manipolazione dei genitori.

Inoltre dovrebbe almeno essere possibile scegliere di posticipare le vaccinazioni, e potere, come genitori, scegliere di vaccinare il bambino in un’età più avanzata: un anno o due invece che pochissimi mesi, in modo da permettere al suo sistema immunitario di formarsi. Anche questo diritto è negato. Ci sono le tabelle, le scadenze, le lettere e le ingiunzioni che arrivano a casa.

Chiunque anche timidamente osi esprimere un’opinione diversa, viene tacciato come retrogrado e irresponsabile, se è un genitore.

Se un medico osa solo dire che lascia spazio ai dubbi e al dialogo coi genitori perchè ogni singolo bambino è un caso unico e come tale va trattato, rischia la faccia, l’onorabilità e la venerata carriera.

Così sta accadendo al dottor Demottoni a Trieste. E la cosa ci pare inaudita.

Tutto questo al nostro giornale, che fa della informazione critica la sua bandiera, non piace.

Quella per i vaccini è divenuta una battaglia ideologica dai toni fortemente aspri ed aggressivi.

Sembra impossibile esercitare qualunque diritto al libero pensiero.

A noi le crociate, finalizzate al bene o al male, non piacciono.

È una questione di metodo, prima di tutto. Di rispetto e di sensibilità intellettuale.

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