Informare e agire oltre i pregiudizi

Intervista a Héctor Sommerkamp, presidente della Consulta degli immigrati residenti a Trieste

– di Eleonora Molea –

Giunto alla fine del suo terzo mandato, il peruviano Héctor Sommerkamp, ora Presidente della Consulta degli immigrati residenti a Trieste, già Presidente della Comunità dei Peruviani in Italia, ci ha concesso un incontro per conoscere i risvolti di una realtà che sembra invisibile ma è sempre più viva e parte integrante della città.

Quando è nata la Consulta?
La Consulta è un organo consultivo del Comune, nato 13 anni fa da un progetto del sindaco Illy, diventato effettivo con la giunta Dipiazza anche se solo da un anno abbiamo una sede ufficiale. La Consulta è formata da 15 componenti, tutti volontari, che rappresentano le comunità extra europee presenti a Trieste: Serbia (la più numerosa), Camerun, Senegal, Croazia, Colombia, Iraq, Filippine, Ucraina, Bosnia, Bangladesh, Bielorussia e Perù. Negli ultimi anni alcuni membri hanno ottenuto la cittadinanza italiana, ma continuano a collaborare all’interno della Consulta.

Di che cosa si occupa la Consulta?
La Consulta si pone come mediatore tra le istituzioni e le comunità. Sosteniamo proposte interculturali, cerchiamo soluzioni condivise e il confronto con altre consulte per individuare possibili forme di collaborazione sul territorio. Ci facciamo portavoce delle comunità dei cittadini stranieri extra europei ed apolidi residenti a Trieste, dei loro bisogni e necessità, per favorirne l’integrazione. Teniamo molto a fare vera informazione, anche attraverso i media, per sensibilizzare l’opinione pubblica dando una visione quanto più ampia dell’immigrazione onesta e produttiva, oltre ogni pregiudizio. Lo scopo della Consulta è quello di essere sempre più utili e presenti, attraverso uno sportello informativo e con manifestazioni, conferenze… Nel 2008 abbiamo dato il nostro contributo alla stesura della proposta di direttiva europea sulle cosiddette Blu Card, l’equivalente della Green Card negli Stati Uniti, cioè la libera circolazione dei lavoratori altamente specializzati, con un documento unico di diritto al lavoro e soggiorno, che adesso è una Normativa Europea. Il bisogno di questa legge è emerso dalla necessità di regolamentare gli scienziati che arrivavano a Trieste per motivi di lavoro e studio.

Chi sono gli immigrati che vengono in Italia?
Emigrano dal proprio paese persone che cercano principalmente lavoro. Serve una legge sull’immigrazione seria, che risolva finalmente il problema dei rifugiati. Le leggi a riguardo finora sono sempre state fatte dalla destra, ma non hanno risolto il problema che è europeo. Renzi, che è stato sei mesi al Parlamento europeo, cos’ha fatto? Ora non c’è un vero contraddittorio con Salvini, e i pregiudizi stanno dilagando. Si tratta di un problema sociale più che politico, che non riguarda solo il partito di turno. Mi auguro che si riesca a trovare una soluzione tempestiva che porti ad unire, e non a dividere.

Com’è l’integrazione delle comunità straniere a Trieste?
Integrarsi a Trieste non è facile, ma la convivenza è sempre stata abbastanza buona. A dire il vero nell’ultimo anno le cose sono un po’ cambiate poichè la Questura ha assunto un atteggiamento più rigido nei confronti dei cittadini stranieri, ad esempio nel caso della scadenza del visto. Concordo sul fatto che ci voglia più controllo: ad esempio, se c’è un clan di mendicanti nigeriani che infastidisce le persone, questo rischia di aumentare il razzismo e la generalizzazione, e sfavorisce l’integrazione. Tra i tanti pregiudizi da sfatare c’è poi il fatto che gli extra-comunitari “rubano” le case agli italiani quando solo il 17 % degli extracomunitari usufruisce del servizio ATER. A Trieste, oltre ad avere diversi istituti scientifici e culturali internazionali, per fortuna possiamo contare anche su una personalità come Gianfranco Schiavone che con ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà) si occupa dei problemi dei rifugiati  che promuove iniziative di condivisione e integrazione.

Héctor Sommerkamp al Festival del Cinema Latino Americano (2012) © Francesco Romagnoli

Héctor Sommerkamp al Festival del Cinema Latino Americano (2012) © Francesco Romagnoli

E lei perché ha scelto Trieste?
Sono venuto in Italia dal Perù 40 anni fa per studiare Scienze Politiche. Poi sono diventato lettore all’Università degli Studi di Trieste per le Facoltà di Scienze Politiche ed Economia e Commercio. Sono imprenditore e mi occupo di co-organizzare mostre sul Perù (tra le più importanti “Oro, riti e miti dell’antico Perù” a Gorizia nel 1997 e “Inca: origine e misteri delle civiltà dell’oro”a Brescia nel 2010, nda). Trieste è una città culturalmente interessante, e ormai il mio mondo è qui.

Scritto da eleonora molea

Archeo-antropologa con la passione per il Carso quanto per le Ande, cittadina del mondo, attenta e consapevole alle piccole azioni quotidiane. Ha a cuore il rispetto della Natura e delle tradizioni locali in un’ottica di decrescita felice, chiavi di volta per un "buen vivir" sociale.
Si occupa di comunicazione, della valorizzazione del patrimonio culturale, della salvaguardia dell’ambiente e di tutte le buone pratiche che aiutano a coltivare un'ecologia anche mentale e un benessere psicosomatico.

3 comments

  1. Scopro da questo articolo che Serbia, Croazia, Bosnia, Ucraina e Bielorussia sono nazioni … extraeuropee! Bisognerebbe avvisare qualcuno a Bruxelles, visto che la Croazia è stata addirittura ammessa nell’Unione Europea :-)
    A parte ciò, sorprende l’assenza nella consulta di rappresentanti di altre comunità, extraeuropee e non, piuttosto rilevanti numericamente a Trieste: quella cinese, quella turca, quella albanese e kossovara, ecc.
    Magari una domanda al sig. Sommerkamp sulle ragioni di questa assenza, sarebbe stato opportuno farla. Così come una domanda sull’esistenza o meno di tensioni tra le diverse comunità (tra croati, bosniaci e serbi, ad esempio…). Sarà per un’altra volta.

  2. Grazie per darmi l’occasione di precisare alcune cose. Innanzitutto, l’intervista a Sommerkamp è stata fatta a maggio, molto prima degli ultimi avvenimenti che hanno visto protagonista la comunità kosovara di Trieste. In questa sede si è preferito trattare altri argomenti, ma ci saranno sicuramente altre occasioni per sviluppare meglio delle riflessioni sul tema dei rapporti tra le comunità, magari nel prossimo numero del Konrad. Per quanto riguarda i membri della Consulta, da statuto “vengono scelti dal Consiglio Comunale sulla base dei CV presentati e più numerosa nel territorio è la comunità di appartenenza maggiore sarà il numero dei suoi rappresentanti in Consulta”. Le elezioni degli attuali componenti della Consulta sono avvenute 4 anni fa quando ancora la Croazia non era entrata nell’Unione Europea. Di fatto gli altri paesi, pur essendo dentro i confini dell’Europa, non aderiscono alla UE. Non serve scomodare Bruxelles…

    • simonetta lorigliola
      simonetta lorigliola
      Rispondi

      Sì ma l’Europa non si esaurisce nella UE… E scrivere “comunità extraeuropee” significa riferirsi a comunità che arrivano da Paesi appartenenti all’Europa in quanto continente, non in quanto Unione.

      A parte ciò, devo dedurre dalla risposta che nessun turco, cinese, kosovaro, albanese, ecc. ha mai presentato il CV al Comune? Se così è, il fatto mi pare curioso e forse anche un po’ preoccupante per la Consulta stessa: potrebbe significare infatti che nessun appartenente e queste comunità sia interessato ad esservi rappresentato.

      Chissà cosa ne pensano Sommerkamp ed i consiglieri comunali.

      Quanto alle tensioni tra le comunità, non era certo necessario attendere i recenti fatti di cronaca (del resto alquanto “pompati” dal PICCOLO, secondo me), per ipotizzare che qualche tensione possa esserci. Non a caso citavo croati, serbi e bosniaci: c’è stata una guerra una ventina d’anni fa, che ha coinvolto questi popoli e le eredità nefaste di quella guerra – basta leggere i giornali – sono lungi dall’essere superate o dimenticate… Sarebbe interessante sapere se, per ipotesi, qualche traccia di quei conflitti cova sotto la cenere anche a Trieste. E, in tal caso, se la Consulta possa svolgere un qualche ruolo pacificatore.
      Dario Predonzan

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