Incidenti stradali inevitabili?

TRASPORTI E AMBIENTE

Incidenti stradali inevitabili?

Ancora morti e feriti sulle nostre strade: con la moderazione del traffico possiamo salvare molte vite

di Andrea Wehrenfennig 

Gli incidenti stradali sono un grave problema di salute pubblica, che si tende a trascurare e rimuovere. Per l’OMS sono la nona causa di morte nel mondo fra gli adulti, la prima tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni e la seconda per i ragazzi dai 10 ai 14 e dai 20 ai 24 anni.

L’ONU e l’UE hanno posto l’obiettivo di dimezzare il numero di vittime (morti e feriti con lesioni gravi) entro il 2020. In Italia grazie alle misure per la sicurezza stradale c’è stata una diminuzione dei morti (da 7.096 nel 2001 a 3.381 nel 2014) e dei feriti (da oltre 373.000 nel 2001 a 251.000 nel 2014), ma si tratta di cifre inaccettabili: quasi 10 morti al giorno, una strage silenziosa, con costi umani, sociali ed economici enormi. In base alle stime del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, il costo totale degli incidenti stradali con lesioni a persone ammonta a circa 17,5 miliardi di euro nel 2015.

Tuttavia siamo ancora lontani dall’obiettivo: nel 2015 in molti paesi dell’UE sono aumentati i morti per incidenti stradali rispetto all’anno precedente. Anche in Italia, per la prima volta dopo 15 anni, la mortalità è aumentata invece di diminuire (3.419 morti di fronte ai 3.381 del 2014). Ha pesato l’aumento delle vittime sulle autostrade, le strade extraurbane e le strade urbane dei grandi comuni. In Italia gran parte degli incidenti stradali con lesioni a persone avviene sulle strade urbane (circa 130.000 incidenti su un totale di quasi 174.000 nel 2015), ma sono meno gravi, con meno morti (1.495 nel 2015) rispetto alle autostrade e strade extraurbane (1.924 nel 2015). Qui emerge la fondamentale causa degli incidenti, cioè la velocità, insieme al mancato rispetto delle regole di sicurezza e precedenza e alla distrazione causata da cellulari e dispositivi elettronici.

La Regione FVG dispone di una banca dati (sistema Mitris) per la sicurezza stradale, in cui confluiscono i rilevamenti delle polizie nazionali e municipali. I dati sono georiferiti e integrati con i database sanitari, in modo da rivelare i “punti neri” per gravità e frequenza, per poter dare la priorità agli interventi di messa in sicurezza. Ma oltre a ridurre la pericolosità dell’infrastruttura stradale (per esempio con le rotonde), la Regione e i Comuni devono intervenire sulla mobilità quotidiana con diversi interventi. Nelle città e paesi si devono attuare le misure di moderazione del traffico. Si tratta di separare i flussi di scorrimento dalle zone residenziali, dove si può applicare il limite dei 30 km/h. Questo ha senso se la strada viene resa nuovamente praticabile per i ciclisti e i pedoni, con spazi verdi e vivibili per tutti, ma soprattutto per gli “utenti deboli”, cioè bambini e anziani, che sono quelli che più vengono sacrificati dal modello attuale di mobilità.

La Regione ha già stanziato dei fondi per le zone 30, ma bisogna estendere ovunque queste esperienze. Oltre agli interventi di emergenza, che rallentano e restringono con isole salvagente le corsie di strade troppo larghe e pericolose, si possono introdurre modifiche al tracciato e all’uso delle strade residenziali per rallentare “naturalmente” il traffico senza impedire l’accesso alle auto. Per ridurre gli incidenti della mobilità extraurbana servono maggiori controlli sulla velocità e sul mancato rispetto delle distanze di sicurezza. E il trasporto merci su camion, spesso legato a terribili incidenti stradali, potrebbe essere parzialmente sostituito dal trasporto intermodale e ferroviario.

Resta una componente importante degli incidenti che non può essere scaricata sulle istituzioni, ma dipende direttamente dai comportamenti e dalle (cattive) abitudini dei singoli: pensiamo alle terribili conseguenze, prima di causare danni e dolore a causa della fretta e dell’imprudenza.

www.trasportiambiente.it

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *