In diretta da Pechino: la parata, il silenzio e una bicicletta

Riceviamo ora da Stefano Fabris, in diretta da Pechino dove si è svolta stamattina, nella piazza Tian’anmen,  la parata ufficiale per le celebrazioni dei 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Coloro che hanno assistito alla parata erano le uniche persone, oltre ai militari, dentro un silenzio irreale, insolito per una megalopoli di norma alle prese con traffico e aria inquinata.

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Pubblichiamo di seguito il resoconto di Stefano Fabris

Cari amici, ho appena vissuto una giornata particolare. Ho pensato che potrebbe interessare a qualcuno di voi, da qui la lista un po` estesa… Un’esperienza di socialismo cinese (e di turismo pechinese) incredibile, descritta appena rientrato in albergo.

Una premessa:
da qualche giorno Pechino è una cittá straordinaria: poco traffico, clima meraviglioso, qualità dell’aria e colore del cielo dolomitici… Scopro ieri sera leggendo un giornale locale in inglese le misure che hanno portato a questo:
1) da 10 giorni solo chi ha un permesso speciale può circolare con la macchina
2) tra questi, si circola a targhe alterne
3) moto proibite. per fare benzina ad una moto ci vuole un permesso (in effetti non ne ho vista nessuna)
4) moto elettriche, solo quelle con la targa
5) non si sa quante fabbriche e centrali a carbone abbiano chiuso, ma credo praticamente tutte nell’arco di Km!
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Da ieri sera:
zona attorno al mio albergo: clima da coprifuoco, esercito per strada, un soldato in divisa ogni 50 m sulle strade principali. Sulle strade secondarie un volontario in divisa ogni 50 metri, con polo azzurra e fascetta rossa sul braccio (i giornali parlano di 900.000 di questi volontari …). Traffico ridotto a zero. Metropolitane ferme dalle 8. Fermate delle metropolitane presidiate dall’esercito e sprangate. Sottopassaggi presidiati.
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Nel mio albergo (che si trova vicino alla strada in cui passa la parata) hanno installato un metal detector, all’arrivo mi hanno controllato prima di farmi salire. É pieno di gente con un pass al collo, alcuni assai seri.
Leggo sul giornale: nella zona non ben definita attorno a piazza Tian’anmen e in un altra zona che non ho capito dove si trovi, vige la legge marziale. Cosa questo significhi non ho idea e ho pensato che fosse meglio non andare a vedere cosa volesse dire…
Aeroporti chiusi, no-fly zone su tutta la provincia
Stamattina: la sala della colazione dell’albergo, di solito deserta,  é gremita di cinesi con aspetto da agenti di sicurezza, microfoni e auricolari. Il resto sono assistenti o altri con il pass al collo. La televisione fa passare in continuo immagini sul percorso della parata, su reduci della guerra, sul segretario generale del partito Xi Jinping che predica, etc etc.
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Esco per andare a vedere la parata. Scopro già nel cortile dell’albergo di essere nella zona di alta sicurezza, i servizi segreti non mi vogliono fare uscire dall’albergo perché nella zona può circolare solo chi ha quel pass al collo. Insisto con l’agente che ne va a chiamare un altro…  insomma si forma un capannello che alla fine decide di scortarmi in fondo ad una strada in cui possono camminare i comuni mortali senza il pass. La parata quindi è off limits per i cittadini.
Sfilano a migliaia per circa 15 Km su un viale del centro di Pechino con un pubblico ridotto a pochi eletti. Quindi entrano in piazza Tian’anmen dove ci sono gli alti papaveri della nomenklatura, schierati.
Mi ritrovo quindi nella zona libera, chiuso fuori dall’albergo fino a circa le 14. Strade deserte, un silenzio assoluto, tutti i negozi sprangati, qualche passante, qualche taxi. So che ci saranno dei passaggi di aerei, elicotteri e altri mezzi.
Decido di cercare un posto per vedere almeno quelli.
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Penso che il grande Parco Benhai nel centro possa essere una buona idea, ma é lontanissimo, almeno 8-9 Km. Fa caldo, c’é il sole, non ho voglia di farli a piedi. Trovo un taxi che é disposto a portarmi lì. La radio trasmette un discorso di un politico (forse proprio Xi).
Le uniche parole che capisco sono Mao Zedong, che si ripetono in continuo.
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Nel tragitto il taxi passa dallo stradone all’estremità nord della città proibita, a poco più` di 1 Km da piazza Tian’anmen. La strada é deserta, solo il mio taxi e qualche macchina con i vetri scuri, ma i marciapiedi sono pieni di gente. Chiedo al tassista di fermarsi e di lasciarmi lì. Mi metto sul marciapiede assieme alla folla. Non si sente niente, ogni tanto qualche urlo/applauso in lontananza. Sono tutti con telefonini e tablet e seguono la TV ufficiale che trasmette (in diretta?? boh!) la parata e i discorsi dei vari politici.
Parassito sui tablet dei miei vicini per vedere. Passano gli aerei, tipo Frecce tricolori, poi elicotteri, aerei da combattimento, etc etc.
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Mi rompo un po’ le palle e, visto che le strade sono deserte, mi viene l’idea di provare a noleggiare una bici.
Non sono lontano dai laghi Houhai, dove abbiamo più volte noleggiato le bici con Nico e le bimbe. Passo tra gli hutong pieni di bandiere comuniste ma ancora uno stradone mi separa dai laghi. Impossibile attraversare. Esercito dappertutto, polizia, transenne. Provo a chiedere dove si puó attraversare, l’espressione della guardia significa: dimentica.
Dopo qualche secondo passa una colonna di decine e decine di carri armati di tutti i tipi … in effetti aveva ragione.
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Finisce la colonna e aprono un sottopassaggio, raggiungo i laghi ma è tutto chiuso. Un posto dove c’è sempre un casino infernale a tutte le ore, pieno di Caffè, negozi, baretti, night club, etc … Tutto chiuso. Ma INCREDIBILMENTE riconosco la signora da cui prendevamo sempre le bici.
Il negozio è chiuso ma lei sta fuori, seduta su una sedia, guardando i pochi passanti. Le chiedo se mi noleggia una bici e mi dà l’unica bici che ha lì vicino, forse quella che ha usato lei. Minuscola e da donna, seduto con le ginocchia che mi arrivano ai denti ad ogni pedalata, giro felice per le strade deserte di Pechino con il cielo blu e nessuna macchina.
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La parata sta per finire e pian piano iniziano a comparire le bici dei locali, poi via via anche le macchine, riapre la metropolitana, riinizia il casino e il caos.
Stefano Fabris, da Pechino

Scritto da simonetta lorigliola

simonetta lorigliola

Simonetta Lorigliola, studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste.
ha collaborato con "EV. Vini. Cibi Intelligenze", la rivista di Luigi Veronelli. Dal 2004 al 2010 ha diretto la Comunicazione sociale e le Campagne per Altromercato, la maggiore organizzazione di commercio equo e solidale italiana per la quale ha fondato il progetto IlCircolodelCibo. Autrice di pubblicazioni su origini e storia, ha recentemente pubblicato "È un vino paesaggio" (DeriveApprodi, Roma, 2017) È stata tra gli ideatori del progetto "t/Terra e libertà/critical wine" che ha organizzato decine di eventi in tutta Italia. Oggi collabora con il Seminario Veronelli. Scrive su Konrad dal 2012 e da ottobre 2015 ne è la direttrice.

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