Il sale della terra. Il fotografo Sebastião Salgado magnifico protagonista del film di Wim Winders

Quando due anni fa il film di Wim Wenders “Il sale della terra” uscì nelle sale cinematografiche triestine, rimase in cartellone per quasi due mesi. Per chi non ne avesse ancora goduto la visione, è oggi disponibile il DVD: anche nelle dimensioni ridotte di un apparecchio televisivo l’impatto visuale dell’opera rimane stupefacente.
“Gli uomini sono il sale della terra”, recita un antico proverbio, e a esso è ispirato il titolo del film.
Conoscevo di fama Sebastião Salgado e avevo avuto modo di ammirare alcune delle sue splendide immagini in occasione di mostre fotografiche. Oggi voglio esprimere tutta la mia ammirazione per il monumentale documentario che il regista tedesco Wim Wenders ha dedicato alla vita e alle opere del grande fotografo brasiliano.

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Wim Wenders, classe 1945, uno dei più importanti registi cinematografici che la Germania abbia prodotto nel XX secolo, ha messo tutto il suo talento nel girare un film su uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi, da sempre attivo nel campo della militanza politica e sociale.
Da questo connubio è nato un vero capolavoro.
Guardando le straordinarie immagini che scorrono, fin dai primi fotogrammi, si intende pienamente il significato della parola “fotografia” che deriva dal greco antico e vuol dire “disegnare con la luce”.
Fotografo umanista della miseria e della tribolazione umana nato in Brasile nel 1944, Salgado ha raccontato l’avidità di milioni di ricercatori d’oro brasiliani sprofondati nella più grande miniera a cielo aperto del mondo (Other Americas – 1984), ha denunciato i genocidi africani (1986-1987), ha immortalato i pozzi di petrolio incendiati in Medio Oriente (1991), ha testimoniato i mestieri e il mondo industriale dismesso, ha perso la fede per gli uomini davanti ai cadaveri accatastati in Rwanda e alle tragedie delle migrazioni umane (1991-1993).
Da quel momento, per molti anni, ha dedicato la sua vita a illustrare le bellezze della natura (Genesis –2003- 2013) e gli aspetti positivi della vita umana (La mano dell’Uomo – 2002).
Tutte le immagini fotografiche presentate sono rigorosamente in bianco e nero, mentre alcune parti del documentario girate a colori sono state realizzate con la collaborazione del figlio di Salgado, Juliano Ribeiro.
Assolutamente sconsigliata la visione del film nella versione in italiano. Molto meglio quella con i sottotitoli nella quale si sentono le voci originali dei protagonisti.
Negli anni più recenti Sebastião Salgado ha utilizzato il proprio patrimonio personale per creare, nella vasta fazenda che la sua famiglia possiede in Brasile e che si era ridotta ad un arido deserto a causa della prolungata siccità, un progetto di ripopolamento animale e vegetale battezzato “Instituto Terra”, grazie a quale migliaia di ettari di terreno improduttivo nel giro di alcuni anni sono stati trasformati in un vero e proprio paradiso naturale. Salgado lo ha donato al Governo brasiliano affinchè lo trasformasse in un grande parco pubblico. Non solo un immenso artista, ma anche un uomo impegnato a fondo sul fronte della difesa ambientale.

Il sale della terra è un film che emoziona intensamente e che mi ha segnato profondamente, provocando un vero diluvio di sensazioni: un’opera d’arte di fronte alla quale nessuno può rimanere insensibile. Non mi resta che consigliarne la visione a tutti coloro che amano la natura e hanno a cuore il destino del nostro pianeta.

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Scritto da gianni ursini

gianni ursini

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