Il patrimonio dell’umanità

Asia centrale ed Afghanistan tra ricerca archeologica e geopolitica nel libro di Maria Morigi

Che ruolo ha la ricerca archeologica per comprendere la complessità dell’oggi?

Il legame tra archeologia e geopolitica è praticato ancora poco da studiosi e ricercatori. Forse perché nelle accademie e nell’immaginario comune vige un’idea di “archeologia” antica, stantìa, per lo più classicista nel contemplare “la bellezza” o la tipologia stilistica dei reperti. Ma le tracce del passato si dovrebbero soprattutto leggere come testimonianze di cultura materiale, prodotti di una civiltà e tappe di un percorso che trova il suo senso nel momento presente. Ciò è quanto emerge ne “Il patrimonio dell’umanità: geopolitica, civilizzazioni, ricerca archeologica in Asia centrale ed Afghanistan” (Anteo Edizioni, novembre 2016), il nuovo libro di Maria Morigi, già autrice di “Appunti cinesi”(ed. Clast, 2014), archeologa e insegnante, esperta della Storia delle Religioni e del patrimonio dell’Afghanistan.

Palmira

Il sito archeologico di Palmira

L’autrice ci propone un viaggio, nel tempo e nello spazio, in Asia centrale, un’area vastissima e complessa per le culture e per le geografie che la compongono. Particolare attenzione è dedicata all’Afghanistan, un paese che tutt’ora, in particolare dopo l’11 settembre del 2001, “bombarda” quasi quotidianamente i nostri telegiornali ma di cui conosciamo molto poco. Questo libro conduce il lettore nella storia dell’umanità, sin dalle origini della civiltà e delle religioni, come il buddhismo e l’islam.

Diventa doverosa una riflessione sul ruolo dell’archeologia oggi: predata, distrutta, sottovalutata. L’archeologia è simbolo della ricchezza culturale e della memoria storica, e viene appositamente distrutta per obliare con sé le tracce di un culto o per annichilire un popolo (come fu per i Buddha di Bamiyan in Afghanistan, fatti esplodere dai talebani), ma viene anche depredata per la vendita dei reperti al mercato nero per sovvenzionare il traffico d’armi. Ricorderemo tutti Khaled Assad, l’archeologo custode di Palmira, assassinato crudelmente nell’agosto del 2015 da militanti dell’ISIS con l’accusa di essere “apostata e partigiano del regime sciita” perché si opponeva allo scempio del sito archeologico più importante della Siria.

L’archeologia diventa anche riscatto di un popolo, quando essa viene tutelata dall’UNESCO come nel caso del Museo di Kabul, che ha ricevuto assistenza internazionale per la catalogazione e messa in sicurezza dei reperti (ne sono stati recuperati oltre 8 mila) nonché per l’ampliamento della struttura espositiva. Meno noto è forse il caso di Mes Aynak, il “piccolo pozzo di rame”, uno dei punti più significativi della via della Seta recentemente diventato “il più importante investimento straniero nella storia dell’Afghanistan” in cui i Cinesi, interessati allo scavo delle risorse, si impegnano reclutando uno stuolo di mille archeologi a tutelare i reperti trovati in situ.

L’Asia centrale, definita un tempo l’Heartland, è un territorio vastissimo e strategico che è da sempre teatro dei “Grandi Giochi” coloniali di sfruttamento delle risorse. Tra queste senza dubbio gli idrocarburi (“nel corso del secondo conflitto mondiale e della guerra fredda (…) fungeva da bacino energetico per la macchina bellica comunista”), ma anche l’acqua (come si evince dalla rapida desertificazione del lago d’Aral). Gli attori in questo gioco sono stati diversi, in un delicato equilibrio tra meriti e colpe, in particolare la Russia. Numerosi sono gli esempi riportati in questi libro riguardo a siti emblematici come la Valle di Fergana, “la sintesi di ogni contraddizione”, il cuore dell’Islam centroasiatico, oggi “una polveriera pronta a saltare”. Numerose mappe e fotografie accompagneranno il lettore in questo viaggio, che consiglio di intraprendere, poiché conoscere è il primo passo per tutelare e preservare il patrimonio di queste terre, ovvero il patrimonio dell’umanità.

Patrimonio dell'umanità_Morigi_copertina

 

Il libro verrà presentato lunedì 6 febbraio alle ore 18 al Circolo Aziendale Generali in via Filzi 23 a Trieste, al VII piano.

Dialogheranno con l’autrice Eleonora Molea, Klaus Fabian, Roberto Dedenaro

 

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Scritto da eleonora molea

Archeo-antropologa con la passione per il Carso quanto per le Ande, cittadina del mondo, attenta e consapevole alle piccole azioni quotidiane. Ha a cuore il rispetto della Natura e delle tradizioni locali in un’ottica di decrescita felice, chiavi di volta per un "buen vivir" sociale.
Si occupa di comunicazione, della valorizzazione del patrimonio culturale, della salvaguardia dell’ambiente e di tutte le buone pratiche che aiutano a coltivare un'ecologia anche mentale e un benessere psicosomatico.

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