Il museo etnografico di Buie

Piccolo cuore d'Istria che pulsa tra tradizione e futuro

Praticando vie meno note, fuori dal turismo di massa dell’alta stagione, le sorprese sono dietro l’angolo. Così è stato per me il Museo Etnografico di Buje. Il museo si trova in Piazza Libertà, nel centro storico del paese, e dall’esterno ha le sembianze di una casa. Il Museo si erge su un sottopassaggio, ossia la Porta secondaria che faceva parte dell’ultimo recinto difensivo. Dal 1970 custodisce manufatti della cultura materiale del territorio buiese. L’esposizione si sviluppa su quattro piani e ha come filo conduttore la vecchia casa istriana e gli ambienti di lavoro. Dal 2010 al piano terra è aperta la Galleria civica “Orsola“.

Scale in pietra conducono all’ingresso in cui si trova lo spazio più importante della casa, ovvero la cucina, rappresentata dal basso fogoler. Sulla parte inferiore della cappa del camino (napa) una mensola di legno, spesso ornata, ospitava recipienti ed utensili. Accanto c’erano anche altri accessori indispensabili, come le stoviglie in terracotta avvolte da fil di ferro per una maggior resistenza, caliere in rame e altro. Appesa al muro si trovava la scansia in cui si sistemavano i piatti e altre stoviglie leggere (scudele, bocalete, botasi). Completavano l’arredo panche, cassapanche, sedie e treppiedi.

Delle strette scale conducono al secondo piano, ovvero la stanza da letto. Nei villaggi più poveri si dormiva su di un pagliericcio riempito di foglie di granoturco, detto paion, posto su una tavola sorretta da cavalletti di legno. Spesso non si usavano le lenzuola ma ci si coricava vestiti, coperti nella stagione fredda da una grossa e ruvida coverta.

Di particolare interesse è l’esposizione dell’artigianato tessile con il telaio, il filatoio e altri mezzi caratteristici con i quali si lavoravano la lana e la canapa: le gradase per la scardatura, le conocchie per la filatura e gli arcolai per l’avvolgitura del filato finito. Nella sala sono rappresentati anche i vari oggetti tessili fabbricati dai tessitori rurali.

Nell’ultimo piano sono esposte delle cassapanche finemente intagliate ed è la sala espositiva per mostre temporanee.

Nel piano terra del museo è racchiuso lo spazio più rustico, in cui sono rappresentati i tipici ambienti dell’agricoltura e dell’artigianato. Sono ricostruiti gli ambienti per la lavorazione delle olive con il frantoio per la molitura con macina in pietra, il grande torchio di legno per la spremitura e le pile contenitori in pietra, con coperchio di legno per la conservazione dell’olio. La fucina del fabbro è riproposta al completo con il mantice, l’incudine, le morse e il tornio. Altri attrezzi per il lavoro nei campi testimoniano che questa zona era terra della vite e dell’ulivo già dai tempi più remoti.

Il Museo etnografico di Buie, tra i più piccoli dei 32 musei della regione istriana, partecipa sempre a progetti a livello nazionale, come ad esempio i progetti educativi dell’Associazione museale croata.

Racconta la curatrice Tanja Šuflaj che il tema affrontato l’anno scorso era quello della sostenibilità, in sintonia con quanto proposto dall’ICOM per la Giornata Internazionale dei Musei: “Un Museo per una società sostenibile”, al fine di dare spazio a nuove idee ed espressioni creative valorizzando al contempo la missione del museo, ossia rendere la cultura accessibile a tutti, soprattutto alle persone più giovani e fragili. Assieme al Centro per l’Inclusione e il Sostegno nella Comunità, il museo ha creato il progetto: “Il vecchio per il nuovo: l’utilizzo dello spreco“. Attraverso dei laboratori, i rifiuti hanno preso vita grazie all’immaginazione e alla creatività dei partecipanti, in parte ispirati anche dalle opere dell’artista triestino Jan Sedmek. Le opere create, che potevano essere acquistate attraverso donazioni, sono state esposte in una mostra itinerante.

Il museo collabora anche con le scuole locali, sia di lingua italiana che croata, per educare fin da piccoli riguardo a tutti gli aspetti della cultura e del paesaggio.

I piccoli musei spesso racchiudono grandi tesori. Non solo per le importanti testimonianze antropologiche di cultura materiale esposte, come nel caso di Buie. A fare la differenza è l’accoglienza di un museo-casa, estremamente vivo e partecipativo, capace sia di affascinare turisti “foresti“ che di coinvolgere la propria comunità. Che forse è la sfida più difficile, e pienamente vinta in questo caso!

Scritto da eleonora molea

Archeo-antropologa con la passione per il Carso quanto per le Ande, cittadina del mondo, attenta e consapevole alle piccole azioni quotidiane. Ha a cuore il rispetto della Natura e delle tradizioni locali in un’ottica di decrescita felice, chiavi di volta per un "buen vivir" sociale.
Si occupa di comunicazione, della valorizzazione del patrimonio culturale, della salvaguardia dell’ambiente e di tutte le buone pratiche che aiutano a coltivare un'ecologia anche mentale e un benessere psicosomatico.

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