Il Museo dell’Altro e dell’Altrove. Integrazione e autogestione a Roma

– di Fabiana Salvador –

Veronica Montanino, Stanza dei giochi

Veronica Montanino, Stanza dei giochi

Via Frenestina 913,  periferia est di Roma. Metropoliz, città meticcia. Una città nella città. Ai margini del sistema, un ex salumificio abbandonato da tempo, occupato nel 2009 da 200 senzatetto italiani e stranieri provenienti da tutto il mondo. Famiglie intere. Persone senza lavoro, casa, cibo, felicità. Per loro non esiste l’uguaglianza sostanziale. Per loro i diritti sanciti dalla Costituzione non sono garantiti.

Nel 2011 Giorgio De Finis e Fabrizio Boni, antropologi e film maker, coinvolgono i metropoliziani in un progetto che è sfida e provocazione. All’interno dell’ex fabbrica viene girato un documentario, Space Metropoliz, per raccontare la povertà e la marginalità, e avvicinare lo spettatore a una realtà che nessuno vorrebbe vedere, attraverso il gioco dell’arte e del cinema. Partecipano filosofi, scienziati, astronauti, decine di artisti e soprattutto gli abitanti di Metropoliz. Viene costruito un “razzo” per andare sulla luna, il più vasto spazio pubblico presente nel sistema gravitazionale terrestre, dove è vietata la proprietà privata e bandito l’uso delle armi; metafora di un mondo dove tutto è ancora possibile, dove le regole del vivere insieme possono ancora essere decise insieme. La luna al popolo, fra gli slogan più rappresentativi. Un modo per mettere in vetrina lo scempio ma soprattutto per regalare un sogno a persone schiacciate dal peso dei bisogni, dove avere un progetto per la salvezza rappresenta già un passo per raggiungerla. Non risolutivo, certo, anche perché lo sgombero potrebbe essere immediato.

A 30 metri di altezza viene innalzato un grande telescopio, un monumento di arte contemporanea, un’insegna per la città meticcia. Altri interventi vengono offerti da artisti concettuali, astratti, figurativi, relazionali, surrealisti pop o solo pop, street e performativi che lavorano in situ, negli spazi comuni e sulle mura delle singole dimore, in mezzo a non poche difficoltà. Vivaci e dinamiche le loro opere esprimono la lotta per l’integrazione sociale e per la difesa della dignità. Lotta per la sopravvivenza che genera una realtà multietnica, pluriculturale, tangibile e vera. L’energia e l’entusiasmo.

Al termine delle riprese del film, questi lavori costituiscono una collezione di tutto rispetto. Nasce così il MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove, dove per Altro si intende la diversità che ci caratterizza, e per Altrove, la Luna. Se ne parla con interesse alla Tate Modern di Londra. Di recente è stato pubblicato il catalogo delle opere, intitolato Forza Tutt*, a sostegno di uno sforzo corale. Ma il museo continua a crescere quotidianamente. Si crea a stretto contatto con gli abitanti, mentre i bambini giocano rumorosamente e le pietanze cuociono sul fuoco. Un museo abitato. Un museo che è innanzitutto relazione. Le proposte vengono discusse collettivamente passando per l’assemblea generale. Il MAAM si autofinanzia: aperto il sabato al pubblico, ai visitatori viene chiesto un piccolo contributo che va direttamente alle famiglie per il loro sostentamento.

Rappresenta uno spazio artistico in cui esprimersi liberamente. Un super-oggetto di arte condivisa. Tra gli obiettivi, quello di alzare una “barricata” d’arte a difesa dell’occupazione. Uno scudo protettivo. Lo smantellamento significherebbe la distruzione di opere di valore riconosciuto.

Metropoliz e il MAAM insegnano che occupare vuol dire prendersi cura di un luogo, che può essere trasformato insieme e che le persone possono essere grandi motori di rigenerazione.

L’arte può cambiare il mondo? Il mondo ha sicuramente bisogno dell’arte ma soprattutto di persone coraggiose che possano immaginare il diverso possibile, oltre i meccanismi della società esistente. E lottare per questo. Una critica degli spazi, dei tempi del vivere e dell’abitare. Una nuova convivenza urbana. Anche attraverso l’arte.

Metropoliz ha ricevuto una menzione speciale del Premio Internazionale Marisa Giorgetti per la Sezione Diritti Umani, assegnato il 29 aprile 2015 presso il Teatro Miela di Trieste.

Scritto da fabiana salvador

fabiana salvador

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