Il lupo non l’ho incontrato

– di Riccardo Ravalli –

monte_penna2

Il lupo non l’ho incontrato. Ho invece visto le lucciole, dopo anni ormai, stupito da queste luci effimere che parlano di un mondo agreste e pulito, così lontano dalle nostre città. C’erano anche i cinghiali che nottetempo si aggiravano tranquilli tra le tende.

È stata una vacanza double face: arte e natura, in sintonia con la magia dei luoghi.

Ho incontrato un sogno: Piero della Francesca che, dopo aver creato capolavori sublimi, è morto cieco; si sa solamente che un bambino si curava di lui negli ultimi tempi, guidandone i passi nell’oscurità.

Altre testimonianze: quelle della spiritualità francescana che, ancor oggi, è forse un punto da cui ripartire. Ancora arte e storia, lungo un itinerario di ben 400 km a piedi, tra Liguria, Toscana ed Romagna, il Grande itinerario Apuano Appenninico e la Grande Escursione Appenninica, con un’insolita concentrazione di genialità: Michelangelo è originario di queste zone, comprese tra Arno e Tevere. Sarà stato il farro? Forse si potrebbe provare a seminarlo anche altrove.

E Camaldoli dove colpisce la tradizionale cura degli alberi, gli abeti bianchi che, ancor oggi, svettano in mezzo ad un mare di faggi, aceri, querce e castagni. Una foresta da scoprire anche attraverso antichi percorsi medioevali, ancora in parte conservati, mentre talvolta alcuni sentieri, ben più recenti che la mappa riporta, vengono in realtà interrotti da staccionate di cacciatori, di agricoltori e ci si perde nella modernità. Ma così facendo, risalendo la rupe calcarea, arriviamo anche al Monastero della Verna, lungo l’antico percorso che si inerpica dalla sottostante località detta la Beccia.

L’esperienza del viaggiare a piedi in foresta, la possiamo proprio rivivere qui, una delle più estese superfici d’interesse naturalistico, superstiti in Europa. Ben 36.000 ettari di aree naturali, a due passi dal campeggio vicino a Poppi, dove siamo alloggiati, ottimamente gestito dalla Signora Graziella. Ci consiglia: seguite la “Via dei Legni”, un antico percorso che veniva utilizzato per trasportare il legname; si cammina sul crinale che si snoda dalla località Prato alla Penna, poco sopra l’Eremo di Camaldoli, costeggiando la Riserva naturale integrale di Sasso Fratino. Si può arrivare in cima al Monte Penna ed ammirare questo universo verde e scorgere, in lontananza, nelle serene giornate d’inverno, sia il Tirreno che l’Adriatico. Ma la zona è così ricca di percorsi ed itinerari tanto che, aggiunge, turisti stranieri, muniti di dettagliatissime mappe, hanno trascorso 10 giorni esplorando in mountain bike percorsi che nemmeno lei conosceva bene.

In effetti, sarebbe ora di riscoprire i mille tesori che le foreste racchiudono, magari proprio quest’anno in occasione dell’Anno Internazionale delle Foreste, iniziativa promossa dall’ONU. Peraltro in Toscana, già dagli anni ’80 – ’90, sono state avviate iniziative pubbliche per potenziare la rete di aree d’interesse naturalistico, creare corridoi ecologici, di collegamento tra le aree protette, quali presupposti di un turismo consapevole e corretto. Il fine è una tutela concreta del territorio, compatibile con nuove iniziative di lavoro per i giovani. Forse un altro scopo, educativo, è ancora più importante, per tutti noi: il prendersi il tempo necessario non solo per conoscere l’ambiente e le sue caratteristiche naturali ma anche per conoscere e parlare con le persone che questo ambiente vivono e plasmano ogni giorno e diventare in qualche modo, portatori sani di un approccio più consapevole ed equilibrato con gli spazi che visitiamo e viviamo. Nella zona del Parco delle Foreste Casentinesi e del Monte Falterona, lo sviluppo del patrimonio forestale si deve in gran parte alla pioggia ed all’umidità del Tirreno che i venti scaricano sui rilievi, in particolare

sulla parte sommitale dei versanti occidentali della catena appenninica. Contribuiscono a mantenere questo ecosistema anche la roccia arenacea ed argillosa, il cosiddetto “Macigno”, tanto simile al nostro masegno, e la scarsa presenza antropica. Si respira infatti un’aria di pace, anche se d’inverno con neve e magari con il lupo, tornato a ricolonizzare queste ed altre zone, l’impressione può essere diversa. Ai piedi dei rilievi, invece, i colori, la flora, l’ambiente sono mediterranei, quelli a noi vicini dell’olivo, dei cereali, del farro e dell’avena, della vite. Poco più in là, lo spazio è scandito dalle righe verde scuro dei cipressi che orlano le basse ed ondulate crete senesi, paesaggio plasmato dall’uomo e sfondo di affreschi e quadri, che speriamo di poter ancora ammirare dal vero. Pure quest’ambiente idilliaco è stato teatro di battaglie più o meno sanguinose, di lotte, di passioni e tragedie che fanno parte della nostra storia. Tutto questo traspare, adesso, nei modi cortesi ma arguti delle persone che, pur costrette a vivere i nostri stessi tempi moderni, sanno guardare in faccia il vicino, il turista, con un’umanità che, altrove, fatti di cronaca e di follia contribuiscono a erodere, come un lume che si allontani sempre più, sul punto di spegnersi.

 

Scritto da riccardo ravalli

riccardo ravalli

Iscritto fin quasi dalla nascita ad una Sezione di Trieste del CAI, secondo una tipica usanza triestina, ho coltivato la passione per l’esplorazione e la conoscenza di tutti gli ambienti naturali: dalle grotte del Carso all’ambito montano nella sua complessità, come geologo ed anche in veste di Operatore Naturalistico e Culturale dell’Associazione.
Ho trovato così nuovi stimoli, proponendo escursioni in siti d’interesse geologico ed ambientale, correlate a varie attività divulgative.
Amante anche della fotografia, ne ho tratto ulteriori spunti per analizzare ancor più profondamente la storia dei nostro territorio e i criteri di tutela e di gestione sostenibile.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *