Il clima che cambia

Il clima che cambia

Resoconto di un’interessante conferenza pubblica sugli effetti presenti e futuri del global warming. E una proposta concreta rivolta alla Regione

di Lino Santoro

Il 2 dicembre presso il Circolo della Stampa di Trieste si è svolto l’incontro pubblico Cambiamenti climatici. Dalla COP21 di Parigi alla COP22 di Marrakech. Modelli climatici. Strategie di adattamento. Piano strategico regionale organizzato da Konrad e Legambiente con il Circolo della stampa

Relazioni di Maria Maranò della Segreteria nazionale di Legambiente, di Filippo Giorgi dell’ICTP e di Sandro Cargnelutti presidente di Legambiente FVG.

Secondo i rapporti della National Oceanographic Atmosferic Administration e della National Aeronautics and Space Administration il 2015 è stato l’anno più caldo di sempre. Dal 1970 sono quintuplicate le emissioni di CO2, la temperatura degli oceani è aumentata fino a –3000 metri provocando un innalzamento, negli ultimi 50 anni, di 2 mm/anno del livello medio marino.

Con il trend attuale il Quinto rapporto annuale dell’IPCC del 2014 prevede un aumento medio della temperatura da 2,3 a 4,1 gradi entro la fine del secolo. Secondo Nicholas Stern la realtà che ci aspetta potrebbe essere peggiore di quanto ipotizzato dai modelli matematici atmosfera-oceano che definiscono delle proiezioni di diversi probabili scenari futuri: intrusione di acqua marina nelle falde acquifere, maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi, aumento della siccità in aree già critiche del pianeta, impoverimento della biodiversità, diversificazione delle coltivazioni agricole, diffusione di insetti, batteri e virus allogeni. La riduzione progressiva dei ghiacci e la possibile deviazione delle grandi correnti oceaniche prefigurano un futuro drammatico per il pianeta.

In questi ultimi anni non è più solo la mitigazione (riduzione dei gas serra, progressiva rinuncia ai combustibili fossili e uso di fonti energetiche rinnovabili, sviluppo dell’efficienza energetica) ad assumere un ruolo strategico. Gli effetti del global warming sono ormai attivi, diventa urgente anticiparne gli effetti avversi, agire per prevenire o minimizzare il danno sui territori (marginamento delle aree costiere, riduzione del consumo e della cementificazione del suolo, gestione dell’idrogeologia delle aree a maggior rischio, etc.) pianificando interventi di adattamento in modo che gli eventuali impatti di eventi estremi, di ondate di siccità e di calore siano almeno controllabili.

Maranò ha definito storico l’accordo di Parigi perché indica la direzione di marcia verso un futuro libero dalle fonti fossili e per l’obiettivo di contenere l’incremento della temperatura media del pianeta entro la soglia di sicurezza di 1,5 gradi. Resta comunque il problema che gli impegni assunti dai vari paesi (INDS) sono ancora insufficienti a raggiungere l’obiettivo. A Marrakech dovevano essere concordati un processo di revisione degli impegni (tempi, modi, strumenti e risorse) e lo sblocco di 100 miliardi di dollari/anno per permettere alle comunità più vulnerabili di attuare politiche di adattamento per i loro territori. Invece l’accordo di Parigi non è diventato operativo, lo stanziamento dei 100 miliardi è stato reinviato al 2020, il carattere vincolante degli accordi non è stato sostanziato da misure di controllo e sanzione. I

l professor Giorgi, che ha svolto un ruolo importante all’interno dell’IPCC, ha descritto gli impatti del global warming sulla dinamica dei processi che regolano lo stato stazionario del nostro pianeta, che potrebbe divergere verso l’invivibilità. Un segnale preoccupante sull’evoluzione dell’effetto serra è il dimezzamento dei ghiacci nell’Artico: diminuisce l’albedo e si riscalda l’acqua artica. Con il suo Contributo del Friuli Venezia Giulia al Cambiamento climatico Cargnelutti si è chiesto qual è e sarà l’impegno della Regione per la mitigazione e l’adattamento. E formula la proposta di Legambiente FVG: un piano regionale che promuova un approccio integrato, sinergico, trasversale e partecipato di adattamento ai cambiamenti climatici. Elenca le aree a rischio per concludere che il binomio mitigazione-adattamento può offrire anche opportunità nell’uso efficiente delle risorse, nell’innovazione culturale, organizzativa e tecnologica.

Ma come inquadrare nella Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici l’erogazione statale di sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili di 13,2 miliardi/anno (dati FMI)?

Scritto da lino santoro

lino santoro

Nato a Trieste nel 1946. Sposato felicemente con Maria Grazia e padre di Stefano. Laureato in Chimica e in Scienze ambientali, ha insegnato per molti anni, tenendo anche corsi presso l’Università di Trieste sui rapporti tra ambientalismo, scienza e ricerca. Ha collaborato con vari enti su temi ambientali. Ha fatto parte dello studio associato per consulenza ambientale Omnia studio. Per cinque anni è stato consulente tecnico del Centro di Ecologia Torica ed Applicata; già presidente regionale di Legambiente di Trieste e del FVG, ora è nel suo direttivo regionale, e nel Comitato scientifico regionale e nazionale. Collabora felicemente (almeno per lui) con Konrad da quattro anni.

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