I miei sogni attraversano il mare: una Grado che splenda

Non solo Trieste: mi sento di condividere il mio sogno per Grado, l’isola del Sole dell’alto Adriatico che frequento sin da quando ero bambina e a cui sono profondamente legata. Sogno un’isola che non viva solo d’estate ma tutto l’anno. Sogno che viva principalmente per i suoi abitanti, e che tra questi ci possano essere sempre più giovani, che non lascino le case per andare a vivere in terraferma per via dei costi esagerati al metro quadro (dedicati ai villeggianti estivi). Sogno che questi stessi giovani trovino lavoro nell’isola, e non solo stagionale. Sogno un’isola che abbia il coraggio di guardare avanti e di sognare, non per vendersi al turista ma per essere essa stessa arricchimento di chi la vive.

Come farlo? Secondo me, e non mi stuferò mai di dirlo, non limitandosi a vendere ombrelloni e cabine ma investendo in cultura, ideando imprese “green” che possano usufruire (senza sfruttare) le ricchezze che l’isola ha: la storia, il mare, la pesca, la biodiversità, la musica, l’arte, le persone. Sogno un ecomuseo della laguna, che raccolga l’identità, le tradizioni e i sogni di Grado e dei gradesi, e che abbia il suo centro nel Museo di archeologia subacquea dell’Alto Adriatico, struttura oggi abbandonata e mai aperta al pubblico. Sogno che i reperti conservati all’interno, o meglio che all’interno prendono polvere, vengano donati alla gente, riscattati dopo quasi trent’anni di oblio e goduti finalmente da tutti.  Perché nella memoria si può trovare slancio per il futuro, soprattutto in tempi così incerti e fragili. La progettualità a “breve termine” ha lasciato l’isola costellata di edifici e alberghi in disuso e di altri progetti edili in qualche cassetto. Sogno che si impari a pensare a lungo termine, oltre la durata di un mandato, anche se questo vale quanto per gli amministratori che per ognuno di noi. In questi tempi in cui ciò che andava bene fino a ieri ora non vale più, sogno più apertura mentale, il coraggio di osare, per lasciare qualcosa di valevole alle prossime generazioni che non siano solo edifici fatiscenti in una città fantasma.

Sogno che invece dei profitti per pochi ci sia una ricchezza comune, diffusa, condivisa nelle piccole cose (ma questo, effettivamente, non solo per Grado).

Sogno non solo grandi eventi di richiamo, ma piccoli e frequenti appuntamenti durante tutto l’anno. Sogno che venga stimolato l’interesse ad esserci, a partecipare, a rendersi conto di avere la grande opportunità di vivere in un’isola gioiello che è prima di tutto di chi la abita. Per renderla un posto migliore, vivo, splendente.

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Scritto da eleonora molea

Archeo-antropologa con la passione per il Carso quanto per le Ande, cittadina del mondo, attenta e consapevole alle piccole azioni quotidiane. Ha a cuore il rispetto della Natura e delle tradizioni locali in un’ottica di decrescita felice, chiavi di volta per un "buen vivir" sociale.
Si occupa di comunicazione, della valorizzazione del patrimonio culturale, della salvaguardia dell’ambiente e di tutte le buone pratiche che aiutano a coltivare un'ecologia anche mentale e un benessere psicosomatico.

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