Guida a Expo Milano 2015

Vale la pena visitarlo? Un percorso critico nel ventre della balena

– di Alessandro Redivo –

Il suggerimento dell’amministrazione comunale milanese è categorico: all’Expo veniteci con il treno e con la metropolitana. Le due ampie stazioni create per l’occasione sono la via d’accesso ideale per iniziare una giornata di visita al sito di Rho-Pero. Se chilometri di asfalto, parcheggi e nuove strade sono pronti ad accogliere i turisti motorizzati, l’avvicinamento su quattro ruote è quello meno indicato: si rischia di ubriacarsi di rotonde, girovagare senza meta fra i capannoni industriali e di spendere molto di più.
Nell’acquistare il biglietto della Metro da Milano centro all’Expo scoprirete che il normale biglietto costa 1€, mentre per raggiungere Expo il costo lievita a 2,50 € (5 € andata e ritorno). La visita inizia dove termina la Linea rossa della Metro, fermata Rho-Fiera. La stazione si presenta come una hall di un aeroporto, con i suoi ampi spazi, i lunghi tapirulan, i corridoi anonimi: un vero e proprio non luogo.
Percorrendo la strada sopraelevata che, in perfetto stile aeroportuale, porta all’entrata Ovest-Fiorenza, si accede al Padiglione Zero. La struttura è ammantata da un alone di artificiosità. L’involucro esterno, pensato come un’enorme crosta terrestre alta più di venti metri, accoglie il visitatore con le stesse armi di persuasione con cui i grandi parchi giochi estivi attirano i bambini. Cambiano solo i valori da intercettare: se per i bambini va stimolata la parte ludica e di divertimento, per gli adulti l’importante è stupire, superare le aspettative offrendo un prodotto straordinario (nel senso di fuori dal comune) da poter fotografare e raccontare. L’elemento che più di ogni altro accompagna il visitatore è la plastica: muri di sassi di plastica, terra nera fertile di plastica, riproduzioni fedeli in plastica di alberi, animali, mulini a vento. Il massimo del non sense è la montagna di rifiuti alimentari che occupa un’intera sala, con frutta e verdura accatastate le une sulle altre, riprodotte serialmente: tutto rigorosamente di plastica.
Ancora, per sensibilizzare il visitatore sull’importanza dell’allevamento e del vivere secondo natura, è proprio necessario un monitor/parete di oltre venti metri per trenta che riproduce serialmente cortometraggi e filmati? Il visitatore, a bocca aperta e a testa alta, si limita a uno stupore superficiale, seguito dall’immancabile foto con lo smartphone (o un selfie…) prima di procedere rapidamente. Secondo i progettisti del Padiglione Zero, e delle Nazioni Unite che hanno partecipato all’allestimento, questo è il luogo delle Origini, custodi della memoria dell’uomo. A noi non pare: assolutamente no!
Entrare nei padiglioni di Expo Milano è come entrare a teatro: luci e ambienti caldi e soffusi, musica o rumori di sottofondo, un’eccitazione mista a curiosità che porta a chiedersi come sarà lo spettacolo. La risposta è semplice: lo spettacolo sarà più che maestoso, maestosamente falso! Come posso, io visitatore, diventare consapevole e vivere l’esperienza della natura, se intorno a me un impianto stereo sputa rumori molesti travestiti da musica celebrativa in perfetto stile hollywoodiano, tentando di valorizzare un
panorama alpino o un agglomerato di case antiche a picco sul mare? I padiglioni di Colombia e Malesia sono esempi perfetti di questo tipo di narrazione.
I visitatori di Expo Milano 2015 collezioneranno emozioni in pillole, continuando a consumare i prodotti delle multinazionali senza badare al concetto di sostenibilità.
Rimarranno insensibili a quei dati scritti su schede segnaletiche affisse alle pareti (nascoste, forse con fastidio, dai progettisti), nessun cambiamento o riflessione scaturiranno al termine della visita.

Tuttavia bisogna guardare più lontano, a quelle realtà che hanno aderito, come sfida, a Expo Milano e che forse ne traggono qualche beneficio, rendendosi visibili. É il caso di Cascina Triulza, quartier generale di molte associazioni non profit che organizza, dentro Expo, dibattiti e convegni, mostre e mercati. La Cascina è l’unica struttura che esisteva nel sito, prima della sbornia edilizia e progettuale che lo ha popolato. Cascina Triulza, soprattutto, continuerà il suo percorso anche dopo l’evento.
Occorre quindi guardare a Expo con uno sguardo eretico, sobrio, lontano dalle luci e dal frastuono imposto, cercando il più possibile esperienze concrete, reali che vadano oltre ad esso, sostenute da idee e progetti che fanno parte del loro Dna, e non di quello, costruito ad arte, dell’Esposizione universale.

 

Expo 2015: consigli pratici

– Allontanatevi dal Decumano, la via principale, eviterete la folla e le parate disneyane.
– Prima di fare la fila al padiglione, chiedete agli inservienti di raccontarvi la visita: se nella loro descrizione troverete parole tipo filmati, guide multimediali, touchscreen, souvenir, potete anche andare altrove.
– In giro esistono colonnine che distribuiscono acqua potabile gratuitamente, cercatele.
– Documentatevi in anticipo su cosa fare e vedere, il sito è immenso e richiede una certa programmazione (in una giornata calcolate di visitarne circa il 20%).
– Dopo le 19 il biglietto d’ingresso costa 5 € anziché 34 €, non illudetevi: molti padiglioni iniziano a far defluire il pubblico già alle 21.30.

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