Grado: la ricchezza celata

Il caso del Museo Nazionale di Archeologia Subacquea dell’alto Adriatico

– di Eleonora Molea –

Sul quotidiano Il Piccolo è frequente leggere dal 2007 un ritornello, che stride ogni volta di più, ovvero che il Museo Nazionale di Archeologia Subacquea dell’alto Adriatico di Grado (chiamato comunemente il Museo del Mare) aprirà entro l’anno. È un auspicio già espresso da almeno sette anni, che hanno visto sì cambi al vertice della Soprintendenza, ma lo stesso immobilismo. Il problema? Anche questo un refrain già sentito: mancano fondi. Ma sono già stati spesi 10 milioni e trascorsi 22 anni da quando il Comune ha ceduto in comodato d’uso la sede dell’ex scuola Scaramuzza al Ministero per adibirla a museo.

Facciamo un passo indietro. La necessità di creare un museo dedicato all’archeologia subacquea nell’isola del Sole è nata in seguito al ritrovamento del relitto della Julia Felix, una nave romana del III secolo d.C., al largo delle coste gradesi nel 1986. Trasportava anfore di vario tipo che contenevano presumibilmente olio, vino e pesce conservato in salamoia, come risulta dal ritrovamento di lische sul fondo di una di esse. A prua è stata rinvenuta una botte carica di rottami di vetro, trasportati forse per essere fusi e riutilizzati. Sono stati ritrovati anche vari oggetti bronzei, brocchette di terracotta, olle e piatti in ceramica. La parte di scafo conservatasi (lungo circa 17 metri per 6 di larghezza) ha subìto notevoli lavori di restauro, commissionati dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Friuli – Venezia Giulia sotto la direzione del dott. Luigi Fozzati, al tempo al NAUSICAA di Venezia e oggi sovrintendente regionale. Tali lavori sono stati svolti con dedizione e perizia nei primi anni del 2000 da Dario Gaddi e Carlo Beltrame con la collaborazione del centro danese di Archeologia Navale di Roskilde.

La collezione attualmente è sita al primo piano della sede museale e contiene circa 300 reperti dell’antichità dell’alto Adriatico, tra cui di maggior rilievo quelli trovati, appunto, all’interno della Julia Felix. Tra i più significativi il contrappeso della stadera raffigurante la dea Minerva, diventata simbolo dell’operazione di salvataggio, e una statua raffigurante Poseidone.

Sembra sia ormai completata la parte del piano terra in cui si intende trasferire la sede operativa della Soprintendenza archeologica del Friuli – Venezia Giulia e in cui ospitare incontri con i sub regionali. Cosa manca? Recentemente il senatore Alessandro Maran, vicepresidente del gruppo Scelta Civica con Monti per l’Italia, ha scritto una lettera al Ministro Franceschini per sollecitare un intervento di apertura, motivata dalla preoccupazione che la recente riforma proposta dal Ministro modifichi l’amministrazione corrente e che ci sia un cambio di responsabilità che rischi a sua volta di trasformare gli attuali processi di salvaguardia in impasse. I primi di settembre il gruppo Sinistra Ecologia Libertà di Grado ha lanciato la proposta di creare un comitato di cittadini e professionisti. Per tutta risposta, il soprintendente ha detto che è “meglio dedicarsi ad altri obiettivi, altrettanto importanti, anziché occuparsi del Museo nazionale di archeologia subacquea poiché verrà aperto entro l’anno” (Il Piccolo, 9/9/14, p.23).

Fatto sta che ormai è autunno, e a parte gli austriaci irriducibili e i graisani doc a Grado non rimane più nessuno. La maggior parte dei residence e dei meublé si è irrimediabilmente svuotata, dopo non essersi nemmeno riempita durante l’alta stagione. Se non c’è un male che non sia un bene, si può imparare qualcosa dalle giornate di pioggia: ovvero offrire alternative all’ombrellone. Peccato che, dal punto di vista culturale, oltre ai luoghi religiosi e alle mostre nella rinnovata sede della Casa della Musica (che apre comunque alle 18) Grado sembri “zoppa”, priva di qualcosa che già c’è e che non può ancora essere fruibile. Con un pizzico di lungimiranza il Museo Nazionale di Archeologia Subacquea poteva trasformarsi nel luogo ideale dove affascinare i visitatori, stranieri e non, sulla storia più antica dell’isola ma anche dell’alto Adriatico, sebbene il turismo culturale non debba considerarsi solo compensazione di quello balneare in una stagione piovosa. Speriamo che almeno apra in tempo per le scuole, e non solo per ospitare la mostra dei presepi come nelle recenti festività natalizie.

Il concetto di “Museo del Mare” non è una novità, anzi pare un fenomeno diffuso, per quanto rappresentativo di ogni luogo: ce n’è uno a Trieste, Pirano, Genova, Livorno e Palermo e ora lo si sta costruendo anche a Caorle. Ma cosa distingue il Museo di Grado da tutti gli altri? Oltre alla lentezza dei lavori, noti in tutta Italia grazie a un servizio di “Striscia la Notizia”, questo museo si contraddistingue per la preziosità della Julia Felix e l’avanguardia dell’allestimento, oltre al fatto che sia l’unico museo del mare “sul mare”, con una facciata esterna sul Lungomare Nazario Sauro appositamente ristrutturata negli anni novanta e interamente composta da vetri a specchiare l’orizzonte. Grado non è la “casa vacanze” di Aquileia: essa ha una storia antica e di valore quanto la sua sorella e antagonista, ma purtroppo è conosciuta ai più per le sue spiagge dorate e le sue basse maree.

Si potrebbe valorizzare meglio il patrimonio culturale e la memoria storica di una cittadina che è molto più ricca di quel che la proposta turistica attualmente offre, e aprire il Museo Nazionale di Archeologia Subacquea sarebbe uno dei modi per farlo da subito.

 

 

La facciata del Museo del Mare di Grado

La facciata del Museo del Mare di Grado

Il Museo del Mare di Grado

Il Museo del Mare di Grado sul Lungomare Nazario Sauro

Il relitto della Julia Felix trovato a largo delle coste gradesi nel 1987

Il relitto della Julia Felix trovato a largo delle coste gradesi nel 1986

 

Scritto da eleonora molea

Archeo-antropologa con la passione per il Carso quanto per le Ande, cittadina del mondo, attenta e consapevole alle piccole azioni quotidiane. Ha a cuore il rispetto della Natura e delle tradizioni locali in un’ottica di decrescita felice, chiavi di volta per un "buen vivir" sociale.
Si occupa di comunicazione, della valorizzazione del patrimonio culturale, della salvaguardia dell’ambiente e di tutte le buone pratiche che aiutano a coltivare un'ecologia anche mentale e un benessere psicosomatico.

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