Gradisca tra storia e architettura

GEOCRONACHE

Gradisca tra storia e architettura

Oggi le sue battaglie non sono ancora finite

di Riccardo Ravalli

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Eppure ne ha avute abbastanza. Eventi di cui rimane memoria in un relitto di strada, in un ponte romano, nel nome di una località. Testimonianze di genti che sono passate: romani, quadi e marcomanni, unni, longobardi, ávari. Ma la cittadina ne conserva di più evidenti: quelle del “triangolo” tra veneziani, Asburgo e turchi, e infine i francesi di Napoleone.

Gironzolo e scopro da una parte il leone di S. Marco, dall’altra l’Aquila bicipite. Una lapide ricorda i Procuratori veneti della città dal 1481 al 1511, periodo in cui è cambiato il mondo, tra Europa e Asia. Gradisca e Venezia si sono trovate nell’occhio del ciclone. Le mura veneziane, con sei torrioni e un castello-fortezza, ne sono tangibile testimonianza. Poi gli effetti dirompenti di altre vicende, guerre e lo stesso scorrere dei secoli, ne hanno offuscato l’imponenza.

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Oggi la vita scorre, apparentemente tranquilla ai loro piedi, ma altro cova sotto la cenere del tempo. Sarà per la posizione, ai piedi delle sassose alture del Carso che annega nelle ghiaie del vicino Isonzo. Le sue acque avrebbero dovuta salvarla in caso d’assedio, allagando il fossato del castello e porzioni di campagna, almeno così pensava Leonardo, consultato dai veneziani. Andò diversamente anni dopo: con breve assedio gli Asburgo conquistarono la cittadina, che resistette a tutti i tentativi di riconquista veneziana.

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Dei 400 anni “asburgici” rimangono edifici e ville. Dalle ceneri della fortezza e delle mura, in parte demolite, nuovi spazi, la “Spianata”. Gradisca fu abbellita con parchi e zone a verde che la rendono gradevole e vivibile, anche grazie all’opera di ricostruzione dopo la prima guerra mondiale, diretta da Max Fabiani, grande architetto mitteleuropeo.

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Oggi, dopo due guerre mondiali, pace? E cosa si legge nell’anima della città? Cresce verso l’esterno inglobando vecchie fattorie, orti e campi che qualche anziano si ostina a coltivare. Le nuove aree residenziali contigue al centro sono connesse da auto che sfrecciano tra rare bici da corsa e pochissimi pedoni. Il borgo “Gerusalemme” csi è sviluppato attorno ad una piazzetta, ravvivata solo da un punto di bookcrossing e dove una semplice chiesa svetta tra case popolari e villette. Intanto il castello-fortezza che tanta parte ha avuto nella storia della città langue, enigmatico e abbandonato, nel centro storico. Fu carcere duro degli Asburgo, potrebbe diventare il cuore pulsante di una nuova vita. In periferia, opera un altro “carcere” che ospita una moltitudine straniera che sciama senza meta. Non posso non pensare che nel Settecento, in pieno centro, pulsava un ghetto ebraico, operoso e vivo. Oggi da molte vetrine di negozi chiusi si affacciano foto artistiche. Basteranno?

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Purtroppo la crescente complessità dei problemi e i tempi sempre più veloci che viviamo, rendono difficile rispondere con soluzioni adeguate. Mancano anche un po’ di quella sapienza, forse oculatezza, forse lungimiranza, doti che guidarono Provveditori veneti e Luogotenenti austriaci.

Scritto da riccardo ravalli

riccardo ravalli

Iscritto fin quasi dalla nascita ad una Sezione di Trieste del CAI, secondo una tipica usanza triestina, ho coltivato la passione per l’esplorazione e la conoscenza di tutti gli ambienti naturali: dalle grotte del Carso all’ambito montano nella sua complessità, come geologo ed anche in veste di Operatore Naturalistico e Culturale dell’Associazione.
Ho trovato così nuovi stimoli, proponendo escursioni in siti d’interesse geologico ed ambientale, correlate a varie attività divulgative.
Amante anche della fotografia, ne ho tratto ulteriori spunti per analizzare ancor più profondamente la storia dei nostro territorio e i criteri di tutela e di gestione sostenibile.

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