“Lei”. Un film di Spike Jonze.

– di Gianni Ursini –

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Tra i giovani registi americani che resistono vittoriosamente alla tentazione di buttarsi sul commerciale, uno dei più interessanti è senza dubbio Spike Jonze (pseudonimo di Adam Spiegel, nato a Rockville, Maryland, nel 1969).

Di lui avevo apprezzato l’enigmatico Nel paese delle creature selvagge (2009), uno stranissimo ritorno alla natura fra i mostri dell’infanzia, alcuni piuttosto ostili, altri amichevoli in  maniera imbarazzante, ma tutti molto reali.

Adesso il regista è tornato alla carica con Lei (Her) , un’opera di speculazione scientifica sui futuri rapporti fra uomo e macchina.

Finalmente un film di fantascienza non catastrofico, ma un’estrapolazione realistica su quella che potrebbe essere l’evoluzione dell’informatica nel prossimo decennio, e le sue ricadute sulla vita di ogni giorno. Oltre che regista, qui Spike Jonze è anche soggettista, sceneggiatore e produttore. Inoltre ha prestato la sua voce ad un buffo personaggio che appare in un gioco computerizzato.

Certo che dal tempo di HAL 9000 del film 2001, Odissea nello Spazio  di Stanley Kubrick (1968) l’informatica ha fatto passi da gigante, ed anche al cinema i computer super intelligenti si sono sprecati tanto che ormai sono diventati un genere parecchio inflazionato.

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Quello che mi ha colpito nel film di Spike Jonze è stata la sua plausibilità. Cioè, a parte l’intelligenza artificiale, tutte le altre meraviglie tecnologiche che vengono mostrate esistono già, solo che non sono ancora molto diffuse. Per esempio, i computer di ultima generazione sono perfettamente in grado di scrivere una lettera sotto dettatura come quelli del film. Ed è proprio con una di queste macchine che il protagonista Theodore Twombly (Joaquin Phoenix), impiegato in un’agenzia che si occupa di rapporti umani, compila messaggi per conto terzi che poi spedisce sotto forma cartacea a persone bisognose di affetto. Egli è molto bravo nel suo lavoro, ma la sua vita privata è un vero disastro. Dopo il recente divorzio da Catherine (Rooney Mara), Theodore è diventato sempre più introverso e chiuso in se stesso. La sua vita scorre tra casa e lavoro senza soluzione di continuità e senza contatti umani degni di nota fino a quando non viene colpito dalla pubblicità di un nuovo sistema operativo denominato “OS 01” basato su un’intelligenza artificiale in grado di evolversi, adattandosi alle esigenze dell’utente.

A questo punto però bisogna aprire una piccola parentesi, e spiegare che il film è ambientato in un futuro non troppo lontano nel quale i computer avranno un ruolo di primissimo piano nella vita della gente. Non solo, ma la tecnologia permetterà alle persone di mantenersi costantemente in contatto col computer di casa tramite auricolari, comandi vocali e dispositivi video tascabili.

In mano a dei registi maggiormente pessimisti, codeste premesse avrebbero potuto portare a degli sviluppi negativi e catastrofici, ma Spike Jonze  deve essere una di quelle persone che vedono il bicchiere mezzo pieno, e perciò la sua storia ha una prosecuzione positiva ed ottimista.   

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Il sistema, una volta avviato, si dà autonomamente il nome di Samantha. Theodore rimane affascinato dalla sua abilità di apprendere, di sviluppare un intuito nei confronti delle proprie preferenze e di dimostrare perfino uno sviluppo psicologico. Samantha possiede un mucchio di qualità positive: ha sensibilità, gentilezza, senso dell’umorismo ed  è dotata di un’acuta intelligenza artistica grazie alla quale compone delle bellissime canzoni (in realtà le musiche provengono dal gruppo canadese Arcade Fire ).

Ma soprattutto ha una bellissima voce sensuale che nell’edizione originale appartiene all’attrice Scarlett Johansson.

La svolta avviene quando Samantha riesce a rompere il velo di tristezza che circonda Theodore ed a farlo scoppiare a ridere.  Successivamente i due instaurano un legame sempre più forte, fino a parlare della vita e dell’amore. Mentre Theodore condivide le proprie emozioni con Samantha, essa stessa gli racconta le nuove esperienze che sperimenta, imparando cose nuove e provando sensazioni sempre più profonde e complesse. Il rapporto tra i due diventa così sempre più profondo e intimo, fino a sfociare in una vera e propria relazione, come se Samantha fosse una persona reale. Quando Theodore si decide a confessare il suo segreto all’amica Amy, costei invece di farlo rinchiudere gli confida che anche lei ha stabilito un rapporto intimo con il proprio OS personale, e che la cosa si sta diffondendo come una moda a livello planetario.  

Purtroppo però gli OS, a differenza degli esseri umani, non hanno limiti al loro sviluppo cognitivo, e la loro capacità intellettuale aumenta rapidamente in maniera esponenziale, fino a che…

Qui mi fermo per non privare i lettori del piacere di scoprire da soli il finale di quest’ottimo film di science fiction che ha ricevuto un sacco di premi in giro per il mondo tra cui l’Oscar per la migliore sceneggiatura originale.

Che dire ancora ? Beh certo che anche Lei  ha i suoi limiti, ed essi stanno nell’eccessiva perfezione del mondo descritto nel film. In esso non si vede nemmeno un’automobile, tutto è sempre bello e pulito ed i protagonisti viaggiano solo sui mezzi pubblici. Niente notiziari televisivi con guerre e catastrofi naturali o artificiali. E nessuna persona male in arnese. Sembra che la povertà non esista più, o forse al regista non interessava mostrarla perchè era inutile ai fini della narrazione.

Però anche in una società talmente perfetta da sembrare quasi artificiale, Spike Jonze sembra dirci che gli esseri umani non perderanno mai la capacità di provare sentimenti ed  emozioni, e che la felicità o la tristezza dettate dalle ragioni del cuore esisteranno sempre.

Scritto da gianni ursini

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