Ferriera di Trieste: fuori Lucchini, dentro Arvedi

– di Lino Santoro –

Prospettive e preoccupazioni per il futuro della Ferriera di Servola

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E’ una Ferriera di Servola 2.0 quella del cavalier Arvedi? Acquisita per un prezzo che dicono si aggiri intorno ai 10 milioni di euro. Il piano industriale della nuova proprietà è condensato in sei pagine, il piano finanziario in una, a tutto questo si aggiunge una proposta di Progetto integrato di Siderurgica Triestina (SA), amministratore unico Rosato, una nota tecnica redatta per la Conferenza dei Servizi presso il Ministero dello Sviluppo Economico riguardante la bonifica e la messa in sicurezza del sito inquinato di Servola in vista del secondo Accordo di Programma.

Si chiude così una tormentata fase e si apre il nuovo (radioso?) futuro per la Ferriera di Servola con un piano finanziario che prevede un investimento complessivo di 172 milioni di euro entro il 2016, così distribuito: 20 milioni nel 2014, 120 nel 2015, 32 entro il 2016. Un cifra considerevole suddivisa in 22 milioni di crediti vantati da Elettra SpA (utilizzo dei gas di cokeria ed altoforno per far marciare la centrale termoelettrica Elettra in regime di CIP6), un finanziamento a medio-lungo termine dagli istituti bancari di 120 milioni, un finanziamento a breve di 20 e il finanziamento socio di 10.

Gli obiettivi del piano

Gli obiettivi  del piano industriale sono: l’ambientalizzazione degli impianti per rispettare le prescrizioni AIA regionali (su indicazioni dell’ing. Boscolo consulente del Procuratore Frezza) per un importo di 15 milioni, l’adeguamento impiantistico per incrementare produttività ed efficienza con 5, 10 milioni saranno indirizzati alla messa in sicurezza dei suoli, 2 milioni a investimenti riguardanti l’avvio delle attività logistiche (ad Arvedi interessa soprattutto la banchina di proprietà dell’Autorità portuale, di cui chiede la concessione per 30 anni e la progettata piattaforma logistica), vi sarà poi la copertura con 10 milioni da parte di Acciaiera Arvedi SpA per perdite di esercizio riguardanti la contingente inefficienza strutturale del ciclo produttivo (2 anni di ristrutturazioni impiantistiche). La voce ghiotta sono i 120 milioni destinati all’avvio delle nuove attività metallurgiche a freddo. Voce finale 10 milioni per l’eventuale dismissione della cokeria.

Il Piano industriale prevede un primo periodo di assetto industriale con un solo altoforno per 450 mila ton/anno di ghisa e 230 mila ton/anno di coke metallurgico (55 sfornamenti al giorno, metà della capacità produttiva della cokeria). Dice Rosato: metà produzione metà inquinamento (polveri sottili, benzo[a]pirene, etc.) ma resta l’intera capacità produttiva (540 mila ton per anno) dell’impianto di agglomerazione (diossine). La possibile dismissione della cokeria  destinerebbe l’area all’attività logistica. Ma questo è un piano o una narrazione industriale? Niente cokeria (quando, come?) niente investimento per carbonili coperti che dovrebbero difendere Servola dal polverino nero. La bonifica dell’area è demandata alla seconda Conferenza dei servizi. Il progetto di SA prevede un nuovo piano di caratterizzazione riguardante suoli e falde per definire lo stato dell’inquinamento e le aree da bonificare seguito dalla messa in sicurezza permanente, con l’intombamento di alcune aree (capping con pavimentazione-barriera alle emissioni provenienti dai terreni e dalla falda superficiale inquinati) e il barrieramento idraulico delle falde sotterranee, trattate con il metodo pump&treat (cioè estrazione e disinquinamento) con successiva immissione in mare. Non è chiaro se sarà un impianto ad hoc o se si intendono trattare le acque nell’impianto biologico dei reflui, previsto nell’area di Scalo legnami, però questa fase non è ritenuta di competenza di SA.

Sindacati soddisfatti, abitanti meno

Nella conferenza stampa tenuta martedì 7 ottobre dal Sindaco Cosolini, assieme a Rosato, si respirava un’aria di calda (anche perché la sala era gremita) soddisfazione da parte dei due e dei sindacalisti, contenti per un’ipotesi non solo di conservazione dell’attuale occupazione ma addirittura di un possibile ampliamento (del numero degli occupati o del carico di lavoro individuale?). Meno convinti e meno contenti erano i comitati degli abitanti di Servola soprattutto per l’ambiguità sul futuro della cokeria e per la conservazione degli altri impianti a caldo. Che strana riconversione è questa, che conserva le vecchie tecnologie siderurgiche invece di proporre innovazioni come il Corex o il Finex! Tecnologie che non usano il “costoso metano come riducente” (Cosolini), ma il meno caro carbone con un abbattimento fino all’90% dell’inquinamento. Le lavorazioni a freddo sono certamente un’interessante novità. Anche se i processi tanto a freddo non sono: un impianto siderurgico è detto a freddo se opera fra i 200 e i 700 gradi.

Domanda: i rottami di ferro che arriveranno via nave dall’Est per viaggiare con 3,4 treni al giorno verso Cremona saranno scrupolosamente controllati soprattutto relativamente ai radionuclidi? All’ARPA l’ardua sentenza.

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Scritto da lino santoro

lino santoro

Nato a Trieste nel 1946. Sposato felicemente con Maria Grazia e padre di Stefano. Laureato in Chimica e in Scienze ambientali, ha insegnato per molti anni, tenendo anche corsi presso l’Università di Trieste sui rapporti tra ambientalismo, scienza e ricerca. Ha collaborato con vari enti su temi ambientali. Ha fatto parte dello studio associato per consulenza ambientale Omnia studio. Per cinque anni è stato consulente tecnico del Centro di Ecologia Torica ed Applicata; già presidente regionale di Legambiente di Trieste e del FVG, ora è nel suo direttivo regionale, e nel Comitato scientifico regionale e nazionale. Collabora felicemente (almeno per lui) con Konrad da quattro anni.

One comment

  1. Intanto lo scorso ottobre, in (almeno) 8 episodi diversi, i valori di benzene nell’aria delle zone circostanti la Ferriera hanno superato di 10 volte il limite di legge… mentre quelli di PM10 hanno superato di oltre il doppio il limite giornaliero. Come mai? Perché non sono state rispettate le prescrizioni dell’AIA da parte della nuova proprietà. Tant’è che l’ing. Rosato è indagato dalla Procura di Trieste. Forse che qualcuno di coloro che si sono sperticati a festeggiare l’accordo con Arvedi (cioè il permanere di Rosato – già direttore dello stabilimento e ad di Lucchini, nonché consulente ben pagato del Comune di Trieste… – al timone della Ferriera) ha fatto una piega di fronte a ciò? Naturalmente no: né Serracchiani, né Cosolini, né i sindacati.
    La notizia è scivolata via come nulla fosse, e pochi giorni dopo eccoli tutti insieme appassionatamente, con Renzi e alcuni ministri a festeggiare il “salvataggio” della siderurgia a Trieste e di 410 posti di lavoro… Se poi qualcuno, del lavoratori e degli abitanti di Trieste, verosimilmente morirà di inquinamento (il benzene è cancerogeno), non è problema rilevante per costoro, come si può capire.

    Significativo anche quanto accaduto in Consiglio comunale il 27 ottobre scorso: i consiglieri di SEL avevano proposto una mozione – votata poi anche da alcuni consiglieri di opposizione – che impegnava il sindaco ad attivarsi affinché fosse chiusa progressivamente l’area “a caldo” della Ferriera, cioè soprattutto la cokeria, responsabile principale delle emissioni più nocive nell’atmosfera (benzene, benzo(a)pirene, ecc.). La mozione è stata respinta, con il voto contrario di Cosolini, di tutti i consiglieri del PD, del PRC e dei Cittadini, nonché dell'”indipendente” De Gioia.
    Hanno reagito con una lettera aperta alcuni cittadini, chiedendo spiegazioni:

    http://www.triesteprima.it/cronaca/ferriera-lettera-aperta-dei-cittadini-ai-consiglieri-pro-ferriera.html

    Stranamente (ma mica poi tanto…) il principale quotidiano triestino non ha dato notizia di questa lettera. Chissà se arriveranno risposte dai politici chiamati in causa?

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